Sette anni di custodia giudiziale: una bici costa al Comune 6350 euro

In consiglio arriva il riconoscimento di "piccolo" debito fuori bilancio. Nei cassetti di Palazzo Carafa almeno un centinaio di sentenze esecutive per procedimenti che, di anno in anno, diventano più gravosi

LECCE – Sono almeno 130 le sentenze di condanna per il Comune di Lecce che, prima o poi, devono essere riconosciute come debiti fuori bilancio. Alcune di queste lo saranno nel consiglio comunale di venerdì, il che implica, come conseguenza automatica, la comunicazione alla Corte dei Conti per l’accertamento di eventuali responsabilità erariali.

Importi di poche migliaia di euro che però, considerati nel complesso, diventano una zavorra a carico di un ente, e dunque dei contribuenti, che è già gravato da una condizione economico-finanziaria molto fragile. Importi che potrebbero essere molto minori se la macchina burocratica e l’indirizzo politico avessero funzionato negli anni in maniera diversa.

Maria Teresa Romoli, che da metà giugno è stata nominata dirigente del settore Affari Generali e Contenzioso nell’ambito della rotazione disposta dal sindaco, ha cercato di portare a termine una ricognizione di tutti i debiti fuori bilancio ancora pendenti. L’input è nato a fine settembre, quando è arrivato l’atto di precetto relativo ad una sentenza emessa all’inizio del 2018. La cosa l'ha sorpresa, considerando che attestazioni precedentemente disposte dal sindaco Salvemini sulle passività erano state rassicuranti.

Bici in deposito dal 2010: costo finale 6350 euro

Storie come queste sono ordinaria amministrazione, tanto da essere considerate fisiologiche, non solo a Lecce. Con ricorso per ingiunzione di pagamento notificato al Comune il 27 novembre del 2017, il legale di una ditta che opera nel soccorso stradale si rivolge alla giustizia civile per vedersi riconosciuto il diritto al compenso per le spese di recupero, trasporto e custodia di una bicicletta in seguito a un verbale della polizia locale datato 23 luglio 2010.

In tutti quegli anni, recita la sentenza, il Comune non ha mai dato riscontro alle richieste di liquidazione avanzate dalla parte, né ha dato indicazioni su cosa farne del mezzo: trascorso un certo periodo di tempo può essere distrutto o alienato, di certo non deve rimanere a marcire per l'eternità a carico dell'ente. A marzo del 2017, tramite l’istituto della negoziazione assistita, la ditta individuale propone all’ente di chiudere la faccenda con l’importo di 5mila euro, Iva inclusa, senza però ottenere alcuna risposta.

Si arriva dunque al procedimento davanti al got Marcella Scarciglia e il Comune si costituisce in giudizio il giorno prima dell’udienza del 26 gennaio 2018, termine peraltro non più utile per eccepire la prescrizione del diritto al compenso. Il 26 febbraio il giudice condanna il Comune  al pagamento di 2935,30 euro oltre interessi sino al soddisfo, più mille 689 euro e il 15 percento rimborso forfettario, spese generali, iva e cap (competenze per atto di precetto).

La sentenza viene notificata a Palazzo Carafa ad aprile, mentre il 28 settembre, viene effettivamente protocollato l’atto di precetto - una sorta di timer, azionato più o meno a piacimento, che fa precipitare la situazione - che contiente l’intimazione al pagamento entro dieci giorni, pena l’esecuzione forzata. A questo punto il dirigente istruisce l’iter per il riconoscimento del debito fuori bilancio. Nella relativa delibera il totale è di 6mila 347 euro, di cui 3585 di sorte capitale, 2464 di onorario legale, e 297 di competenze per atto di precetto. Questa è una storia che, se moltiplicata per cento, dà l’idea del quotidiano paradosso della macchina amministrativa: più passa il tempo, più si paga, più si accumulano pendenze difficili da gestire.

Eppure con un’azione tempestiva si può risparmiare tanto e bisogna anche precisare che eseguire una sentenza esecutiva non pregiudica l’impugnazione o la contestazione della stessa. Il sindaco ha infatti deciso, all'inizio del suo mandato, di riconoscere tutte le sentenze esecutive come debiti fuori bilancio, facendo fronte anche alla contestazione di essere troppo acquiescenti rispetto alla pretese di terzi, in ragione di un astratto principio di contabilità. Vicende come quella esposta dimostrano che atteggiamenti inerti o dilatori non fanno altro che aggravare il conto finale per la collettività e paralizzare la macchina amministrativa che si ritrova con cassetti pieni di procedimenti relativi a fatti vecchi anche di un decennio, rispetto ai quali l’avvocatura ha le armi spuntate: una mole di lavoro enorme e poche risorse. Ogni anno gli avvocati del Comune devono, infatti, gestire almeno 600 nuove cause.

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Riguardo al peso del contenzioso, proprio il consigliere di Lecce Città Pubblica, Pierpaolo Patti, che è anche il presidente della commissione Bilancio nel cui ambito oggi si è discusso dei debiti fuori bilancio, aveva proposto una convenzione con avvocati under 40 (e con reddito inferiore ai 15mila euro) per difendere il Comune nella cause di minore entità: lo scopo era duplice, da una parte favorire l’accesso agli incarichi pubblici a giovani legali che sono sistematicamente esclusi e dall’altro favorire una difesa efficiente e tempestiva dell’ente. La proposta non è ancora approdata in consiglio.

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