Consegnati i risultati delle analisi sui campioni di calcestruzzo del pozzo di spinta

Il valore del cromo esavalente è di 11,3 parti per milione. Il parametro utilizzato, per analogia, è di 5, relativo alle acque sotterranee

Dicembre 2017, primi lavori per il pozzo di spinta a San Basilio.

LECCE – Il tassello mancante nel mosaico della analisi per verificare la presenza di sostanze pericolose nel cantiere di San Basilio è arrivato. Dal laboratorio di Arpa Umbria sono stati inviati i risultati del test di cessione in acqua del materiale cementizio prelevato nel pozzo di spinta per il tunnel.

Il livello di cromo, nella sua forma esavalente, è risultato di 11,3 parti per milione. Un livello che supera la concentrazione soglia di contaminazione (Csc) assumendo come riferimento - per analogia - i parametri previsti per le acque sotterranee, dove il valore limite è 5 secondo quanto disposto dal decreto legislativo 152 del 2006*.

Le indagini erano state disposte dal tavolo tecnico insediato presso la Provincia di Lecce e dalla procura della Repubblica del capoluogo che ha aperto un’inchiesta per presunto inquinamento della falda al di sotto del cantiere. A metà novembre, quando vennero effettuate perquisizioni e sequestri, LeccePrima chiese al direttore di Arpa Puglia per Lecce, Roberto Bucci, di spiegare cosa è il cromo, metallo pesante presente in natura e in quali condizioni può diventare pericoloso.

Lo stesso Bucci ha firmato la lettera di accompagnamento del referto del laboratorio di Perugia, nella quale si precisa che “non esistono limiti normativi con cui confrontare gli esiti analitici. I limiti di riferimento utilizzati nel decreto ministeriale del 1998 utilizzato come norma tecnica di riferimento per il test di cessione, si applicano ai rifiuti oggetto di recupero e non alle materie prime”. Insomma, l’agenzia pugliese ha letteralmente ribadito quanto già scritto in precedenza per quanto riguarda lo stabilizzato di cava prelevato nell’area conci. Anche in quel campione la concentrazione di cromo era oltre la soglia presa, in analogia, come parametro.

Tutti gli altri dati ottenuti e trasmessi al Tar Lazio che li aveva sollecitati in merito a un contezioso tra Tap e Comune di Melendugno, si erano attestati al di sotto delle concentrazioni limite, sia per quanto riguarda le acque, sia per i terreni. Le indagini erano finalizzate a verificare la presenza di arsenico, manganese e nichel oltre che di cromo.

I campioni inviati in Umbria sono stati due: uno prelevato dal calcestruzzo dei pali secanti del pozzo di spinta, l’altro da quello del jet grouting (quando si inietta nel terreno una miscela di cemento ad alta pressione). Per seguire i dettami del decreto del 2006 i campioni, che risultavano di una granulometria superiore ai 4 millimetri, sono stati ulteriormente frammentati e poi spediti al laboratorio. Questa operazione è avvenuta l’11 dicembre alla presenza dei rappresentanti di Tap.

*Per un mero errore era stato inizialmente indicato 2 come Csc per le acqua di falda. Il valore corretto è invece 5, mentre 2 si riferisce alla Csc per il terreno.

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