Gli studenti leccesi assieme al resto del mondo: “Ci siamo rotti i polmoni”

Un corteo al quale hanno partecipato in quasi quattromila: dai bimbi fino ai docenti universitari. La preoccupazione per il futuro: la conversione ecologica non diventi tecnologica. Un passo indietro, assieme alle istituzioni locali

Il corteo di oggi, per le vie del centro di Lecce.

LECCE  - Il Salento esce per un giorno dalla periferia, si unisce al resto del mondo e scende in strada per sostenere lo Sciopero per il futuro. Ma, ça va sans dire, latita buona parte della compagine politica. Martina ha quasi sei anni, lo zainetto di Peppa Pig in spalla e una coscienza ambientalista: “Il nonno mi ha regalato una bicicletta. Lui cammina soltanto con quella perché la Terra sta morendo”. Ma il pensiero di alcuni adolescenti iscritti del Liceo classico “Palmieri”, certamente più complesso, non è però molto distante da quello della bimba dell’asilo. Il loro striscione, uno dei numerosi esibiti durante il corteo di questa mattina per le vie di Lecce, recitava:” Se il clima fosse banca, l’avremmo già salvata”.

Nonostante ci sia ampiamente “rotti i polmoni”, come hanno urlato in città (così nel resto d’Italia) i circa cinquemila partecipanti del corteo di oggi, l’emergenza la si riesce ancora a “respirare”.  Dai piccoli allievi della scuola dell’infanzia, passando per i licei leccesi, fino alle associazioni universitarie, il fiume di colore verde ha invaso le strade cittadine, rimpendone ogni intercapedine, per appoggiare quell’iniziativa globale lanciata dalla ragazzina svedese con la cerata gialla più famosa al mondo: Greta Thunberg.

Diversi docenti hanno coordinato il corteo di oggi, preparando in anticipo i propri studenti. “La nostra formazione è globale, trattiamo tutti i temi, ma in questo momento abbiamo a cuore i cambiamenti climatici, punto di forza delle nuove generazioni contro un sistema politico che si è dimenticato degli esseri umani, della vita”, dichiara Santa De Siena, docente di Filosofia del Liceo classico “Palmieri”.

Il video: in quasi quattromila in corteo in città

“Intanto, è fondamentale avere una coscienza politica dei problemi, una conoscenza approfondita e non superficiale dei problemi. La posta in gioco è il riscaldamento globale a livello planetario”, prosegue per poi suggerire una radicale modifica del modello di sviluppo, a partire da quello culturale. “La transizione ecologica non diventi tecnologica”, conclude.  “Siamo qui per salvare gli animali”, dichiarano teneramente i piccoli partecipanti al corteo. Ma è chiaro che in ballo c’è un modello di società che andrà rivisto rimodulando l’agenda politica dal piano locale a quello globale.

Le scuole, le università, i genitori, il mondo dello sport: tutti possono concorrere a dire la loro, ma la cultura, purtroppo, pare non sia il solo veicolo di sensibilizzazione. E il Salento, come le vicine province di Brindisi e Taranto, lo sa bene, sulla propria pelle, a proprie spese, quanto l’emergenza ambientale - prodotto di decenni di politiche industriali spregiudicate – sia ora la causa di un’altra emergenza locale: quella dei tumori, che sta decimando intere famiglie, trascinando il sud  in un macabro guinness dei primati.

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