Lucky Luciano era stato chiamato in causa con la Juventus e l'ex arbitro De Santis da alcuni tifosi che chiedevano il risarcimento per due gare, sulla scorta delle sentenze di Caf e Corte federale
Ormai ai corridoi dei tribunali c’è abituato quasi come a quelli degli spogliatoi degli stadi. Non che fosse una causa in grado di metterlo in ginocchio, che in ginocchio l’ex ferroviere approdato alle alte sfere del calcio, quello di chi tiene in mano i fili del gioco, sembra non finirci mai veramente, per ora, anche se la questione “calciopoli” è un libro tutto da scrivere. Certo è che per adesso le prime sentenze non l’hanno abbattuto del tutto, e così ha sempre trovato un modo per riciclarsi, “Lucky Luciano”. Un libro, delle collaborazioni, dichiarazioni sulla stampa. Esce di scena da una parte, rientra dall’altra, magari in sordina, rispetto al passato, ma per lui, bene o male, c’è sempre uno spazio in cui infilarsi. L’ultima vicenda, quella di Lecce, che
LeccePrima vi racconta in anteprima assoluta, non entrerà nella storia, ma val la pena di essere raccontata. Una causa civile davanti al giudice di pace, più simbolica che altro, perché la cifra richiesta da alcuni tifosi salentini (undici in tutto, e sembra quasi un’allegoria, questa coincidenza con il numero di calciatori in campo di una singola squadra), infuriati per alcune presunte combine, era a titolo di risarcimento, per un totale di qualche migliaio di euro. E dal tribunale civile di Lecce, giudice Cosimo Rochira, arriva ora la sentenza, datata 14 maggio e depositata nei giorni scorsi: la domanda è infondata, non viene accolta. Uno smacco per chi l’aveva promossa.
Al di là della modica cifra richiesta, 167 euro e 78 centesimi per ognuno dei tifosi (i promotori della causa erano rappresentati dagli avvocati Nicola Saracino, Domenico Romito e Maurizio Sapio), rimasti offesi nell’onore in quanto ritenevano di essere stati buggerati, avendo assistito, a loro dire, ad un paio di gare truccate al “Via del Mare” (Lecce-Juventus del 14 novembre 2004 e Lecce-Parma del 29 maggio 2005, ed in questo secondo caso entra in gioco l’ex arbitro Massimo De Santis), la questione avrebbe avuto un significato di qualche rilievo se Moggi avesse perso, più che altro perché si sarebbe creato un precedente a lui sfavorevole, un tassello tra i tanti da essere preso in esame eventualmente in processi di altra levatura, in cui la sua posizione è ancora in bilico. E invece, da Lecce arriva un triplice fischio che mette l’ex direttore generale della Juventus al riparo da quest’ulteriore problema. Ad essere chiamati a rispondere di quei fatti erano stati, oltre a Moggi, difeso dagli avvocati Alessandro Riscossa, Massimo Bellardi, Lorenzo Valente Renda e Alessandro Valente Renda, ovviamente, anche la Juventus Fc, rappresentata dai legali Luca Sambati, Michele Ferroglio e Romano Valentini, ed il già citato ex fischietto Massimo De Santis, difeso da Silvia Morescanti e Francesco Giordani.
LA STORIA
Il 30 ottobre del 2005 gli undici tifosi che avevano in precedenza assistito alle gare con Juventus e Parma, decisero di trascinare la Juve, Moggi e De Santis in tribunale per farsi risarcire moralmente, e non solo. Cifra simbolica, si diceva, ma più che altro, agli occhi del cronista, la questione si presentava interessante per gli eventuali, successivi effetti a catena che si sarebbero potuti generare. A supporto delle tesi, quei colloqui telefonici tra vari esponenti del mondo calcistico, che avrebbero visto al centro, tra gli altri, sia De Santis, sia Moggi. Le intercettazioni sarebbero poi diventate tra gli elementi oggetto d’inchiesta in sede sportiva, con tanto di ormai note sentenze della Caf e della Corte federale che avrebbero chiuso nello smacco e nel fango la storia degli ultimi anni di alcuni tra i più affermati club sulla scena internazionale. Tutte questioni finite sulle pagine dei grandi giornali, che vi hanno speso chili d’inchiostro. Alla causa promossa dai tifosi leccesi, la Juventus si oppose sollevando eccezione d’incompetenza territoriale, Moggi rispose che per lui la questione non esisteva proprio, e anche De Santis chiese il rigetto della domanda. La macchina processuale partì comunque, anche perché il giudice si dichiarò competente a vagliare la causa, tecnicamente sulla scorta di sentenze della Cassazione in materia di diritti di obbligazione, anche di origine extracontrattuale. Memorabile l’apparizione in udienza di Luciano Moggi, a Lecce, verso la fine di ottobre dello scorso anno: attorniato dalla gente che lo vide arrivare, scattò con molti anche foto ricordo. Ognuno vive la tensione di una causa a modo suo.
Per farla breve, si arriva ai giorni nostri: è del 17 aprile scorso la deposizione delle memorie conclusive. E ora, ecco il verdetto: niente da fare, la domanda è infondata. Il giudice, nei motivi della decisione, ricorda come Moggi e De Santis non abbiano fornito confessione, durante le udienze, in merito ai fatti contestati, mentre se dalla Juventus non è venuto alcun dirigente a deporre, è perché oggetto del contendere riguardava la precedente gestione sociale. E in buona sostanza, i promotori della causa non avrebbero provato in alcun modo, a loro volta, “il fatto storico”. Pesano, però, forse, soprattutto alcuni fatti: il giudice non ha ritenuto utilizzabili del tutto né le sentenze degli organi di giustizia sportiva, dato che si tratta di procedimenti sostanzialmente diversi, per struttura, dal giudizio ordinario, né le intercettazioni telefoniche.
Quest’ultime non avrebbero valenza probatoria, in un processo diverso da quello per cui sono state disposte. Tanto più che proprio le intercettazioni non sarebbero riferibili alla gara Lecce-Juventus, ovvero una delle due prese in esame. In parole povere: non è stato possibile accertare un nesso di casualità fra il presunto illecito ed il danno che gli undici tifosi avrebbero subito. L’unica nota più o meno lieta per chi ha promosso il procedimento: “Le spese di lite – scrive il giudice -, per motivi di equità, sono compensate tra le parti, stante la particolarità e novità della fattispecie”. Insomma, almeno su questo fronte, è spuntato il segno “X”.