Erosione ma anche innalzamento del mare: Salento in prima linea

Nell'ambito delle Giornate della conoscenza, inserite nell'iter del Piano Comunale della Coste, gli esperti forniscono indicazioni e spiegazioni necessarie per provvedimenti adeguati

Lungomare a San Cataldo.

LECCE - Non si può discutere di erosione costiera e di misure finalizzate al suo contenimento se non si ascoltano gli esperti: focalizzarsi su un solo aspetto - il crollo di una falesia, l'espansione o la contrazione di una spiaggia - rischia di portare a soluzioni più dannose del fenomeno in sé oppure a polemiche dove l'interesse di uno o di pochi pregiudica quello generale, che è la salvaguardia di un equilibrio che garantisca alla natura di adattarsi ai suoi stessi cambiamenti.

Se allarghiamo la prospettiva in una visione di insieme, lasciandoci guidare da chi ha competenze scientifiche per dire la propria, allora troveremo delle connessioni sorprendenti: cosa hanno in comune, per esempio, il litorale di Zapponeta, in provincia di Foggia, con quello de Le Cesine o di Alimini? La risposta è contenuta già nell'osservazione del colore della sabbia: la presenza di minerali pesanti che il fiume Ofanto trasporta in mare dalla pendici del monte Vulture e che finiscono in quei punti (e in altri) della costa salentina trascinati dalle correnti. Se quelle spiagge ci sono, insomma, è grazie anche all'attività di sedimentazione che contribuisce a determinare la conformazione morfologica delle nostre coste

Esiste però un altro fattore fondamentale, l'innalzamento del livello del mare: quello attuale risale a circa seimila anni addietro, ultimo atto di un ciclo di continui cambiamenti climatici che si sono susseguiti per la concatenazione tra una serie di elementi tra cui quelli astronomici e quelli relativi all'asse di rotazione della Terra: le raffigurazioni nella Grotta Romanelli dimostrano che migliaia di anni fa vivevano da queste parti specie animali tipiche dei climi freddi.

Da allora è sceso di circa sei metri, ma entro il 2100 si prevede un innalzamento di 60 centimetri circa, con conseguenze irreversibili per alcune zone del litorale italiano: si parla di 55 chilometri quadrati di area costiera della Pianura Padana, ma anche alcuni tratti pugliesi saranno invasi dalle acque. La sommersione, che rispetto all'immersione ha un carattere permanente. è infatti il portato dell'innalzamento delle acque, fenomeno che nel corso del tempo ha "mangiato" alcune spiagge: nel Salento esempi molto significativi sono alcuni tratti del litorale di Ugento e di Otranto. Tutti questi fenomeni possono essere influenzati anche in modo pesante dalle attivià dell'uomo: ostacolare il corso di un fiume avrà ripercussioni sul litorale perché il bilancio di sedimentazione avrà un saldo negativo; surriscaldare il pianeta significa contribuire allo scioglimento dei ghiacciai e quindi innalzare il livello del mare, con effetti devastanti. 

Lo ha fatto vedere molto bene il professor Giuseppe Mastronuzzi (nella foto, sotto), del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell'Università Aldo Moro di Bari, invitato dall'amministrazione comunale di Lecce nell'ambito delle "Giornate della conoscenza", una fase preliminare all'adozione del Piano Comunale delle Coste che più di qualche allarme e polemica ha suscitato tra gli imprenditori balneari, soprattutto rispetto alla previsione (così come dettato dalla legge regionale del 2015) di abbattimento e riconversione di tutte le strutture in muratura. 

Ecco allora che è parsa simbolicamente felice la coincidenza tra questo incontro pubblico - presenti il sindaco, Carlo Salvemini e l'assessora alla Pianificazione Urbanistica e alla Marine, Rita Miglietta - e la terza manifestazione "Fridays For Future" con migliaia di giovani per le vie del centro di Lecce, così come in circa 180 città italiane. La programmazione della gestione del territorio, del resto, non può prescindere da una conoscenza accurata della situazione attuale e dalla previsione di quello ci si attende, studi alla mano, di qui a poco: quando il mare arriva sotto le villette costruite abusivamente (e poi sanate) e sotto i manufatti in cemento degli stabilimenti del litorale leccese, pensare di far finta di nulla è semplicemente assurdo e controproducente per tutti, per le attività imprenditoriali in primis. 

Il geologo Stefano Margiotta, che ha partecipato alla redazione del piano comunale, ha spiegato il danno arrecato da alcune scelte fatte in passato: un esempio su tutti, per rimanere sul piano della concretezza, la realizzazione della strada sul lungomare dei Marinai, a San Cataldo (dal faro alla darsena). L'ampia lingua di asfalto (si vede benissimo digitando su Google le parole lungomare, marinai, San Cataldo) ha interrotto la continuità tra arenile, dune e pineta ingabbiando il sistema costiero che non può adattarsi ai fenomeni erosivi perché la sabbia si disperde dall'altro lato. Ecco spiegato - accade anche a Torre Chianca -  perchè delle piccole dune stanno sorgendo sul lato interno della strada e non su quello del mare: la sabbia, alzata dal vento, attraversa i varchi aperti dall'uomo nel cordone in maniera scellerata, si disperde sulla strada e arriva a incunearsi anche nelle vie trasversali, fino a decine e decine di metri di distanza nell'entroterra. 

All'incontro ha partecipato anche Pierluigi Portaluri dell'Università del Salento, esperti della Regione Puglia e del Centro mediterraneo per i cambiamenti climatici. Alle 17 di domani, sabato, si terrà il primo forum con gli interventi di tutti i portatori di interesse, dai balneari agli operatori turistici, dalle associazioni mbientaliste e sportive a quelle civiche presenti sui territori costieri: si preannuncia un confronto serrato e forse anche complicato, ma le informazioni scientifiche divugate in queste giornate conoscitive potrebbero servire a ricondurre sul piano della ragionevolezza le pur legittime posizioni di chi ha da tempo preannunciato barricate rispetto all'adozione del piano delle coste.

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