Danni all’udito per l’attività nelle basi aeree. Consiglio di Stato riconosce la causa di servizio

Grazie al parere dei giudici accolto il ricorso di un maresciallo dell’Aeronautica che si era visto respingere l’istanza da parte del ministero della Difesa. Affetto da neurinoma acustico causato dal lavoro in bunker e nelle esercitazioni

foto di repertorio

LECCE – Grazie al parere espresso dai giudici della prima sezione del Consiglio di Stato un maresciallo dell’Aeronautica militare riesce ad ottenere il riconoscimento della sua patologia (neurinoma acustico), per causa di servizio dopo il rigetto dell’istanza del ministero della Difesa. I giudici di Palazzo Spada, interpellati nell’ambito del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica presentato dal militare, con il pronunciamento pubblicato il 4 marzo scorso, hanno di fatto accolto l’opposizione al rigetto della domanda presentata dai legali del sottoufficiale, gli avvocati Francesco Romano e Leonardo Marutti.

La storia ha origine a partire dal novembre del 2015 quando il maresciallo presentava la domanda per il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio e la concessione dell’equo indennizzo per l’infermità. Il militare infatti aveva svolto mansioni di controllore della difesa aerea ed era stato impegnato nelle esercitazioni e valutazioni all’interno di bunker e sale operative soggette a rumore di fondo e a picchi di disturbo e alle cosiddette scariche. Anche la Commissione medico ospedaliera, nel giugno del 2016, aveva riconosciuto e confermato che sottufficiale era affetto da  neurinoma acustico.           

Severi i giudici: "Caso valutato con formule generiche"

Ma su richiesta dell’aeronautica e del ministero della Difesa, il Comitato per le valutazione delle cause di servizio con il proprio parere espresso nel febbraio del 2017, giudicava che l’invalidità legata alla patologia “non era dipendente da causa di servizio”. A seguito del relativo rigetto dell’istanza da parte del ministero, il militare proponeva il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Ora il Consiglio di Stato, investito della questione, ha annullato la valutazione negativa della commissione militare riconoscendo che “il Comitato di verifica per le cause di servizio non spiega perché, a fronte di una prolungata attività negli compiti istituzionali, non potesse manifestarsi una patologia come quella diagnosticata al 1°maresciallo”.

Secondo i giudici “non sono state poste in luce criticità nello stato di salute del militare, tali da potersi pervenire, con ragionevolezza, ad un giudizio di non dipendenza da causa di servizio dell’infermità in questione. Emerge, infatti, soltanto l’uso di formule generiche e, per alcuni versi, stereotipe per dare atto di adempimenti istruttori e valutazioni che, non essendo concretamente individuati, impediscono di verificare se effettivamente sia stata tenuta in conto tutta la documentazione di ufficio che, sia per la sua provenienza, (Amministrazione), sia per il suo contenuto (riconoscimento, quanto meno, di un rapporto concausale determinante ed efficiente tra il particolare servizio prestato dal dipendente e l’insorgenza della patologia denunziata), certamente meritava di essere specificamente presa in esame dal Comitato ed espressamente valutata attraverso una motivazione puntuale che desse conto, sostanzialmente, del percorso logico seguito e delle considerazioni tecniche per le quali non potesse avere alcuna incidenza favorevole ai fini del riconoscimento della dipendenza da causa di servizio”.

Imposta una particolare istruttoria al Comitato di verifica

Secondo il parere espresso dai giudici di Palazzo Spada nel caso specifico “in presenza di fatti di servizio documentati da atti della stessa amministrazione e di valutazioni specifiche operate già da altri organi di quest’ultima, costituisce obbligo del Comitato di valutazione per le cause di servizio, dare contezza specifica di averli esaminati, attraverso una loro puntuale indicazione, ed esternare, in caso di contrasto di pareri, la specifica motivazione per la quale pur tuttavia si perviene all’espressione di un avviso non favorevole per l’interessato. Nel caso in esame il parere reso dal Comitato di verifica per le cause di servizio, in conformità del quale si è pronunciata l’amministrazione militare, è del tutto privo di riferimenti di carattere individualizzante nei riguardi del militare”.

Secondo i legali Francesco Romano e Leonardo Marutti l’importanza della pronuncia risiede anche nel fatto che, al di là del singolo episodio,  “il Consiglio di Stato ha statuito che il Comitato di verifica deve fondare la propria decisione su elementi capaci di individualizzare il parere ancorandolo effettivamente al curriculum lavorativo del militare. Il Comitato di verifica per le cause di servizio deve spiegare perché, se vi è stata una prolungata attività in particolari compiti istituzionali, non possa essere questa la causa della patologia diagnosticata sul soggetto. Quindi, il Consiglio di Stato, con questa pronuncia, impone al Comitato di Verifica una particolare istruttoria e una adeguata motivazione nell’esame delle istanze che tenga conto delle attività concretamente espletate dal militare. Tale pronuncia del supremo organo giudicante amministrativo apre lo spiraglio alla revisione di molte pronunce di rigetto effettuate nel riconoscimento dell’equo indennizzo e, quindi, ad un maggior riconoscimento della causa di servizio”.

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Commenti (1)

  • Con questo giusto verdetto ora molti ricorreranno al consiglio di stato per ricevere il giusto riconoscimento.......con somma felicità di AMPLIFON che si sta sfregando le mani :) :) :)

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