Spazi culturali col manuale Cencelli: degrado e spreco nell'ex Convitto Palmieri

La Provincia, proprietaria del complesso di piazzetta Carducci, e Regione, hanno firmato una convenzione. La parte rimasta a Palazzo dei Celestini, però, è in buona parte abbandonata: nel giardino anche carcasse

Le postazioni per la scuola di chef.

LECCE - Mentre nel cortile interno della Biblioteca Bernardini sono già iniziati i preparativi per accogliere la terza edizione di Vive le cinéma, il festival del cinema francese che per la prima volta si svolgerà a Lecce (dall’11 al 15 luglio), nel giardino esterno il tempo sembra essersi fermato all’era del degrado: carcasse di animali morti – uccelli e gatti di cui si vedono anche le ossa – erbaccia incolta che cresce indisturbata. Le finestre delle sale lettura sono spalancate per il caldo e a qualunque fruitore può capitare di assistere a tale scempio.

Nel cuore di Lecce, in uno degli immobili, l’ex Convitto Palmieri, con il maggior potenziale dal punto di vista culturale, di cui fa parte anche la chiesa di San Francesco della Scarpa, saltuariamente sede di esposizioni (ne è in allestimento una su Tito Schipa). Un aspetto, questo della localizzazione, che va sottolineato perché si tratta a tutti gli effetti di un contenitore di gran pregio storico e architettonico che però sembra non esistere, estraneo all’immaginario collettivo.

Nel luglio del 2014, nel corso delle illustrazioni delle attività di cantiere, lo spazio esterno di circa tremila metri quadrati veniva descritto da presidente e vice della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone e Simona Manca, come l’unico spazio verde nel centro di Lecce a disposizione della collettività, un’oasi di biodiversità in un contesto pienamente urbanizzato. Dopo quattro anni l’esito è quello che si vede anche nel video.

Video: le immagini all'interno e all'esterno

Il finanziamento complessivo è stato di 8 milioni, per due lotti, nell’ambito del programma operativo interregionale “Attrattori culturali, naturali e turismo”. Il presidente Gabellone quel 22 luglio disse: “Questo imponente progetto di restauro rappresenta per l’intero Salento un’opportunità strategica per tre motivi: il primo è la rapidità dei tempi di ultimazione. Entro un anno i due interventi saranno completati e tutti i locali saranno pienamente funzionali e funzionanti perché è prevista anche la fornitura degli arredi e delle attrezzature. Il secondo motivo: è un sogno bellissimo far partire il completamento del restauro in coincidenza con il rush finale per la candidatura di Lecce a Capitale europea della Cultura 2019. Il terzo è che questo splendido bene architettonico, che rischiava il degrado e l’abbandono, sarà rilanciato con iniziative culturale e servizi che produrranno reddito e faranno economia”.

Certamente l’ultimo riferimento è a quella parte del piano terra, riservata ad attività di ristorante e bar: gli arredi ci sono già da molto tempo ma non si è mossa una foglia. Quando aprirà? Chi lo gestirà? Stesso discorso al livello superiore dove esiste una grande sala già allestita per essere una scuola per chef, con dodici postazioni e attrezzature costose ancora ricoperte da teloni di plastica: ci sono anche gli abbattitori, quegli strumenti utilizzati per il raffreddamento rapido degli alimenti.

A dire il vero, negli anni qualcosa è accaduto: con la legge Delrio (2014) e il faticoso e per certi versi incompiuto passaggio di competenze dalle Province alle Regioni la cultura si è trovata sospesa in una sorta di limbo che ha risucchiato gli operatori, gli immobili, le strategie. A fine del 2017 Regione Puglia e Provincia firmano un documento importante ai fini di questa vicenda: si chiama  “Accordo per la valorizzazione delle biblioteche, dei musei, delle pinacoteche della Provincia di Lecce e dei beni culturali ivi contenuti”.

In esso è prevista la cessione in comodato d’uso gratuito alla Regione Puglia da parte di Palazzo dei Celestini di una parte dell’ex Collegio Argento in viale Gallipoli per la parte destinata a sede del Museo Sigismondo Castromediano, alla pinacoteca e per quella destinata a sede di parte della biblioteca Bernardini; della parte di Palazzo Comi (Lucugnano) destinata a biblioteca; dell’ex Convitto Palmieri, sempre per la parte destinata alla Bernardini. In pratica la Provincia conserva per sé una buona parte del piano terra e una porzione del primo – quello della scuola per chef e di alcune sale attigue.

Da allora inizia una storia a due velocità per l’immobile di piazzetta Carducci: al fine di dare corpo e piena funzionalità al “Polo Biblio Museale” la Regione, con il personale intanto transitato dall’organico provinciale, rilancia la gestione della biblioteca Bernardini, molto apprezzata e frequentata da studenti e non solo, e inizia l’allestimento degli spazi passati sotto la sua gestione, alcuni dei quali sono stati già utilizzati per manifestazioni di vario tipo.

Per quanto riguarda la parte di immobile rimasta alla Provincia invece le lancette dell’orologio si fermano alla fine dei lavori di recupero. Il 19 marzo del 2016, in occasione delle Giornate del Fai, l’ex convitto – come titola questa testata – viene “restituito”ai leccesi in attesa del completamento dei lavori, ritenuto imminente. Ma il tempo non si può fermare e capita così che la natura fa il suo corso anche nelle sale interne: la vegetazione cresce rigogliosa negli spazi che la biblioteca usa come deposito e sui quali va aperta una parentesi. Attrezzati con compattatori a scorrimento e quindi con soldi pubblici già impiegati ad un uso che pare suggerito dalla logica dei fatti, sono rivendicati dalla Provincia che con atto del presidente individua nell’ex mercato dei fiori di Trepuzzi – già utilizzato come contenitore musicale – il nuovo deposito per “l’ingente patrimonio librario”. Una sorta di cambio di destinazione d’uso, di fatto, che potrebbe complicare anche la partecipazione al bando regionale per la creazione di “community library”: è stato presentato infatti un apposito progetto per oltre un milione e mezzo di euro.

Insomma ci sono aspetti di questa suddivisione degli immobili - questo a me, questo a te - che destano forti perplessità. Basta fare del resto una passeggiata nell'immobile per ritrovarsi in ambienti che improvvisamente passano da essere curati e puliti a impolverati e disadorni. È il caso del corridoio che consente una continuità tra il ristorante, il cortile antistante e il giardino, tutti spazi rimasti nella competenza della Provincia di Lecce che, ad oggi, stenta a dare compimento ai suoi propositi di valorizzazione e fruizione dell’immobile che, anzi, dà già segnali di cedimento come dimostra la documentazione fotografica. Un gran peccato di cui qualcuno si dovrebbe ricordare. Ma l’ex Convitto sembra ancora un corpo alieno alla città. Occhio non vede (o non vuole vedere), cuore non sente.

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