In centinaia al presidio No Tap: c'è preoccupazione per il terminale del gasdotto

In località Masseria del Capitano numerosi cittadini di Melendugno si sono dati appuntamento a pochi passi dall'area individuata per la centrale. Molta attesa per l'esito della perizia sulla normativa Seveso

Un attivista presso Masseria del Capitano.

MELENDUGNO/SAN FOCA - Il sole picchia così tanto che a San Foca c'è chi non ha perso l'occasione per farsi il bagno. Il mare è calmo e cristallino, sulla spiaggia sono sistemati anche alcuni pescatori sportivi mentre gruppetti di bambini scorrazzano ancora memori delle loro imprese estive.

Sul sovrastante lungomare non si parla d'altro che di quella nave dalle dimensioni enormi per un approdo turistico: la Adhemar de Saint Venant  è ben visibile, guardata a vista da unità che vigilano sul rispetto della contestata ordinanza della capitaneria che interdice una parte consistente dello specchio d'acqua alla navigazione, alla pesca e alla balneazione. Secondo l'amministrazione comunale di Melendugno quell'atto è carente delle concessione in aperta violazione del Codice della Navigazione per quanto riguarda l'uso del demanio marittimo. Il sindaco, Marco Potì, è pronto a presentare  un esposto alla magistratura. La nave è alla fonda dalla sera del 30 ottobre per installare sul fondale marino le palancole che serviranno a contenere la movimentazione del sedimento marino causato dalla talpa meccanica per la realizzazione del tunnel del gasdotto Tap.

Il primo cittadino lo ha ripetuto questa mattina al pacifico presidio che si è tenuto in località Masseria del Capitano, a poche centinaia di metri dall'area individuata per la realizzazione del terminale di ricezione: la battaglia non è finita e proseguirà in tutte le sedi, convintamente e pacificamente. Centinaia di persone si sono avvicendate nell'assolata campagna dove esponenti della comunità locale e del movimento No Tap hanno ripercorso i punti considerati di debolezza e di contraddizione di tutta la procedura autorizzativa, ma anche rivendicato, ancora una volta, l'inutilità e la dannosità dell'opera. Del resto l'idea che un impianto di quel tipo possa sia previsto a poche centinaia di metri dal centro abitato desta preoccupazioni: ci sono genitori con figli piccoli, anziani, gruppi di amiche, uno spaccato di ordinaria cittadinanza, insomma che discute e si incoraggia davanti a una manciata di carabinieri disposti all'ingresso del lungo stradone creato per consentire il passaggio di mezzi pesanti.

Tra una settimana è attesa la perizia disposta dal gip Cinzia Vergine su richiesta del sostituto procuratore Valeria Farina Valaori: il nodo da sciogliere è l'assoggettabilità del progetto del terminale alle stringenti prescrizioni della normativa "Seveso", esclusa in fase autorizzativa nonostante il comando provinciale dei vigili del fuoco di Lecce sembrasse orientato in quel senso, tanto da richiedere alla società documentazione integrativa ai fini del rilascio del nulla osta di fattibilità: la questione era stata poi risolta dall'intervento delle gerarchie superiori del ministero dell'Interno che, escludendo l'ipotesi che si potesse applicare la direttiva sul rischio di incidenti rilevanti (leggi qui), aveva eliminato di fatto la prescrizione A13 imposta dal ministero dell'Ambiente in fase di valutazione dell'impatto. Nell'economia di tutta la vicenda avrà certamente un peso molto importante il parere degli esperti individuati dal gip e confermati nonostante per uno di loro ci sia stata una richiesta di sostituzione - per conflitto di interessi - avanzata dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano e poi respinta.

Ma quello per la direttiva Seveso non è l'unico fronte aperto. Nel cantiere di San Basilio è sostanzialmente tutto fermo: lì è stato costruito il pozzo di spinta per la talpa meccanica incaricata di scavare il tunnel verso il punto d'uscita nel mare di San Foca, più o meno dove si trova ora la Adhemar. Dopo l'ordinanza del sindaco sul divieto di uso delle acque di falda, risalente a luglio, i carabinieri del nucleo ecologico, su input della magistratura, stanno verificando la correttezza delle opere di impermeabilizzazione, mentre si attende l'esito dei campionamenti per conoscere se, e in quali misura, siano presenti sostanze pericolose ravvisate. La società ha rivendicato il massimo rigore nelle procedure seguite, ricordando di aver condotto monitoraggi sin dal 2016 e di aver ravvisato sforamenti dei parametri di legge per alcuni elemeni - arsenico, nichel, manganese - già prima dell'inizio dei lavori e non solo durante.

Sul versante politico, intanto, c'è da segnalare, sempre questa mattina, una niziativa a San Foca  con l'eurodeputato Massimo Paolucci, accompagnato dal coordinatore provinciale di Leu, Salvatore Piconese e dal capogruppo in Regione, Ernesto Abaterusso. L'obiettivo è quello di incalzare il governo per uno spostamento del punto di approdo del gasdotto.

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