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[02/10/2008]
GIRO DI VITE CONTRO LA PIAGA DEI VIDEOPOKER D’AZZARDO
La Gdf ha sequestrato 37 apparecchi che riproducono il gioco del poker o le sue regole fondamentali ed oltre mille e 200 euro rinvenuti all’interno delle macchinette, il denaro delle poste di gioco
Il capitano della Gdf compagnia di Gallipoli Marco Damu mostra la scheda
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Il capitano della Gdf compagnia di Gallipoli Marco Damu mostra la scheda "taroccata" per il gioco del videopoker
Un giro di vite da parte della Guardia di finanza di Lecce contro la piaga del gioco d’azzardo che tutti i giorni si consuma nei circoli privati, ma non solo, di fronte i diabolici videopoker. Centinaia le vittime della puntata elettronica per la disperazione di mogli ma anche di madri che non riescono ad allontanare da quell’ossessione i propri figli. Una droga “virtuale” che ripulisce le tasche con l’illusione di vincite considerevoli.

Eppure il videopoker non è illegale, ma lo diventa quando i finanzieri riescono a dimostrare che in quella “machine” i giocatori imbucano denaro, vincono (poco a dire la verità, massimo un centinaio di euro), perdono (molto), mentre i gestori dei circoli fanno affari. Mediamente mille euro a sera, hanno accertato gli uomini delle Fiamme gialle, considerando che ogni videopoker chiude la giornata con circa 300 euro di incasso. E di queste macchinette ogni circolo che si rispetti non ne ha meno di 3, quattro. Che, seppur a prima vista appaiono innocue, con un semplice telecomando simile a quello che si utilizza per aprire un cancello automatico, si trasformano in videopoker. In buona sostanza, è come se il gestore del circolo, o del bar, cambiasse programma alla tv. Questo per mettersi al riparo per tempo ogni qualvolta vede arrivare i finanzieri nel suo locale. Con un semplice click, se ad esempio l’avventore sta giocando d’azzardo, quel giocatore si ritrova di fronte un qualunque video games che con il gioco d’azzardo nulla ha che vedere. Trasformare un innocuo video gmaes in un videopoker dall’altronde è facile. A grande linee basta sostituire un microcip sulla scheda-madre, munirsi di telecomando ed il gioco è fatto.

Solo che i finanzieri conoscono bene la realtà, e allora vanno oltre il semplice controllo. A conclusione di una incisiva e vasta serie di controlli operati in tutta la provincia di Lecce, decine i paesi controllati, dall’hinterland leccese fino al Capo di Leuca, i militari hanno sequestrato 37 apparecchi che riproducono il gioco del poker o le sue regole fondamentali ed oltre mille e 200 euro, rinvenuti all’interno delle macchinette, denaro ritenuto il frutto delle illecite poste di gioco; sequestrati, inoltre, 46 videogiochi fuori legge.

Gli esercenti segnalati alle competenti autorità sono invece 48, dei quali 24 denunciati all’autorità giudiziaria per violazioni penali riguardanti l’esercizio del gioco d’azzardo; altri 24 segnalati all’amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato per irregolarità di natura amministrativa. Tre infine i soggetti colti in flagranza di gioco d’azzardo e per questo motivo denunciati.

Le ispezioni da parte della Guardia di finanza mirano pertanto, da un lato, a tutelare i giocatori dall’uso di “videopoker” – che sarebbero dovuti essere definitivamente rimossi già nel 2004 – dall’altro a salvaguardare gli operatori, gestori ed esercenti che svolgono, in materia di gioco, la propria attività in modo legale, e che vedono i propri interessi aggrediti dalla sleale concorrenza di soggetti che favoriscono il gioco d’azzardo realizzando cospicui incassi senza tassazione, come previsto dall’imposta sugli intrattenimenti.
La Redazione

comune: Lecce - categoria: ATTUALITA'|Cronaca - letto: 1907 volte
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