Diffamazione e richiesta di “immunità” per il ministro, udienza rinviata

Rinviata l’udienza di questa mattina a Bari. Il giudice di pace della sezione penale deciderà il 25 giugno prossimo se concedere o meno l’insindacabilità parlamentare invocata nel processo per diffamazione promosso dall’attivista gallipolino Massimo Potenza

Il ministro Barbara Lezzi.

BARI – Si dovrà attendere la nuova udienza fissata per il prossimo 25 giugno per conoscere le sorti del processo nel quale è imputata la senatrice e ministro per il Sud, Barbara Lezzi, accusata di diffamazione nei confronti di un attivista del Movimento 5 stelle di Gallipoli, Massimo Potenza. L’assenza del giudice di pace della sezione penale di Bari, Matilde Tanzi, ha imposto lo slittamento dell’udienza che era stata fissata per questa mattina presso il palazzo di giustizia barese. Udienza  nella quale si sarebbe dovuta decretare la decisione sulla richiesta dei legali della senatrice, Luca Calò e Giuseppina Vetromile, che nella precedente comparizione del 26 marzo scorso avevano rilevato l’insindacabilità parlamentare, richiamata sulla base dell’articolo 68 della Costituzione, e quindi l’impossibilità dell’esponente politico, e oggi ministro, di essere chiamata a rispondere giuridicamente “delle opinioni espresse nell’esercizio delle sue funzioni”.

La vicenda risale al 2016 quando il giovane attivista gallipolino presentò, preso la stazione dei carabinieri della città bella, una querela nei confronti della senatrice pentastellata che in diversi dibattiti pubblici si era espressa con frasi ritenute alquanto pesanti e offensive da parte dell’esponente di uno dei meetup di Gallipoli. Anche nell’udienza di questa mattina, poi rinviata, il ministro per il Sud, non era presente come nelle altre fasi del procedimento, per “legittimo impedimento”, in quanto impegnata nella sua attività istituzionale. Infatti il ministro Lezzi ha incontrato nelle scorse ore, presso la sala monumentale della presidenza del Consiglio dei Ministri, i presidenti di autorità del sistema portuale delle regioni del Sud coinvolte nelle Zes (le zone economiche speciali) e gli amministratori delegati delle aziende italiane. Presente invece il collegio difensivo della parte civile costituito dagli avvocati gallipolini Pompeo Demitri e Gabriele Potenza, e da Giuseppe Tempesta del foro di Bari.

L’esponente salentina del M5S è stata chiamata in giudizio, imputata per il reato di diffamazione, a seguito della querela presentata da Massimo Potenza il 3 gennaio del 2016 presso i carabinieri di Gallipoli e finita sul tavolo della procura barese e del pubblico ministero Domenico Russo che dopo la fase di indagine ha deciso di procedere in giudizio contro l’attuale ministro. Nell’esposto-denuncia, l’attivista gallipolino, contestava a Barbara Lezzi di averlo pubblicamente offeso e diffamato circa tre anni addietro nell’ambito di un incontro pubblico degli attivisti del movimento politico. Atteggiamento che si sarebbe poi ripetuto, secondo l’accusa, in altre circostanze e con lo stesso tenore. I legali della senatrice avevano chiesto al giudice di accogliere la richiesta sull’immunità parlamentare o in subordine di rimandare gli atti alla Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato. Richiesta sulla quale tanto il pubblico ministero quanto gli avvocati di Massimo Potenza, per la parte civile e offesa, hanno presentato la loro richiesta di rigetto anche in considerazione della tardività della presentazione dell’eccezione sollevata. Il giudice di pace si era quindi riservato di decidere nell’udienza odierna, ora rinviata, e il tutto si dovrà definire il prossimo 25 giugno.

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