Classifica dei Comuni virtuosi ed efficienti: Lecce ancora in zona retrocessione

Resi noti i dati della ricerca dell'Osservatorio dell’Università Cattolica sul rapporto tra spesa ed offerta dei servizi. Il capoluogo salentino fa segnare un indicatore negativo (-22,7) e si attesa al 41esimo posto

LECCE - Se Pisa risulta il Comune capoluogo più virtuoso ed efficiente d'Italia, da un punto di vista finanziario e nel rapporto tra spesa ed offerta dei servizi (il suo indicatore di efficienza è pari a 139,50 punti), per la città di Lecce c’à ancora molto da fare per scalare la classifica. Il capoluogo salentino si colloca al 41esimo posto, nella quota “rossa”, una sorta di zona retrocessione, tra le 52 municipalità  capoluogo di provincia, con una popolazione al di sopra degli 80 mila abitanti, con un indicatore negativo di efficienza pari a  –22,76 punti. E’ il dato che emerge dall’analisi della ricerca effettuata dall'Osservatorio sui conti pubblici dell'Università Cattolica di Milano, con la direzione del professor Carlo Cottarelli.

La classifica provvisoria riguarda i 52 Comuni, nonché capoluogo di provincia, con più 80 mila abitanti nelle regioni a statuto ordinario, mentre i risultati per i restanti comuni italiani verranno pubblicati nei prossimi giorni una volta acquisite, in via elettronica, le informazioni per tutti gli 8 mila comuni italiani. Lo studio si basa sui cosiddetti “fabbisogni standard”, che vengono calcolati tenendo conto della dimensione del territorio, della popolazione, della situazione finanziaria dei comuni. Il confronto, tra indicatore di spesa e indicatore di offerta, viene effettuato attraverso sei parametri legati ad altrettante funzioni svolte dai Comuni: la viabilità ed il territorio, l’istruzione pubblica (inclusi gli asili nido), le funzioni generali di amministrazione e controllo (ad esempio la gestione del personale comunale), le funzioni di polizia locale, i servizi inerenti al settore sociale a carico dei comuni (strutture residenziali di ricovero per anziani) e lo smaltimento dei rifiuti.

L’indicatore di efficienza complessiva è calcolato come media ponderata dei sei indicatori relativi al 2016. “Per redigere la classifica abbiamo rielaborato i dati raccolti dalla Sose Spa, una società creata dal Ministero delle Finanze e dalla Banca d'Italia per organizzare e trasformare in conoscenze utili le informazioni sulla finanza locale", ha spiegato nella nota diffusa oggi Alessandro Banfi il ricercatore dell'Osservatorio che ha curato lo studio. "Il nostro contributo è stato quello di ricavare l'indicatore complessivo di efficienza, con cui abbiamo stilato la classifica. Sono stati sistematizzati e messi a confronto due parametri: l'indicatore di spesa e quello di offerta di servizi".

4C65B5E2-5EE2-4DFB-AFC7-83BA3D2C9919-4Il comune in vetta alla classifica, Pisa, risulta primo perché con una spesa non molto di poco superiore allo standard, riesce a offrire servizi in quantità molto superiore alla media per una città di quelle dimensioni. Seguono Parma, Padova e Piacenza che registrano una simile composizione di punteggio: una spesa standard molto vicina rispetto a quella storica e un punteggio in termini di quantità di servizi offerti piuttosto alta. A metà classifica si trovano quei comuni che registrano un indicatore di efficienza prossimo allo zero, ovvero quelle città per cui uno scostamento della spesa viene compensato da uno scostamento di pari entità nella quantità dei servizi offerti. Fanno parte di questa categoria comuni come Milano, Novara, Andria e Roma.

A chiudere la classifica c’è Foggia, che registra un indicatore di spesa tutto sommato in linea con la media, ma accompagnato da un livello di servizi di circa il 70 per cento inferiore agli altri comuni simili per fascia di popolazione. Anche Brindisi, altro capoluogo pugliese, occupa la penultima posizione nella classifica, con un livello di spesa complessivo del 30 per cento più alto dello standard (del 50 per cento più alto per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti e quasi doppio per quanto riguarda la spesa per il settore sociale). Nelle retrovie anche le altre città pugliesi, Taranto (49esima posizione), Bari (48esima) e Barletta (45). Tra le consolazioni per la città di Lecce quella di guardare dall’alto le altre città capoluogo della Puglia, ma il 41esimo posto non è certo la posizione più consona per il salto ai vertici nella classifica dei comuni virtuosi.

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