“Dehor amovibile e indispensabile”: Consiglio di Stato riabilita struttura della Bella Idrusa

I giudici di Palazzo Spada concedono la sospensiva richiesta dai titolari del ristorante di Otranto nell’ambito del ricorso per la revocazione delle sentenza che aveva obbligato allo smontaggio del gazebo vicino le mura

OTRANTO - Dalla lunga querelle sui pontili nell’area portuale all’occupazione di suolo pubblico a due passi dalle mura del centro storico idruntino. E’ ancora una volta una sentenza della giustizia amministrativa a legittimare l’occupazione all’esterno di bar e ristoranti tramite dehors e arredi a amovibili per la somministrazione all’aperto in particolare in questa stagione estiva legata all’emergenza epidemiologica. Nello specifico i giudici della sesta sezione del Consiglio di Stato, accogliendo la richiesta preliminare di sospensiva e fissando poi l’udienza di merito per il prossimo 20 luglio, hanno accolto il ricorso per la revocazione della sentenza della stessa autorità giudiziaria amministrativa che con un precedente pronunciamento (poi impugnato dai ricorrenti) aveva negato l’installazione di uno dei dehors esterni più caratteristici di Otranto, avvero quello di pertinenza del ristorante-pizzeria “La Bella Idrusa”.

Con il decreto emesso il 20 giugno scorso i giudici di palazzo Spada hanno quindi legittimato, per ora, l’installazione del gazebo esterno fronteggiando le censure della Soprintendenza che aveva già impugnato dinnanzi al Tar l’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune. Il dehor in questione, realizzato in conformità al regolamento comunale dell’arredo urbano, era stato installato due anni fa accanto alle mura di cinta del borgo antico, nello spiazzo antistante il locale pubblico sulla sinistra di Porta Terra, varco principale d’ingresso nel centro storico della cittadina.

Tale installazione aveva dato origine all’ennesima disputa tra il Comune di Otranto e la Soprintendenza, con in mezzo il proprietario del locale. La Soprintendenza, che non aveva emesso il proprio parere nei termini fissati dopo la richiesta del ristoratore, aveva impugnato dinanzi al Tar di Lecce l’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune ritenendo il dehor un elemento deturpante. Il resto è storia nota, con i giudici del tribunale amministrativo che accoglieva il ricorso della Soprintendenza, ed il Consiglio di Stato che, su istanza dell’avvocato Mauro Finocchito, incaricato dalla società proprietaria del ristorante, concedeva la sospensione degli effetti della sentenza del Tar. Vicenda che ha avuto anche dei risvolti in sede penale con la procura che aveva disposto il sequestro della struttura non concedendo poi il dissequestro anche dopo la sospensiva del Consiglio di Stato.

Decisione motivata sul presupposto che, “pur in presenza di titoli edilizi e paesaggistici formalmente validi, l’autorizzazione per l’occupazione di suolo pubblico fosse frattanto scaduta”, sebbene il proprietario del ristorante avesse dimostrato di avere tempestivamente presentato l’istanza di rinnovo ed avesse rivendicato con forza l’ingiustizia di fare ricadere su di lui i ritardi dei funzionari comunali deputati alla firma del rinnovo. Il proprietario del locale era stato quindi costretto a smontare la struttura per poter continuare ad esercitare l’attività di somministrazione all’esterno, che altrimenti sarebbe rimasta bloccata. Anche perché, nel frattempo, il Consiglio di Stato giungeva alla decisione di merito e confermava l’annullamento dell’autorizzazione paesaggistica disposta dal Tar. E ciò sul presupposto dell’omessa considerazione del vincolo culturale, diverso rispetto a quello paesaggistico.

Nonostante la sentenza avversa il proprietario della Bella Idrusa ed il suo difensore non si sono arresi, ravvisando nella sentenza del Consiglio di Stato un vizio di extrapetizione, ricorrente quando il giudice amministrativo annulla sulla base di ragioni diverse da quelle poste dal ricorrente, e quindi dalla Soprintendenza, a base del ricorso al Tar e senza dare al ricorrente la possibilità di replicare sulla nuova questione.

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In tali casi il problema non è di semplice soluzione, perché il Consiglio di Stato è giudice amministrativo di ultimo grado, e le sue sentenze non sono suscettibili di impugnazione se non in casi straordinari, tramite la cosiddetta revocazione, che il proprietario ha chiesto al proprio difensore di proporre. Ebbene, con provvedimento pubblicato ieri, il Consiglio di Stato ha dato ragione alla proprietà, considerando la struttura oggetto della autorizzazione paesaggistica “non solo amovibile, ma anche indispensabile per l’esercizio dell’azienda, essendo funzionale allo svolgimento all’aperto”, ed ha sospeso l’efficacia della sua stessa sentenza, affermando il diritto del proprietario de La Bella Idrusa a tenere il dehor installato e in attesa del giudizio di merito fissato a luglio. In più, come testualmente sottolineato nel provvedimento di sospensiva, i giudici hanno formulato l’invito “alle parti di trovare una soluzione compatibile col rispetto degli interessi storico artistici del luogo”.

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