Alberto Acosta in Italia. Dall’America Latina al Salento: “La democrazia è in modalità aereo”

L’economista e accademico, ex ministro dell’Energia e delle miniere in Ecuador, nel Salento. Come membro del Tribunale internazionale dei diritti della natura, sosterrà le principali vertenze ambientali del Tacco

Il professor Alberto Acosta durante il nostro incontro.

LECCE – Dall’America Latina all’Europa, passando per il Salento, l’obiettivo è cambiamento e resistenza contro la repressione di chi sfrutta le materie prime e contro l’estrattivismo. Ma con ottimismo, creatività e sorriso. Non ha una ricetta Alberto Acosta Espinosa, economista e accademico ecuadoriano, ex ministro dell’Energia e delle miniere durante il governo Correa. Non ha la bacchetta magica, però suggerisce un metodo: suo è infatti il concetto del cosiddetto Buen Vivir, quella prassi che coniuga serenamente l’armonia della vita umana con quella della natura, considerate entrambe alla stessa stregua.

Non a caso, il politico dell’Ecuador è stato anche protagonista dell’assemblea costituente che ha ribaltato un concetto: non più la natura asservita all’individualismo umano, ma il riconoscimento all’ambiente degli stessi diritti degli esseri umani. La natura gode di diritto soggettivo. Un pensiero difficilmente assimilabile in molte altre parti del mondo, Salento compreso. L’economista e politico ecuadoriano, infine, è membro del Tribunale internazionale dei diritti della natura. Si tratta di un tribunale di opinione, istituito nel 2014. Tratta casi e vertenze ambientali in tutto il mondo, Europa compresa.

Con Acosta, nel Tacco grazie all’associazione “Bianca Guidetti Serra” di Bologna, abbiamo parlato di Tap, di Xylella e di (ex) Ilva. Ma per l’economista sudamericano, le battaglie in corso tuttora nel Tacco non sono altro che quelle già in atto di tutto il mondo: hanno alla base il “gigantismo” estrattivista e il dissenso delle popolazioni indigene, che si ritrovano a dover fare i conti con decisioni industriali imposte senza consultazioni dal basso. Il gigantismo si materializza come la realizzazione di progetti enormi, dall’impatto tremendo.  Una prassi che però ha portato le comunità locali a resistere in maniera sempre più energica. Processi carichi di violenza sia nella natura, sia tra i cittadini. Le pressioni sono maggiori e in maniera direttamente proporzionale aumenta la resistenza. Anzi, come l’ha definita Acosta, la re-esistenza: “Perché dire di no ad esempio a un gasdotto, è dire di sì a un nuovo modello.

Professor Acosta, la Costituzione italiana, all’articolo 32, prevede la tutela della salute del cittadino come diritto fondamentale. Nel Salento la vita sembra essesri però accorciata. La concentrazione di morte per cancro a vescica e polmoni, un terzo delle coppie affette da sterilità,  ci lascia presupporre che la sequenza di alterazioni degli equilibri ecosistemici locali fosse già in corso da tempo. Un territorio colpito, peraltro, da una delle più alte percentuali di consumo del suolo, inquinamento della falda acquifera, piegata dalla frode Xylella: ci sono altri luoghi con caratteristiche simili?

“Una patologia ai polmoni provocata da una contaminazione dell’aria da impianto industriale? Ecco allora costruire ospedali moderni, di ultima generazione, per risolvere il problema. Ciò apparirà come un merito, un’innovazione. Come qualcosa di positivo. Un investimento sulla conseguenza, non sulla causa. Questo è il punto. A Quito, capitale dell’Ecuador, abbiamo un problema simile relativo alle malattie polmonari, oltre a una serie di patologie del funzionamento della vista dovute alla presenza di particolari miniere per l'estrazione di materiale sabbioso. Nelle vicinanze di quelle miniere è sorto un grosso centro che cura questo genere di problemi. Anche nel nostro caso, in Ecuador, è stato percepito come un merito. Il vero merito sarebbe dovuto essere, invece, quello di impedire la distruzione della natura con l’estrazione massiva delle materie prime. Discorso analogo per l’emergenza sterilità. Sempre in America Latina infatti, – tra Ecuador, Panama e Costa Rica – sono stati registrati picchi di sterilità fra le coppie e di casi di impotenza fra i bananeros, i lavoratori impiegati nelle piantagioni di banano. È stato infatti commercializzato un prodotto agrochimico che provoca quel tipo di problemi, come è stato poi accertato in un secondo momento. Centinaia i casi analizzati. Quel pesticida, vietato negli Usa da 14 anni, è stato utilizzato in maniera indiscriminata. Altro caso, in Argentina, nelle coltivazioni di ogm, gli organismi geneticamente modificati. Tramite l’utilizzo di piccoli velivoli, un pesticida è stato lanciato dall’alto sui campi, nelle vicinanze di scuole, case, chiese. Il tutto, come nel resto del mondo, per garantire le esportazioni di merci. Il diritto alla salute se ne sta allora nella Costituzione poiché, se ci si preoccupasse davvero della tutela di quel diritto, non si consentirebbero simili attività”.

