Da vendita al dettaglio a somministrazione di cibo: la destinazione può variare

Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello del Comune che si oppone alle richieste di variazione, temendo l'egemonia del genere food nel centro storico già sottoposto a un notevole carico urbanistico

L'esterno di un locale del centro storico.

LECCE – La quarta sezione del Consiglio di Stato ha respinto l’appello del Comune di Lecce contro l’ordinanza cautelare del Tar che aveva sospeso gli effetti del diniego opposto dall’amministrazione al cambio di destinazione funzionale del locale “Dall’Antiquario”, da commercio al dettaglio a somministrazione.

In attesa dell’udienza di merito presso il tribunale amministrativo regionale, i giudici di Palazzo Spada hanno chiarito che la disciplina urbanistica del Comune non sembra impedire un cambio di destinazione all’interno della stessa categoria, quella commerciale. Si tratta di una pronuncia importante che, seppur in attesa dell’udienza nel merito da parte del tribunale regionale, indica una direzione proprio a partire dalla vicenda in questione, il “ricorso zero” che è stato poi seguito da altri imprenditori della cosiddetta movida leccese.

Secondo il Consiglio di Stato non sussiste il pericolo paventato dall’avvocatura comunale, quello di un ulteriore sbilanciamento verso le attività dedite al food in una zona già piena di locali di quel tipo, come lo è piazzetta Vittorio Emanuele II e dintorni: il tessuto commerciale della zona, per come desunto della stessa relazione inviata dal settore Pianificazione e Sviluppo del territorio a fine settembre, si presenta già promiscuo quanto a presenza di esercizi di sola vendita dei prodotti e di quelli con somministrazione.

“Siamo molto soddisfatti – ha commentato l’avvocato Daniele Montinaro -, non solo perché il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento del Tar Lecce, ma anche perché nell'ordinanza riprende esattamente molte delle tesi da noi sostenute anticipando anche il fumus della fattispecie. E' certamente una sorta di rivoluzione nel settore ed una pronuncia che avrà evidentemente notevoli effetti su molte attività che da anni subiscono una ingiusta disparità di trattamento e che continuano ad essere vessate da sanzioni pecuniarie molto ingenti pur avendo tutti i requisiti, invece, per esercitare la somministrazione di alimenti e bevande ovviamente previo cambio di destinazione d'uso”.

Secondo il legale sarebbe scongiurato il pericolo di uno stravolgimento dell’equilibrio urbanistico, perché potranno cambiare destinazione d’uso solo quelle attività che avranno tutti i requisiti richiesti dalle varie normative, a partire da quelli igienico-sanitari. Da questo punto di vista, scrivono i giudici della quarta sezione, l’amministrazione può sempre esercitare il potere regolamentare e di pianificazione. Toccherà dunque al nuovo Piano Urbanistico Generale – quello in vigore è stato approvato nel 1983 – dare una definizione più accurata della questione.

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