Zeppo d’estate, ma poi il deserto. “Centro storico poco attrattivo d’inverno”

L’associazione dei commerciati di Gallipoli analizza le cause della desertificazione del borgo antico e la serrata dei negozi e ristoranti nei mesi invernali. “Chiusure obbligate, manca programmazione

GALLIPOLI - Brulicante di turisti e visitatori d’estate, con negozi e ristoranti a pieno regime, ma desolatamente destinato a chiudere i battenti con l’arrivo della stagione invernale. Il nodo desertificazione per il centro storico di Gallipoli è problema atavico: dal numero sempre decrescente dei residenti alle chiusure ad orologeria cadenzate dagli esercenti e operatori commerciali che lamentano la mancanza di attrattive e movimentazione nei mesi di bassa stagione e invernali che indurrebbero alla serrata pressoché obbligata. In tale direzione un cambiamento di  tendenza, anche alla luce del rilascio delle licenze per le attività commerciali rilasciate tutto l’anno, è stato auspicato anche dal referente cittadino di Italia Destati, Francesco Boellis, che aveva invitato anche le istituzioni comunali a regolamentare meglio le aperture invernali del borgo antico.

Proprio in merito alla questione della chiusura delle attività commerciali nel centro storico per il periodo invernale, Sandro Freddo e Matteo Spada, rispettivamente membro del direttivo e presidente dell’associazione commercianti e imprenditori, ribadiscono un concetto già palesato in altre circostanze: il turismo fuori stagione, così come il mancato ripopolamento del centro storico, non mancherebbe per la chiusura delle attività commerciali, ma bensì esattamente per la motivazione contraria, cioè sono i commercianti ad essere obbligati a chiudere le attività per mancanza di turismo o di residenti. In tale direzione l’associazione dei commercianti cerca di ristabilire quello che, a suo giudizio, è il corretto rapporto di causa-effetto tra i due fenomeni, uno conseguenza dell’altro.

La responsabilità quindi sarebbe da ricercarsi nella mancata destagionalizzazione, con l’assenza di turisti e la mancanza dei residenti nel centro storico, che non consentono un’apertura delle attività per tutto l’anno. Non è certo le colpe sono da addebitarsi ai commercianti e ristoratori. Da qui il presidente del sodalizio, Matteo Spada, avanza anche una proposta: partire dal settore enogastronomico ed attivare, o sviluppare, i punti di interesse e di aggregazione come il teatro Garibaldi, per poter innescare un processo di sviluppo in controtendenza e dare dei motivi validi per entrare nel centro storico e permettere quindi alle attività commerciali un’apertura continuativa per dodici mesi all’anno.

La voce dei commercianti 

“Una cosa dev’essere chiara, la chiusura delle attività commerciali del centro storico nel periodo invernale è frutto di scelte forzate” chiarisce Sandro Freddo, “non è che non ci sia turismo per la chiusura delle attività commerciali, ma è esattamente il contrario. Deve essere chiaro a tutti che i commercianti sono di fatto obbligati a chiudere, in quanto non vi è quel flusso di affari tale da giustificare l’apertura di un’attività per tutto il periodo invernale, né tantomeno hanno la possibilità di occupare il suolo pubblico ai fini commerciali. Quindi, dalla mancata destagionalizzazione con l’assenza di turisti nei mesi freddi e dalla mancanza dei residenti nel centro storico, scaturisce la desertificazione del centro storico di Gallipoli. Questo ovviamente, altro non è che il frutto di ciò che è dettato dal mercato” conclude Freddo, “ed i commercianti, in assenza di politiche che diano un indirizzo ben preciso al tessuto economico, commerciale e imprenditoriale della città, devono quindi sottostare alla legge di mercato, che impone di puntare su ciò che è più redditizio in particolari periodi dell’anno, come trattare articoli per i turisti da vendere durante la stagione estiva e facili da riporre in valigia”.

Per il presidente Matteo Spada è del tutto scontato che “si vuole addossare ai commercianti la responsabilità dello svuotamento del centro storico, senza considerare, ad esempio, che le stesse istituzioni hanno delocalizzato gli uffici al di fuori di esso, facendo venire meno servizi essenziali per i residenti”. Non di secondaria importanza secondo i commercianti del borgo antico sono poi i problemi causati dall’attuale contesto normativo (su scala locale ad esempio, non è permessa l’occupazione di suolo pubblico ininterrottamente per 365 giorni l’anno), la concorrenza dei negozi online e le variabili macro economiche, che comportano consumi sempre più contratti e che rendono sempre più oneroso e problematico gestire o avviare un’attività commerciale.

“Accusare i commercianti dello svuotamento del centro storico, è frutto di una visione semplicistica e miope, in quanto serve per prima cosa la volontà istituzionale di voler mettere a fuoco il problema, analizzandone il fenomeno e le variabili che hanno portato a questo” chiarisce Spada, “e dall’altra parte cercare di porre in essere delle contromisure idonee per poter registrare una controtendenza ponendo fine al trend di spopolamento e desertificazione. Quello che avviene a Gallipoli in inverno accade anche in tanti altri centri storici, come Ischia, Matera, Leuca e, fino a poco tempo fa, Lecce. Senza dimenticare poi altre due variabili fondamentali: in primis, il centro storico di Gallipoli è delocalizzato rispetto al centro geografico della città e poi a spopolarsi non sono solo i centri storici, ma è l’intero Salento e tutto il mezzogiorno”.

Come si può pensare allora che sia possibile invertire tale tendenza semplicemente mantenendo qualche negozio aperto, magari molto più scomodo da raggiungere rispetto agli altri presenti nel borgo nuovo? E mentre altri luoghi di forte interesse sono chiusi, come il teatro Garibaldi, che invece potrebbe rendere la città protagonista di una preziosa stagione teatrale ed essere un’attrazione per tutta la provincia? “Oltre gli aspetti artistico-culturali” incalza Spada, “l’unico settore abbastanza attrattivo nel centro storico è la ristorazione. Allora, magari, si potrebbe partire proprio dal settore enogastronomico, insieme all’attivazione dei punti di interesse e di aggregazione come il teatro Garibaldi, organizzando piccoli e grandi eventi toccando le nostre peculiarità quali l’arte dei cartapestai, i riti della settimana santa e così via, per poter innescare un processo di controtendenza e dare dei motivi validi  per entrare nel centro storico e permettere quindi alle attività commerciali un’apertura continuativa per dodici mesi all’anno”.

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