Alcar rimette in discussione gli esuberi: fumata bianca del vertice con i sindacati

Dopo la protesta degli operai, l'azienda metalmeccanica ha aperto alle richieste dei sindacati: nessuno perderà salari e diritti e il numero dei lavoratori in eccesso sarà ridotto

In foto: la protesta dei metalmeccanici a Lecce

LECCE – Sono 100 gli operai in esubero, secondo quanto dichiarato, e ribadito in più occasioni, da Alcar Industrie srl. I sindacati dei metalmeccanici però non ci stanno e chiedono all'azienda specializzata in meccanica industriale di rivedere quella cifra e presentare il piano industriale.

Queste le due richieste principali presentate dai segretari provinciali di Fiom Cgil e Fim Cisl, Annarita Morea e Maurizio Longo, al vertice che si è tenuto oggi, 15 gennaio, presso la sede leccese della Regione Puglia alla presenza degli amministratori della società e del presidente della task force regionale, Leo Caroli.

Intanto gli operai hanno deciso di tornare a protestare in quella sede, così come avevano fatto nella zona industriale dove ha sede la fabbrica nel mese di novembre, per accendere un faro sulla vertenza.

“Ci aspettiamo che l'azienda selezioni gli esuberi tra i nuovi assunti, e non tra il personale più anziano che ha già sopportato sacrifici in Alcar, come il contratto di solidarietà – ha spiegato Annarita Morea -. Questi eventuali esuberi devono essere individuati secondo i parametri di legge: ovvero tenendo conto dei livelli di anzianità e dei carichi famigliari di ciascuno”.

Ma è la cifra sostenuta da Alcar srl, pari a 100 operai, a non convincere i sindacati: “Alcar ha calcolato gli esuberi facendo riferimento al fatturato di novembre 2019 che, a nostro avviso, non è credibile. Quel fatturato di 2 milioni di euro non è quello standard in un'azienda capace di raggiungere il tetto di 50 milioni di euro  – ha aggiunto Morea -. In quel mese i lavoratori sono stati più tempo a casa, in ferie, che sul posto di lavoro”.

I sindacati hanno puntato i piedi per farsi consegnare anche il piano industriale che manca ancora all'appello. E ad Alcar hanno chiesto chiarimenti in merito ai debiti contratti con i creditori: “Colmare questi debiti è fondamentale per approvvigionarsi delle materie prime e permettere agli operai di tornare a produrre a pieno regime”, hanno aggiunto gli esponenti Fim e Fiom.

Secondo Fim e Fiom, inoltre, i lavoratori in esubero non dovrebbero essere tagliati fuori dal circuito produttivo ma dovrebbero rimanere agganciati all'azienda, affrontando un percorso di riconversione professionale che consenta loro di rientrare in un secondo momento in Alcar. Quando la produzione sarà tornata a pieno regime.

“Abbiamo a disposizione tutti gli strumenti giuridici utili a seguire questa strada: sia quelli ordinari della cassa integrazione e contratto di solidarietà, sia quelli straordinari previsti nei casi di ristrutturazione aziendale”, ha concluso l'esponente Fiom Cgil Lecce.

L'esito del vertice con l'azienda

Fim Lecce e Fiom Lecce hanno registrato importanti segnali di apertura. Fin da domani, nella sede dell’azienda, ripartirà la trattativa per raggiungere entro il 19 gennaio un’ipotesi di accordo sindacale da sottoporre al vaglio dei lavoratori all’inizio della prossima settimana, in modo da scongiurare la riapertura della fase concorsuale.

È stata anche rimesso in discussione il punto che riguardava il numero di persone considerate in esubero: l’azienda è disponibile a ragionare e ridurre sensibilmente il numero di questi lavoratori che, comunque, saranno accompagnati da un percorso pluriennale di ammortizzatori sociali e di riqualificazione professionale col sostegno della Regione Puglia, anche per creare un bacino di professionalità da cui attingere nel caso in cui le condizioni del mercato dovessero richiedere l’incremento della capacità produttiva.

Il secondo punto riguarda i criteri che definiranno la platea di persone interessate da questa operazione: non ci sarà alcuna deroga ai criteri stabiliti per legge.

Inoltre è stata ribadita una delle conquiste del sindacato in queste settimane di trattativa: i lavoratori che resteranno in stabilimento non perderanno quote di salario né diritti, come inizialmente paventato.

Confermato anche il pagamento della mensilità di dicembre entro il 17 gennaio. Il sindacato una volta visionato il piano industriale avrà gli elementi anche per chiarire altri aspetti salariali: il saldo della tredicesima mensilità, il versamento al fondo di previdenza complementare e l’erogazione del cosiddetto Bonus Renzi.

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