Cantiere Tap, valori nella norma. Mancano esiti per il materiale cementizio

Depositati al Tar Lazio i risultati delle analisi disposte dopo gli sforamenti registrati. Il punto è capire quale sia stata la causa, le condizioni del luogo o del materiale utilizzato: i campioni ad Arpa Umbria

LECCE – Si è tenuta oggi, presso il Tar Lazio, l’udienza per il ricorso presentato da Tap contro l’ordinanza del sindaco di Melendugno che impose il divieto per il prelievo dell’acqua nell’area del cantiere. Erano stati riscontrati, infatti, parametri oltra la soglia consentita per alcuni elementi come nichel, arsenico, cromo esavalente, manganese.

Quel provvedimento, che era stato rinnovato per due volte, è intanto scaduto e dunque la richiesta cautelare avanzata da Tap per sospendere gli effetti dell’ordinanza è già superata nei fatti. Tuttavia è rilevante il fatto che siano stati acquisiti i risultati delle ultima analisi realizzate da Arpa Puglia su mandato del tavolo tecnico che si è riunito presso la Provincia due volte, tra giugno e luglio, e su delega della procura della Repubblica di Lecce per le attività giudiziarie di propria competenza.

Dalla relazione inviata alla magistratura amministrativa, nel paragrafo 4, emerge il nodo concettuale della questione: “appurare se i superamenti delle soglie di rischio per le acque sotterranee registrate da Tap per nichel, cromo esavalente, arsenico e manganese siano riconducibili o meno a condizioni sito-specifiche legate alla natura dei suoli o se derivanti dall’utilizzo, nel sito in oggetto, di materiali quali cemento, stabilizzato di cava che, anche sotto l’effetto della lisciviazione da parte delle acque meteoriche, potrebbero aver rilasciato determinate sostanze presenti nella loro composizione”.

Per risolvere questo dilemma il piano di campionamento ha preso in esame le acque sotterranee da prelevare in alcuni piezometri, il terreno prelevato tanto in aree di cantiere quanto in altre non interessate (con la funzione di punti di controllo), il materiale di matrice cementizia con cui è stato realizzato il pozzo di spinta per il tunnel del gasdotto e infine lo stabilizzato di cava, che è il materiale che si ottiene dalla frantumazione della roccia calcarea e che è impiegato comunemente nella realizzazione, ed esempio, dello strato su cui poggia il manto stradale.

La risposta al quesito però non può essere ancora data perché, è scritto, “le attività di analisi sono state portate a termine, fatta eccezione per quelle relative al materiale di matrice cementizia”, che sono state delegate ai laboratori di Arpa Umbria non essendo quelli pugliesi attrezzati per eseguire questo tipo di analisi. Si resta dunque in attesa.

Intanto si prende atto che “nei campioni di acque sotterranee prelevati ed analizzati da Arpa, non si evidenziano superamenti” delle soglie di rischio e stesso discorso vale per il terreno sia per quanto riguarda i carotaggi che le analisi del suolo di superficie. Per quanto riguarda lo stabilizzato di cava “il campione qualitativamente peggiore” è quello prelevato dall’area conci. Il test di cessione – una prova in laboratorio per verificare il rilascio di inquinanti - ha consentito di evidenziare che lo stesso “sottoposto a lisciviazione ha rilasciato del cromo, nella forma di cromo esavalente. Preme sottolineare che non esistono limiti normativi con cui confrontare gli esiti analitici sopra riportati. In analogia alle valutazioni espresse sugli esiti del test di cessione per i suoli, assumendo, ai fini esclusivamente qualitativi, come termine di confronto i valori delle soglie di rischio definiti per le acque sotterranee, si osserva che l’unico valore più alto del limite normativo è quello relativo al cromo esavalente nello stabilizzato dell’area conci”.

Infine c’è la parte delle acque meteoriche campionate nell’area del deposito conci ad aprile e poi ad ottobre e di quelle prelevate ad aprile dal pozzo di spinta: dai risultati “si evidenzia come il cromo esavalente presenti concentrazione maggiore tra i campioni prelevati nelle acque emunte dal pozzo di spinta nella fase della sua realizzazione terminata nel maggio del 2018. Per le acque di prima pioggia le analisi evidenziano, inoltre, una riduzione del quantitativo di cromo esavalente nei campioni di ottobre rispetto ai valori osservati nell’aprile”.

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