Depuratore, condotta in “ritardo”. Il Comune chiede i danni per lo scarico

Nuovo braccio di ferro tra l’amministrazione comunale di Gallipoli e l’Acquedotto. La giunta ha incaricato un legale per definire una causa civile per ottenere il risarcimento per i danni ambientali e di immagine

GALLIPOLI - Un nuovo braccio di ferro in atto tra il Comune di Gallipoli e l’Acquedotto pugliese sul problema atavico e ancora irrisolto dello sversamento a mare dei reflui. Depuratore consortile sotto accusa e scarichi a mare sul litorale nord di Gallipoli, dal focus interistituzionale promosso, nel novembre scorso, da Confindustria Lecce era arrivata una sorta di accelerata: accanto al riuso totale dei reflui depurati in agricoltura e per gli usi civici, via libera anche alla condotta sottomarina per allontanare il recapito finale dalla costa e per poter eliminare il divieto di balneazione per un chilometro sul litorale di Torre Sabea.

Ma a distanza di otto mesi da quelli impegni presi e confermati da Acquedotto pugliese, Autorità idrica e Regione Puglia, il Comune di Gallipoli, alle porte di una nuova stagione turistica già avviata, non intravede ancora margini di concretezza e passa ad un nuovo contrattacco. Nei giorni scorsi infatti la giunta comunale del sindaco Stefano Minerva ha affidato un apposito incarico all’avvocato Angelo Vantaggiato per avviare una causa civile al fine di chiedere un risarcimento dei danni ambientali (da quantificare) subiti dal territorio gallipolino proprio in relazione al perdurare della situazione dello scarico sottocosta, in località San Leonardo, del depuratore consortile a servizio dei comuni di Gallipoli, Alezio, Tuglie e Sannicola. Dall’Acquedotto pugliese, che ha sempre ribadito l’efficienza e l’eccellenza dell’impianto consortile di Gallipoli, e dall’Autorità idrica pugliese era giunta la mano tesa, nei mesi scorsi, per fare chiarezza e verificare le problematiche lamentate e documentate, con l’ausilio di monitoraggi video degli ultimi quattro anni, da parte del Comune di Gallipoli, da Confindustria e delle imprese turistiche e balneari del litorale nord sullo sversamento dei reflui in mare e le macchie scure che periodicamente, negli anni, hanno reso cangiante il colore dello specchio d’acqua cristallino della città bella.

I progetti già avviati per il potenziamento dell’affinamento dei reflui e il riutilizzo irriguo in agricoltura per mezzo del consorzio di bonifica Ugento-Li Foggi e per gli usi civici (irrigazione del verde pubblico, agricoltura, antincendio e nettezza urbana), non sono stati ritenuti sufficienti a garantire l’eliminazione dello sbocco a mare, a fugare i possibili fenomeni di inquinamento e ad eliminare il divieto di balneazione, vera iattura per un città a vocazione turistica, e per questo era ritornata in auge la soluzione alternativa, già in itinere, inserita nel piano di attuazione di Regione, Aqp e Aip per una condotta sottomarina di almeno 8 chilometri per allontanare lo scarico sottocosta. Quella soluzione, già prevista fin dal 2002, anno di attivazione della piattaforma, e ribadita anche dopo l’ultima autorizzazione del 2017 concessa dalla Provincia ai gestori del depuratore consortile per lo scarico a mare, ma che sui tavoli della programmazione di Aqp, Autorità idrica e Regione è stata contemplata, con abissale ritardo, solo dallo scorso anno. La condotta sottomarina che dovrà agire da scarico di emergenza a Gallipoli, allontanando i reflui depurati si farà. Nonostante i pareri contrari verso tale soluzione (in particolare di Sinistra Italiana) restano sempre in auge.

Ma visto il perdurare dei ritardi l’amministrazione comunale non sembra più intenzionata ad attendere ancora altro tempo prezioso per la risoluzione definitiva del problema e per questo si è ora mossa per chiedere un risarcimento dei danni economici e ambientali chiamando in giudizio l’Aqp. Una posizione sulla quale si era espresso già nel 2010 anche il consiglio comunale che aveva dato mandato all’allora sindaco di costituirsi in giudizio nei confronti della Regione Puglia e di Aqp, ognuno per le rispettive competenze, “al fine del risarcimento dei danni economici ed ambientali causati dallo scarico a mare, dalla conseguente interdizione alla balneazione di un chilometro di costa, nonché alla quantificazione delle risorse necessarie per la bonifica dei fondali”. Una posizione mitigata in questi anni vista l’attivazione del tavolo tecnico e dei progetti definitivi relativi all’adeguamento funzionale dell’impianto di depurazione consortile e delle soluzione tecniche avanzate per la definizione della problematica dello scarico sottoscosta. Ma ora il Comune è pronto nuovamente ad alzare le barricate in attesa di sviluppi concreti. Da ricordare anche che (oltre ad una sentenza del maggio del 2013 del Tribunale di Lecce in una causa intentata da operatori turistici della zona che definiva l’obbligo per l’acquedotto di provvedere alla risoluzione dei problemi) nella determinazione dirigenziale della Regione Puglia dell’agosto 2017 del Settore agricoltura-sezione Risorse idriche, con la quale si è autorizzato il rinnovo dello scarico sia per il riuso che per i reflui dell'impianto di depurazione, viene richiamata nelle premesse la determina del 2014 del Servizio ecologia della Regione con la quale, nell'approvare il progetto di adeguamento funzionale dell'impianto di depurazione di Gallipoli, viene espressamente prescritta la realizzazione della condotta sottomarina evidentemente ritenuta indispensabile.

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