Archeologi di Unisalento scoprono frammenti del ritratto del primo imperatore

Nel sito dell'antica Aquinum, in provincia di Frosinone, un'altra importante scoperta dopo quella della testa marmorea di Giulio Cesare, nel 2018

Una foto inviata dal team di archeologi.

CASTROCIELO (Frosinone) – Dopo quella dell’ottobre del 2018, gli archeologi del laboratorio di Topografia Antica e Fotogrammetria del dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento hanno portato a termine un’altra importante scoperta nel sito di Aquinum, l’attuale Castrocielo in provincia di Frosinone.

Allora fu la testa marmorea di Giulio Cesare, adesso si tratta di frammenti di un’altra testa marmorea subito riconosciuta come ritratto ufficiale del primo imperatore di Roma, Gaio Giulio Cesareo Ottaviano Augusto (dal 27 a.C al 14 d.C), incorniciato da una corona di alloro.

La scoperta è stata fatta proprio nello stesso luogo dove, durante la campagna di scavi del 2018, emersero tre teste di marmo tra cui quella attribuita a Giulio Cesare che domani potrà essere ammirata a Castrocielo nel corso dell’iniziativa “Ave Caesar. Aquinantes te salutant” prima di essere trasferita a Copenaghen nel museo “NY Carlsberg Glyptotek” nell’ambito della mostra “Heads Up! New Discoveries from the Roman Empire” (dal 10 ottobre). La testa di Ottaviano Augusto era all’interno di un edificio porticato rintracciato grazio e ricognizioni aeree a bassa quota, in una parte della città ricca di monumento ancora emergenti come il Teatro, il Tempio di Diana, le Terme Centrali e il Balneum di Marcus Veccius.

"Ogni campagna di scavo nasconde piccole o grandi sorprese – ha dichiarato il professor Giuseppe Ceraudo, docente di Topografia antica a UniSalento e direttore scientifico degli scavi -. Dopo aver portato alla luce lo scorso anno il ritratto di Cesare le aspettative erano grandi, ma certo non immaginavamo un’ulteriore scoperta di così straordinario livello artistico. Ad Aquinum siamo riusciti a creare un ambiente di lavoro ideale, sia per la ricerca che per le ricadute didattiche, visto che vi prendono parte sia studenti del nostro Ateneo che altri da vari paesi europei. Peraltro i dati topografici che emergono anno dopo anno dalla città romana sono così significativi che Aquinum si può ormai considerare un grande laboratorio di ricerca a cielo aperto”.

“Questa nuova scoperta – ha commentato il rettore dell’Università del Salento, Vincenzo Zara - ci riempie di orgoglio e conferma come i nostri archeologi siano in grado di esportare la loro competenza e grande professionalità oltre i confini della Puglia, rendendo il nostro ateneo un punto di riferimento, a livello nazionale e internazionale, per la ricerca sul campo. Le mie congratulazioni anche per aver creato una valida squadra in cui hanno lavorato accanto docenti e studenti, in una sinergia di scambio reciproco che si è rivelata essere una strategia vincente non solo per i risultati raggiunti, ma anche perché costituisce un’eccezionale scuola di formazione per i ricercatori di domani”.

“Le campagne di scavo si susseguono dal 2009 all’interno dell’area archeologica nel territorio comunale di Castrocielo, su concessione del ministero per i Beni e le Attività Culturali e con la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti: “Un lavoro che continua a darci soddisfazioni – ha sottolineato la soprintendente, Paola Refice -. Le ricerche dell’Università del Salento stanno portando alla luce una realtà archeologica pienamente corrispondente alla grande città romana descritta dalle fonti classiche. Auspichiamo che questi scavi possano essere volano per lo sviluppo del turismo culturale nella Valle del Liri, oltre che incentivo alla diffusione di una maggiore sensibilità per la tutela del patrimonio archeologico della regione”.

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