A Lecce lo studio avanzato dei cambiamenti climatici nell'Artico

Accordo fra Cnr ed Eni per quattro laboratori di ricerca. Le parole d'ordine: crescita sostenibile ed economia circolare

De Scalzi di Eni.

LECCE – Il Tacco d’Italia e l’Artico, così lontani geograficamente eppure così vicini, da oggi, nello sviluppo di nuove tecnologie sostenibili, grazie a un accordo fra Consiglio nazionale delle ricerche ed Eni. La firma, che non riguarda solo Lecce, dove s’implementeranno gli studi sui cambiamenti climatici, ma anche altre tre importanti aree (energia pulita da fusione a confinamento magnetico a Gela; gestione sostenibile e innovativa del ciclo dell’acqua in Basilicata; sviluppo di un’agricoltura a basse emissioni di CO2 a Portici) è stata apposta alla presenza del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, del ministro per il Sud, Barbara Lezzi e del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

Il joint research agreement è stato stipulato presso l'Istituto di Nanotecnologia Cnr-Nanotec del capoluogo salentino fra il presidente del Cnr, il fisico leccese Massimo Inguscio, e  l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi. I ricercatori dei laboratori, istituiti presso centri operativi o di ricerca già esistenti – illustra una nota stampa -, lavoreranno insieme in quattro aree fondamentali, per la decarbonizzazione del settore energetico e una crescita sostenibile, la promozione dell’economia circolare e della bioeconomia e per lo sviluppo di sistemi idrici e tecniche di agricoltura innovativi e sostenibili.

Il valore della ricerca per Inguscio e De Scalzi

“La ricerca – ha spiegato Inguscio prima della firma, soffermandosi con i cronisti - è sempre stata e sempre sarà motore di progresso. La si fa insieme alle istituzioni pubbliche e con l’industria, che ne capisce l’importanza. In questo caso – ha aggiunto - si tratta di affrontare le grandi sfide: produrre energia in maniera sostenibile, affrontare la salute del pianeta, studiare i cambiamenti climatici. Grazie all’intelligenza di Eni, il Consiglio nazionale di ricerca può oggi creare quattro laboratori congiunti al Sud, e ricordiamo che la ricerca è anche motore di innovazione e sviluppo economico, e lo fa concentrando gli sforzi su temi fondamentali, quali quello dell’acqua, dell’agricoltura di precisione, di materiali speciali che servono al confinamento magnetico, cioè per produrre energia da fusione, e sui temi cruciali dell’Artico”.Cattura-6

“Questa ricerca – ha fatto eco subito dopo De Scalzi - nasce nell’ambito delle strategia di Eni sulla parte rinnovabile e dell’economia circolare. L’Artico – ha aggiunto, soffermandosi sul ruolo che avrà Lecce -è fondamentale perché dà un campionamento di quello che succede a livello di impatto ambientale. Il ghiaccio che si scioglie libera CO2, carbonio intrappolato, e abbiamo moltissime attività artiche e campionamenti che potranno essere utilizzati dal laboratorio del Cnr”.

Video | I contributi di Descalzi e Inguscio

Circa gli investimenti, De Scalzi ha poi spiegato che sono previsti 3 miliardi nei prossimi quattro anni sulla parte di economia circolare rinnovabile. Ma da dove nasce la sinergia con il Cnr? “E’ la piattaforma più importante in termini di ricercatori, di diversificazione della ricerca e dell’impegno sulla parte rinnovabile. Lavoriamo ormai con il Cnr da più di sei anni proprio su queste attività – ha detto l’amministratore delegato di Emi -,  e adesso è arrivato il momento, nel Sud Italia, di aprire centri d’eccellenza per creare tecnologie che applicheremo nelle attività”.

A Lecce lo studio dei cambiamenti climatici

Stando a quanto si evince nel documento che sintetizza i temi, i centri saranno dotati di laboratori dedicati in cui sviluppare i progetti di ricerca, definiti e concordati da Cnr ed Eni in termini di obiettivi, attività e risorse. Nello specifico di Lecce, le attività di ricerca congiunte, presso l’Istituto Cnr Nanotec, saranno dedicate ad analizzare e quantificare i processi climatici legati alla destabilizzazione della criosfera artica, in particolare del permafrost, e della valutazione degli effetti del suo scongelamento sull’oceano artico.

Si tratta di processi estremamente rilevanti – dicono gli esperti -, in grado accelerare l’attuale riscaldamento del pianeta e di peggiorare la qualità dell’ambiente. A Lecce, dunque, sta per aprire il primo laboratorio italiano per lo studio integrato della criosfera terrestre artica, che utilizzerà misure in campo, osservazioni satellitari e modellistica numerica.

Gli altri tre poli  di ricerca nel Sud Italia

Il centro Eni–Cnr di Gela “Ettore Maiorana” sulla fusione, invece, sarà orientato alla ricerca di avanguardia sulle caratteristiche dei plasmi, dei magneti superconduttori, e sulle caratteristiche delle centrali che possono sfruttare le proprietà dei materiali e i vantaggi del processo di fusione. Il centro svilupperà competenze anche sul fronte del trasporto e dello stoccaggio della potenza elettrica, interfacciandosi con centri Cnr che già operano in questi campi in Sicilia. L’attività di collaborazione Eni–Cnr prevede lo sviluppo di competenze e know-how tecnologico, di tecniche innovative e di metodologie di validazione per la fusione, attraverso l’integrazione di competenze dei centri di ricerca di eccellenza del Cnr con Eni.

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Il Centro Eni-Cnr “Acqua” di Metaponto si prefigge di incrementare le conoscenze scientifiche promuovendo soluzioni e tecnologie innovative in grado di aumentare la produttività e l'efficienza dell'uso dell'acqua nel comparto agricolo e di mitigare gli impatti crescenti della siccità nel Mediterraneo e in altre aree strategiche come Corno d'Africa, Sahel, Medio Oriente.

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Nel polo di ricerca agrario del Cnr di Portici, nell’ottica della circolarità, saranno sviluppati progetti dedicati allo studio della decarbonizzazione in ambito agricolo e degli scarti da biomasse, da utilizzare come materia prima per la produzione di biocarburanti nelle bioraffinerie Eni. Al tempo stesso studi e progetti per l’intensificazione e allo sviluppo dell’agricoltura sostenibile, attraverso l’uso multifunzionale del territorio e la diversificazione delle coltivazioni a supporto della bioeconomia, in linea con i principali obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e con i programmi di ricerca europei sulla bioeconomia e l’agri-food.

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