Effetto domino, secondo reintegro per ex lavoratore Gial plast licenziato

Il giudice del lavoro ha accolto il ricorso di un operatore del cantiere di Ugento che aveva perso il posto dopo l’interdittiva della prefettura. Dovrà essere ricollocato da Ecotecnica subentrata nel servizio

UGENTO - Secondo reintegro disposto dal tribunale di Lecce per un ex operatore della Gial plast che aveva perso il posto di lavoro in seguito al licenziamento disposto dalla società dei rifiuti dopo la notifica dell’interdittiva antimafia della prefettura di Lecce. Con una nuova ordinanza il giudice del lavoro del tribunale, Maria Gustapane, accogliendo il ricorso presentato dal dipendente, ha disposto il reintegro per Antonio Preite, operatore del cantiere di Ugento, che ora dovrà essere ricollocato nell’organico della ditta Ecotecnica che su indicazione del Comune è subentrata alla Gial plast srl nella gestione del servizio di igiene urbana. Il provvedimento emesso dal giudice del lavoro segue in linea di massima l’orientamento già espresso nella prima sentenza, favorevole (su una trentina di ricorsi dei lavoratori licenziati) a Sebastiano Caiffa del cantiere di Gallipoli, e che ha previsto il reintegro al lavoro e il pagamento degli arretrati a partire da aprile.            

Le motivazioni del tribunale sono tra l’altro le considerazioni già espresse dai legali del ricorrente e dal sindacato dei Cobas di Lecce fin dal primo giorno della vicenda, principalmente dopo la sospensione di luglio della misura di interdittiva antimafia, emanata dalla prefettura, da parte del tribunale di Lecce. Il sindacato in particolare ha chiesto da sempre il reintegro sul proprio posto di lavoro dei lavoratori e padri di famiglia “illegittimamente” licenziati dopo l’interdittiva antimafia della prefettura di Lecce nei confronti della Gial plast alla quale veniva contestata la presenza dell’organico di soggetti con precedenti penali (anche datati) o di possibili condizionamenti con la criminalità organizzata.

“Attualmente si avvalora sempre più la tesi che i licenziamenti debbano essere revocati con il ritorno al lavoro immediato” ribadisce Roberto Aprile della confederazione Cobas Puglia, “già in precedenza l’interdittiva antimafia della prefettura di Lecce non aveva indicato di licenziare il personale con reati penali, ma adesso, con la sospensione di luglio del tribunale di Lecce, si appalesa ancor di più la tesi che i licenziamenti rimangono illegittimi. Il sindacato Cobas fin dal primo momento è stato affianco ai lavoratori colpiti dall’ingiusto licenziamento” conclude Aprile, “e continuerà ad esserlo finché l’ultimo lavoratore non sarà rientrato nel suo legittimo posto di lavoro”.

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