Abusivismo edilizio: venti demolizioni in un anno, sempre più quelle spontanee

Dopo gli interventi di ufficio ad aprile nelle marine lecces, una dozzina di iniziative degli stessi proprietari. Sono i frutti del lavoro, spesso silenzioso, del Nucleo di vigilanza edilizia del Comune

Una foto di una demolizione dello scorso aprile.

LECCE – Sette demolizioni d’ufficio e 13 eseguite spontaneamente dai responsabili degli abusi edilizi. Il bilancio del Nucleo di vigilanza edilizia relativo al 2018 segna un aumento rispetto agli anni precedenti.

Immobili anche di grandi dimensioni e piccoli manufatti, come i chioschi, concentrati in prevalenza nelle marine e nelle aree rurali del territorio comunale: le costruzioni realizzate in regime di abusivismo non sono destinate a rimanere cattedrali nel deserto, perché gli strumenti per intervenire ci sono, sebbene il personale sia ridotto al lumicino. È chiaro che quando le amministrazioni dimostrano di voler procedere con le ruspe, l’effetto deterrente si tocca con mano.

L’ufficio, coordinato da Giuseppe Scordo, è stato istituito nel 2003 in applicazione del Testo unico dell’edilizia, di due anni precedente. All’inizio partì con nove unità, di cui alcune distaccate dall’allora polizia municipale. Nel giro di quindici anni la squadra è andata sempre più riducendosi, fino a due, anche perché lavorare nel nucleo non è facile: non sempre si ha a che fare con controparti ragionevoli, per usare un eufemismo. A ciò si aggiunge poi la cronica difficoltà, quando non impossibilità per ragioni finanziarie, di ampliare il proprio organico.

Il lavoro però c’è e si vede: “È il risultato – ha commentato l’assessore alla Pianificazione Urbanistica, Rita Miglietta - di un lavoro attento e costante degli uffici ed evidenzia qualcosa che non è affatto scontato: quando le istituzioni testimoniano la lotta all'abusivismo la cittadinanza partecipa al rispetto della legalità risarcendo il territorio, è un segnale, sebbene ancora piccolo, di crescita culturale”.

Dal 4 all’11 aprile il Comune ha proceduto a cinque demolizioni d’ufficio: tra queste, risalto per la sua particolare collocazione, ha avuto quella di un fabbricato di 54 metri quadrati realizzato nel bacino dell’Idume, a Torre Chianca, su un terreno di proprietà del demanio pubblico. Sempre ad aprile, a Casalabate, si registrava una demolizione spontanea di un fabbricato a uso residenziale. Nei mesi precedenti, sempre a Torre Chianca le ruspe erano entrate in azione, ma su iniziativa del responsabile.

Per le successive demolizioni si è dovuto attendere invece settembre (una d’ufficio, per un chiosco edicola in via Rudiae abbandonato e privo di titoli abilitativi) e da allora ne sono state portate a termine una decina per volontà degli stessi proprietari. Altre sono state avviate e sono tuttora in corso. Procedere spontaneamente conviene due volte al trasgressore: da una parte rimane proprietario del terreno sul quale si è realizzato l’abuso, dall’altro può generalmente sostenere un costo inferiore a quello sostenuto nel caso di iniziativa d’ufficio.

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Per arrivare alla demolizione si deve seguire un iter prestabilito: si parte con l’ordinanza dirigenziale che concede tre mesi per la demolizione spontanea. Scaduto il periodo, con l’ausilio della polizia locale, si procede all’accertamento di ottemperanza, ma se persiste l’inerzia scatta una sanzione che va, in relazione ai metri quadri, da 2mila a 20mila euro (nel caso di abusivismo in zona vincolata). Un’altra conseguenza dell’inottemperanza è l’acquisizione automatica al patrimonio del Comune che poi procede alla demolizione quando ha la disponibilità dei fondi: le spese sostenute con i soldi pubblici devono essere comunque interamente rifondate dal privato.

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