Demolito il bar ristorante "Samarcanda": ruspa in azione a San Cataldo

Eseguita la delibera di giunta di settembre. La struttura, sorta negli anni Settanta, è stata attiva fino alla scorsa estate, quando è stata posta sotto sequestro dalla polizia locale

Demolizione in corso.

LECCE - Dalle 8 del mattino sono in corso a San Cataldo le operazioni di demolizione del bar ristorante "Samarcanda", in esecuzione di una delibera della giunta comunale di metà settembre. Rimasta inevasa la richiesta di abbattimento e di ripristino dello stato dei luoghi, al proprietario, un leccese, è stata comminata una sanzione di 20mila euro, il massimo previsto.

La struttura, edificata su lungomare Giovanni da Verrazzano, è stata progressivamente ampliata in difformità dei titoli autorizzativi - si partiva da un permesso risalente agli Settanta e relativo a pochi metri quadrati - e con opere abusive. Durante l'estate, inoltre, i controlli della polizia locale hanno messo in evidenza carenze dal punto di vista igienico-sanitario e si è proceduto al sequestro. La demolizione viene coordinata dal Nucleo di Vigilanza Edilizia del Comune di Lecce. Presidiano il sito polizia, carabinieri e agenti della polizia locale. 

L'assessora all'Urbanistica e alla Valorizzazione delle marine, Rita Miglietta, ha così commentato la demolizione: "Per l'amministrazione è l'attuazione di un progetto che, sebbene a piccoli passi, cammina e avanza per restituire agli spazi pubblici il decoro e l'equità. Se a qualcuno ciò può sembrare scontato, ebbene, non lo è affatto. Ci sono voluti troppi anni: la storia di questo chiosco ha in sé paradossi e contraddizioni: dagli anni 70 ha visto più volte soccombere il significato proprio, il peso e il ruolo che lo spazio pubblico, e non solo quello, deve avere per una comunità. Una vera e propria odissea, che a volte si traduce in senso di impotenza, frustrazione, ingiustizia, ma che oggi, con questa piccola operazione, raggiunge un “grande” risultato visibile e tangibile. Grazie al Nucleo di Vigilanza Edilizia e a tutti gli uffici dell'amministrazione che hanno lavorato a questo risultato".

Guarda il video della demolizione

La demolizione è stata fatta attingendo a quanto restava dei fondi regionali collegati alla legge 15 del 2012 "Norme in materia di funzioni regionali di prevenzione e repressione dell’abusivismo edilizio", già utilizzati per l'abbattimento di immobili a Torre Chianca e Frigole nei due anni precedenti: "Oggi ci apprestiamo a chiedere ancora altri fondi - ha precisato l'assessora -, perchè lì dove si perpetra il mancato rispetto delle regole abbiamo bisogno di risorse per ricomporre gli spazi che sono indispensabili ad attivare nuove economie, nuove relazioni, nuovi diritti". Una volta completata la demolizione, si procederà alla rimozione di tutti i detriti.

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Sulla vicenda si è espresso anche il sindaco, Carlo Salvemini: "Rimuovere gli abusi è un atto politico che afferma il valore del regole, la centralità dello spazio pubblico, il dovere della legalità, ma c’è un abuso che non si può abbattere con le demolizioni: è quello all’assuefazione, all’indifferenza, alla rassegnazione che ci anestetizza di fronte alla necessità di atti scomodi. Oggi a San Cataldo dopo decenni di 'distrazione', si è buttata giù una struttura dalla storia controversa che non aveva più titoli e autorizzazioni per rimanere lì".

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