Call center, proseguono i controlli. Blasi: "Restare a casa è un diritto"

Il consigliere regionale del Pd chiede al governatore Emiliano di sollecitare il governo per limitare le attività ai servizi essenziali

Foto di repertorio.

LECCE – La questione dei call center sta tenendo banco nel dibattito sulle misure di contenimento per il Covid-19. Davvero numerose le segnalazioni da parte di chi ci lavora, inoltrate giornalmente anche al sindaco di Lecce, Carlo Salvemini. Il primo cittadino ha confermato che oggi, così come ieri, sono stati effettuati dei controlli per verificare il rispetto degli standard – distanziamento tra le postazioni, norme igieniche – imposti dalle misure governative.

Il consigliere regionale Sergio Blasi ha chiesto una presa di posizione energica da parte della Regione per i lavoratori di un settore che impiega, solo in provincia di Lecce, circa 5mila unità. “È di qualche ora fa una nota congiunta da parte di Cgil, Cisl e Uil in cui si annuncia lo stato di agitazione dei lavoratori dei call center di tutta Italia. In particolare, i sindacati denunciano la mancata predisposizione a scacchiera dei lavoratori così da lasciare una postazione libera fra un lavoratore e l’altro, il mancato intervento di sanificazione dei locali, l’assenza di dispositivi di igienizzazione individuale”.

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La richiesta al governatore pugliese è quella di fare pressioni sul governo per "limitare le attività dei call center ai soli servizi realmente essenziali per la popolazione, per esempio sospendendo le attività di tele promozione o prevedendo l’attivazione, ove possibile, di forme di smart working (lavoro agile, da casa), così come sta avvenendo in altri settori produttivi, nella formazione e nella pubblica istruzione. In situazioni come questa, restare a casa non è solo un dovere, ma anche un diritto".

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