Oltre alla recente vicenda Tap, il Salento ha fatto i conti con un’altra questione, quella della "Xylella". Davanti al disseccamento rapido degli olivi, un decreto ministeriale ha imposto dei trattamenti obbligatori a base di pesticidi dalla provincia di Brindisi, fino all’estremo Capo di Leuca. Agricoltori e piccoli proprietari terrieri che hanno provato a ribellarsi a un provvedimento dai prevedibili, tossici effetti sanitari, sono stati denunciati. Non le pare assurdo?

“Guardi, anche questo caso non mi è nuovo. In un altro Paese in Europa, in Germania, è stato registrato un grave problema che ha a che vedere con le monoculture e il riscaldamento globale (poiché un conto sono le piantagioni, un conto sono i boschi: un bosco ha una biodiversità, le piantagioni sono artificiali, industriali). In Germania, si è parlato tanto di un piccolo scarafaggio che non può essere ucciso con dei prodotti chimici, ma soltanto attraverso la rimozione dell’albero infermo. Il punto è che stiamo pagando lo scotto della logica perversa di uniformare le piantagioni per produrre sempre più, ma senza risolvere il problema della fame. Con effetti collaterali a tutti i livelli. Siamo 7 miliardi di abitanti, ma produciamo alimenti per 10-11 miliardi. Non manca dunque il cibo, vi è evidentemente un’enorme dispersione. Utilizziamo pesticidi per intensificare coltivazioni che serviranno a produrre alimenti da destinare non agli esseri umani, bensì alle auto come biocombustibile (basti pensare alle coltivazioni di cereali). La risposta è sempre una: biodiversità”:

Nella vicina città di Taranto, si discute da decenni sulla modalità con cui coniugare il diritto al lavoro con quello alla salute. Senza riuscirci. Proprio in questi giorni, la proprietà minaccia la chiusura e un indotto composto da circa 15mila lavoratori potrebbe perdere il proprio posto all’interno di una industria che ha portato occupazione, trascinandosi dietro al contempo anche malattie e morte. Nella provincia confinante, quella leccese, cresce la frustrazione di un’altra scelta industriale che ha escluso dall’iter decisionale le popolazioni e parte delle istituzioni locali: il gasdotto. Ha ancora un senso lottare per l’ambiente e per i diritti?

“A me preoccupa la deriva capitalista, l’individualismo, l’infermità sociale. L’importanza è sulle merci, non sugli esseri umani. Ecco perché la lotta serve, è importante anche per ricostruire il senso delle comunità. Le tremende vicende ambientali e le anomali democratiche sono davvero identiche in tutto il mondo. Cambia l’argomento, cambia il contesto, ma gli effetti sono uguali. Idem la frustrazione. Il cammino che stiamo facendo non è l’unico percorribile. Accettiamo di fatto il sacrificio, come retaggio cristiano: soffrire ora per arrivare al paradiso. Accettiamo qualunque cosa. Abbiamo un mondo in cui i capitali e il prodotto si muove liberamente. Ma non gli esseri umani.  Siamo a pochi metri di distanza dal Mediterraneo, che si sta trasformando ancora una volta in un gran cimitero. In tanti non hanno diritto a una vita nel proprio Paese, a causa molto spesso dell’estrattivismo. Gli esseri umani vengono visti come minaccia, non come opportunità, le merci invece divinizzate. Ma anche il concetto di lavoro va rivisto, rivalutando quello di ozio e lavorando meno ore. Se non lavori, la società ti punisce: se avrai molto tempo a disposizione, sarai reputato un vagabondo, un perditempo. Invece va rivalutato il concetto di ozio creativo, quello tanto caro a Bertrand Russell”

Come riabilitare quelle forze politiche che si dicono oggi di sinistra?

“Innanzitutto va separata la sinistra dai progressisti. I progressisti hanno una matrice socialista, ma non sono di sinistra. Visto il problema mondiale della democrazia in questo momento, che io definirei “in modalità aereo”, bisogna che sia proprio la sinistra mondiale a riorganizzarsi. Ritrovando la propria anima socialista, introducendo la lotta al patriarcato e quindi diventando anche femminista. Deve inoltre essere orientata all’ecologismo e alla decolonizzazione”.

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