"Credibile e meritocratico: è lui l'artefice del successo". Meluso lancia Liverani

Se il Lecce è la squadra rivelazione della serie B ed è in lotta per la promozione diretta, una parte del merito è di chi ha operato sul mercato. Per il ds, però, il valore aggiunto è il tecnico

Il ds del Lecce, Mauro Meluso.

LECCE – Con otto gare ancora da disputare, una certezza è già acquisita: il Lecce è andato oltre ogni aspettativa. Terza in classifica, a distanza ravvicinata da Brescia e Palermo (sebbene con una gara in più), la squadra giallorossa è in piena lotta per la promozione diretta in serie A.

Il direttore sportivo del club, Mauro Meluso, è certamente tra i protagonisti di questa esaltante stagione di serie B. Al terzo anno nel Salento, ha allestito, di concerto con la società e con l’allenatore, Fabio Liverani, una squadra che è già da mesi la rivelazione del campionato. A Meluso abbiamo rivolto alcune domande.

Quale partita più di ogni altra le dato la consapevolezza del valore della squadra?

Da subito, cioè dal pareggio a Benevento, ho avuto la sensazione che potessimo fare cose egregie, ma le partite per me molto indicative sono state due: quella di Livorno, dove abbiamo vinto contro un’altra neopromossa con una prestazione importante. E quella di Verona, giocata con autorevolezza. Questa consapevolezza nei nostri mezzi, devo dire, non è si è mai trasformata in presunzione o in superficialità.

Il Lecce è in lotta per la promozione diretta. E non si ha più paura di parlare di serie A

Noi non vogliamo certo prendere in giro nessuno, per questo non ci nascondiamo dietro un dito. Inizialmente il nostro obiettivo era la salvezza, la squadra era stata costruita per quello e, anzi, abbiamo accelerato su qualche operazione dopo che è stata decretata la composizione del girone a 19 squadre, perché c’era un po’ di preoccupazione. Con 22 squadre, invece, alcune mosse sarebbero state più graduali. Oggi che siamo in lotta per la A, non ci devono però mancare la spensieratezza e la serenità: se non dovessimo riuscire a tagliare quel traguardo, non cambierebbe nulla. Abbiamo un parco giocatori di proprietà che rappresenta un bel nucleo da cui partire.

Capita che gli acquisti migliori non siano necessariamente i più costosi o i più attesi dai tifosi. Quale operazione, secondo lei, le invidiano di più i suoi colleghi?

Questo lo dovrebbe chiedere agli altri direttori sportivi. Ricordo solo che alcuni avevano detto di aver puntato La Mantia: la cosa mi fa sorridere.

Delle volte non basta avere una pagella ottima al calciomercato per ottenere risultati sul campo. Qual è stato l’effetto moltiplicatore di Liverani per ottimizzare il suo lavoro?

Non saprei dirglielo con una percentuale, ma il suo lavoro è stato enormemente importante. Penso che lui abbia una grande dote, su tutte le altre: ha fame tutti i  giorni, non si accontenta mai. È un tecnico credibile, coerente, meritocratico: è l’artefice principale di questa stagione.

Veniamo al prossimo impegno, contro il Pescara. Cosa le ricorda la gara di andata?

Non stiamo lì a rammaricarci per i tre punti che potevamo prendere, perché anche quando eravamo rimasti in dieci stavamo facendo noi la partita. Ricordo una grande amarezza e certamente vogliamo riscattare quella sconfitta, figlia di un arbitraggio discutibile: le espulsioni furono esagerate, tra l’altro in una fase della gara per noi di crescita. Sono convinto che furono errori fatti in buona fede.

A proposito di espulsioni, quest’anno la sua condotta è molto più disciplinata della scorsa stagione. Che è successo?

A dire il vero, ho visto meno partite dalla panchina. Poi bisogna dire che gli arbitri sono più bravi: ci sono direttori di gara competenti che vengono anche dalla serie C. Si è alzata la qualità del settore arbitrale e devo fare i complimenti a Giannoccaro. Ho da lamentarmi poco, a parte le partite con Salernitana, in casa, e Brescia, non ricordo episodi particolari.

Lei è già impegnato a tracciare una rotta per il prossimo mercato, anche se, per fortuna, il Lecce non sa ancora in che categoria giocare?

Noi ci guardiamo intorno, grazie da un’area scouting efficiente, formata in particolare da due persone - Federico Cavola e Angelo Antenucci – che monitorano i campionati italiani ed esteri. Sotto questo aspetto siamo non dico all’avanguardia, ma a buon punto. La cosa che più mi preoccupa del prossimo futuro non è il mercato, ma la condizione degli impianti, a partire dallo stadio di Via del Mare.

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