Tariffa per i rifiuti: i Comuni perdono l'ultima battaglia. Accordo resta possibile

Pronuncia del Consiglio di Stato in sede di opposizione di terzi. L'azienda, tramite il suo legale, conferma la disponibilità al dialogo

LECCE - Respinto dal Consiglio di Stato anche l'ultimo tentativo di 63 Comuni salentini di neutralizzare l'adeguamento della tariffa per il conferimento della frazione secca dei rifiuti nell'impianto di trattamento di Cavallino, di proprietà della società Progetto Ambiente. Si tratta di una partita da 30 milioni di euro che ora le amministrazioni comunali sono tenute a versare in una unica soluzione salvo una intesa tra le parti. Una prima proposta venne respinta dai sindaci al termine di una assemblea, nel febbraio 2017, a Palazzo Carafa.

La battaglia giudiziaria si trascina da anni e i Comuni hanno provato da ultimo la strada dell'opposizione di terzo, dopo aver fallito quella dell'appello e della revocazione. In pratica gli enti locali hanno lamentato di non essersi potuti difendere in una controversia che ha coinvolto l'azienda e l'Ambito territoriale ottimale. Per i giudici di Palazzo Spada, tuttavia, i "Comuni opponenti hanno attribuito l’esercizio delle attività connesse ai servizi di gestione degli impianti di recupero, riciclaggio, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani all’Ato. Conseguentemente i Comuni non sono contraddittori necessari nel giudizio in questione, ove parte è stata invece correttamente l’Ato Lecce1 alla quale partecipano attraverso l’assemblea, composta da tutti i Comuni”. Il principio stabilito è alla base di cinque diverse sentenze sulle quali si pronunciata la quinta sezione.

Il legale dell'azienda

"La soluzione del conflitto - ha spiegato l'avvocato Luigi Quinto - sarebbe a portata di mano ed è stata tracciata dal giudice amministrativo che ha chiarito, in altra sentenza di qualche settimana fa relativa alla medesima vicenda contenziosa, che il gestore ha diritto alla copertura dei costi con il solo limite rappresentato dalla dimostrazione di una gestione efficiente del servizio, che è poi la proposta che ebbi modo di formulare un anno fa in una riunione svoltasi presso il Comune di Lecce".

"E’ allora inspiegabile, alla luce del principio espresso dal giudice amministrativo, oltreché foriero di enormi danni per gli anti locali, il rifiuto dell’Agenzia regionale di procedere alla determinazione della tariffa attraverso la copertura dei costi - conclude Quinto -. La situazione è ancor più paradossale se si considera che la stessa Agenzia regionale aggiorna ogni anno la tariffa di smaltimento di altri impianti pubblici regionali gestiti da Amiu e da Aseco applicando proprio il principio della copertura dei costi, quello invocato dal gestore e condiviso dal Tar". 

Il commissario replica

Il commissario dell'Agenzia regionale, Gianfranco Grandaliano sottolinea da parte sua come i tribunali amministrativi abbiano stabilito in più occasioni la legittimità della definizione delle tariffe da parte dell'organo regionale e come "le sentenze a cui fa riferimento il legale di Progetto Ambiente sono relative a un periodo nel quale vigeva ancora il sistema degli Ato e l'Agenzia non era stata costituita per legge. L'attività svolta dall'agosto 2016 in poi è, invece, sentenze alla mano, legittima e svolta nell'esclusivo interesse delle comunità pugliesi e con l'obiettivo unico di offrire un servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani che rispetti i principi fondamentali dell'efficacia, dell'economicità e della trasparenza".

Per Grandaliano, dunque, "il principio di copertura dei costi invocato dall'azienda e dai suoi legali nel mero interesse imprenditoriale non è affatto applicabile. Stando, infatti, alle sentenze del Tar di Lecce l'applicazione di tale principio potrebbe ribaltare sui Comuni costi derivanti da scelte imprenditoriali anche sbagliate o comunque non condivisibili o condivise, motivo per cui è fondamentale la mediazione e l'azione costante dell'Ager".

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