L'intricata matassa degli affidi: "Nel giudizio deve contare la voce dei figli"

Da alcuni mesi la deputata leccese Veronica Giannone è impegnata su una questione molto delicata: l'allontanamento dei figli dai genitori accusati di sindrome da alienazione parentale

Veronica Giannone.

LECCE - La parola chiave è Pas, acronimo inglese di sindrome da alienazione parentale. Se ne discute da 35 anni, ma è ancora oggetto di dibattito a livello scientifico, con posizioni divergenti.

Si tratta, spiegato in parole semplici, di una sorta di "lavaggio del cervello" che sarebbe imposto da parte di un genitore ai figli allo scopo di allontanarli dall'ex coniuge. Nelle dinamiche conflittuali degli adulti, tra separazioni e in alcuni casi anche violenze, l'accusa di Pas è così diventata un'arma che determina anche interventi di allontanamento coatto e nonostante la volontà espressa dagli stessi minori (proprio perché la si ritiene manipolata).

Venerdì la Corte d'Appello del Tribunale dei minori di Roma ha però emesso una sentenza che rimette in discussione tutto un orientamento consolidato, cioè quello di confermare i provvedimenti di prima istanza che dispongono l'allontanamento dal genitore accusato di Pas. E in questa storia c'è anche lo zampino di una parlamentare leccese, Veronica Giannone, eletta con il M5S e poi passata nel gruppo misto dopo essere stata espulsa (lo scorso primo luglio). Dopo aver letto sui social un post di Laura Massaro, la donna protagonista della vicenda giudiziaria, la deputata ha iniziato a interessarsi al caso. Un giorno le due si sono conosciute davanti Montecitorio e per la Giannone è iniziato un lavoro intenso di documentazione e di studio: "Posso dire che sono centinaia se non migliaia in Italia le situazioni come questa. Si parte con una denuncia per violenze o abusi da parte del padre e si finisce con l'allontanamento dei figli dalle madri passando da consulenze tecniche d'ufficio nelle quali ricorrono sempre le stesse formule".

Tra consulti legali e approfondimenti, la deputata si è trovata davanti a un mondo sostanzialmente sommerso e a molti nodi da sciogliere. Il primo è forse quello più inquietante: "Tra consulenze, tutori e strutture di accoglienza - dice Veronica Giannone -, c'è un giro di denaro importante". Ma anche un'altra questione l'ha lasciata basita: "Io da parlamentare posso avere libero accesso nelle carceri, nelle caserme, negli ospedali, ma nelle case famiglia no". 

Sul caso Massaro la deputata ha presentato un'interpellanza al sottosegretario alla Giustizia, Vittorio Ferraresi: "Secondo me è arrivato completamente impreparato, accompagnato da dati del 2014, cioè di cinque anni prima, e quindi non sapeva nemmeno che la donna era stata intato privata della responsabilità genitoriale e che era subentrato un tutore". Da quel giorno la parlamentare salentina è stata bersagliata da decine di segnalazioni, provenienti da tutta Italia: tra le tante quella di un uomo che non vedeva il proprio figlio da un anno e mezzo.

Degli ultimi giorni è invece un messaggio di un 15enne del Piemonte, che insieme ai fratelli vorrebbe vivere con la madre, dalla quale sono stati allontanati per ordine di un giudice: "Né lui né la sorella, che ha 13 anni, sono stati mai ascoltati". Ed è questo un alto aspetto sul quale la parlamentare vuole soffermarsi: "A me non interessa tutelare la donna in quanto tale contro l'uomo per principio cattivo. Ricordo però che il nostro Paese ha ratificato convenzioni internazionali, come quella del fanciullo, che rimarcano l’importanza del parere del minore che, invece, viene sistematicamente ignorato. Io credo sia importante avere una documentazione video di tutti gli incontri che fanno parte dell'inter dell'affido e che coinvolgono genitori, servizi sociali, tutor".

Per lei la storia degli affidi è diventata una sorta di campagna permanente, ma il peso inizia a essere troppo: "Io non sono in grado, con i miei collaboratori, di gestire tutti i casi di cui sono a conoscenza: adesso sono oltre una quarantina, di cui due nella provincia di Lecce". La deputata ex pentastellata ha cercato di coinvolgere altre colleghe e ha chiesto il supporto dell'intergruppo di cui fanno parte le parlamentari indipendentemente dall'appartenenza politica, ma il suo auspicio è che ci sia un reale impegno comune per affrontare sistematicamente un dossier che ai suoi occhi si presenta complesso e con molti punti da chiarire.

Intanto però è arrivato un primo risultato concreto, quello rappresentanto da una sentenza che può costituire l'inizio di una inversione di marcia: Laura Massaro non sarà costretta a separarsi dal figlio. Per il giudice d'appello, infatti, in primo grado non si era tenuto nella dovuta considerazione il trauma che il figlio avrebbe subito dall'allontanamento dalla madre accusata di Pas.

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