Antonio Capone, ex assessore all'Ambiente nella prima giunta Poli, lancia una singolare proposta ma che sa di provocazione: “Teniamoci i pali e tutto il resto ma non facciamo circolare i filobus”
“Vi ricordate la metropolitana di superficie?”. Certo che ricordiamo. Anzi, il bello deve ancora arrivare, se è per questo. “Vi ricordate i tanti ‘Uomo ragno’ che in campagna elettorale speravano di ritagliarsi uno spazio scenico tutto loro? Chissà perché adesso nessuno ne parla, eppure non ci sembra che il progetto di portarla a compimento sia stato messo in cantiere”. Le domande se le pone Antonio Capone, ex
assessore all'Ambiente nella prima giunta Poli e poi candidato nella lista di
Forza Italia alle ultime amministrative a Lecce. Una provocazione? Forse.
“In campagna elettorale – aggiunge - avevamo avanzato la questione della metropolitana di superficie dal momento che quel mezzo di trasporto, in una città come Lecce, ci sembrava un inutile spreco di denaro pubblico finalizzato, cosa ancora più grave, a deturpare le bellezze storico-architettoniche della nostra città con il posizionamento di una sequenza infinita di pali neri e fili che si intrecciavano da un lato all’altro della strada con una moltiplicazione del degrado estetico nei pressi delle piazze. Semplici cittadini, operatori commerciali, turisti: tutti a parlarne male elencandone gli infiniti svantaggi rispetto ai probabili (ma tutti da verificare…) benefici. Ma il problema del filobus è rimasto intatto, identico nel tempo a quando si è sollevato qualche mese fa”.
Ed ecco la soluzione proposta da Antonio Capone: “Se proprio la metropolitana si doveva fare, se proprio era così necessaria, se proprio era un bisogno tanto impellente dei leccesi… allora portiamola a termine, concludiamo i lavori, terminiamo il progetto. Ma almeno evitiamo di farlo entrare in funzione… Evitiamo che quella metropolitana aggiunga problemi a problemi dal momento che la mobilità della nostra città non ha bisogno di ulteriori intoppi ed ingorghi. Ascoltiamo la voce dei commercianti, ascoltiamo la voce dei cittadini. E conclude: “Quei pali e quelle carrozze, insomma, teniamocele così, a futura memoria di come si sarebbero dovute gestire e organizzare le priorità di una città bella e difficile come Lecce. Evitiamo che così al danno si aggiunga anche la beffa”.