Ecotassa, partita chiusa dal Consiglio di Stato: benefici economici per i Comuni

Il contenzioso, aperto nel 2014, si chiude con i giudici d'appello: le 92 amministrazioni che hanno presentato ricorso hanno diritto all'abbattimento dell'80 per cento della tariffa massima

LECCE - Il Consiglio di Stato ha definitivamente chiuso la partita tra la Regione Puglia e i 92 Comuni della Provincia di Lecce che hanno presentato ricorso contro la fissazione della "ecotassa" al massimo previsto, 25 euro, per ogni tonnellata di rifiuti conferita in discarica. Si tratta di circa dieci milioni di euro, relativi al triennio 2014-2016, che ora devono essere restituiti alle amministrazioni locali, quella del capoluogo in testa, o comunque considerati in fase di compensazione per il pagamento della tassa al minimo, pari a 5,16 euro per tonnellata. 

La querelle era sorta nel 2014 perché la Regione aveva vincolato l'abbattimento dell'80 percento della tassa, previsto dalla legge nazionale, al raggiungimento di una certa quota di raccolta differenziata (65 percento). I ricorrenti, invece, sostenevano che i due ambiti fossero distinti. La normativa del 1995, questo lo hanno chiarito i giudici di Palazzo Spada, prevede la premialità per tutte quelle amministrazioni che conferiscono in discarica solo gli scarti e i sovvalli di un particolare trattamento dei rifiuti. 

Il contenzioso ha attraversato diverse tappe, tutte orientate nella stessa direzione: dal prounciamento del Tar a quello della Corte Costituzionale, che era stata chiamata in causa cassando, nell'aprile del 2017, la disciplina pugliese. Nonostante i verdetti, la Regione ha continuato a prevedere la tariffa massima anche per le annualità successive sostenendo il mancato rispetto dei parametri della legge nazionale, riguardo alla quantità e alla tipologia dei rifiuti mandati in discarica. I Comuni hanno replicato impugnando i provvedimenti: si è creata così una situazione di stand-by in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato: le amministrazioni, assistite nel contenzioso dall'avvocato Luigi Quinto, hanno dimostrato con certificazioni degli impianti che il conferimento è stato tale da rispettare il dettato della legge nazionale e questo per tutto il quinquennio 2014-2019. 

Davanti ai giudici d'appello non ha retto l'argomentazione per la quale il meccanismo della premialità costituirebbe un ostacolo all'incremento della differenziata: "Il riconoscimento della premialità ai Comuni per il trattamento praticato presso gli impianti - ha precisato il legale leccese - non può mai costituire un deterrente o un disincentivo alla raccolta differenziata per una ragione tanto semplice quanto banale. I Comuni pagano alla Regione l’ecotassa in base al quantitativo di rifiuti che conferiscono in discarica. I Comuni hanno pertanto tutto l’interesse ad incrementare la raccolta differenziata perché ciò consente di ridurre la quota che finisce in discarica". 

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La sentenza d'appello (che riguarda il trienno 2014-2016) avrà ricadute positive per tutte le amministrazioni che hanno presentato ricorso, ma non per quelle che non lo hanno fatto salvo che la Regione, per ragioni di equità, non disponga comunque il calcolo sulla tariffa minima (in provincia di Lecce sono una manciata i Comuni che non hanno preso parte al contenzioso). I giudici hanno tuttavia chiarito, per il futuro, che hanno diritto alla premialità tutti gli enti che conferiscono i rifiuti in impianti di trattamento meccanico-biologico, indipendentemente dall'efficacia dello stesso.

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