Annullato il vincolo posto dal Pptr: l'aeroporto non ricade su area boschiva

Il Tar ha accolto il ricorso presentato dalla società che di recente ha illustrato il rilancio del "Lecce-Lepore". Il piano paesaggistico aveva recepito una ricognizione dei luoghi troppo datata

LECCE – Su tutta la superficie dell’aeroporto Lecce-Lepore viene meno il vincolo di “bosco” contenuto nelle previsione del Piano paesaggistico territoriale regionale. Lo ha deciso il Tar di Lecce accogliendo il ricorso proposto dalla Fly Mediterraneo, proprietaria dello scalo e rappresentata in giudizio da Pietro Quinto.

La sentenza del tribunale amministrativo rende dunque più agevola la possibilità di investimenti per dotare l’aeroporto di una pista più lunga e dei servizi aeroportuali necessari. L'infrastruttura si trova su un’area di 50 ettari ricadente nei territorio del capoluogo e di Vernole. Il 7 settembre la società, con una iniziativa pubblica, aveva presentato le attività di rilancio conseguenti all’ottenimento dell’autorizzazione per voli turistici di ambito comunitario (velivoli di non più 5,7 tonnellate con massimo dieci passeggeri). Un primo passo verso una implementazione che, certamente, la decisione del Tar facilita. Con una pista più lunga di 500 metri, infatti, si potrà intercettare un mercato più ampio.

Il Tar ha riconosciuto che il vincolo apposto deriva da una ricognizione troppo datata, fatta tramite ortofoto scattate nel 2006, con una situazione completamente diversa da quella descritta da uno studio agronomico del 2015 che è stato prodotto in giudizio per documentare l'avvenuta eliminazione di gran parte della vegetazione spontanea ad opera di attività di aratura. Gli arbusti residui, hanno scritto i giudici, non potendo generare un ecosistema autonomo, non hanno le caratteristiche previste dalla legge per essere qualificati come bosco. La stessa Regione ha dato atto della trasformazione dei luoghi.

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