Estimi, aumento confermato. Nuova rendita per chi non ha presentato ricorso ai giudici tributari

Il Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza del Tar dichiarando irricevibile il ricorso. Salvi solo i proprietari di immobili che hanno subito impugnato gli avvisi alla Commissione tributaria

LECCE - Estimi catastali e riclassamento degli immobili a Lecce, dal Consiglio di Stato arriva la parola fine all’annosa questione dell’aumento delle rendite delle abitazioni  operata dall'Agenzia del Territorio su richiesta della giunta comunale con due delibere del 2010. E per chi non ha impugnato, da subito, atti e avvisi di accertamento dinnanzi alla commissione e ai giudici tributari, intraprendendo solo il ricorso amministrativo, ora c’è da incassare l’aumento delle rendite così come disposto con quei provvedimenti. I giudici di Palazzo Spada, ribaltando il precedente pronunciamento del Tar, hanno infatti dichiarato irricevibile il ricorso proposto dinanzi al tribunale amministrativo respingendo le ragioni dei contribuenti che, anche con l’ausilio delle associazioni dei consumatori, avevano cercato di bloccare l’aumento degli estimi.

Il Consiglio di Stato, con la sentenza del 20 febbraio scorso, resa nota in queste ore, ha accolto il gravame presentato dall’Agenzia delle Entrate e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze legittimando di fatto il riclassamento sugli immobili. E quindi per tutti quei contribuenti che non hanno impugnato tempestivamente l’avviso di accertamento relativo alla revisione del classamento e delle rendite catastali delle unità immobiliari dinnanzi alla Commissione tributaria, come suggerito anche dalle stesse associazioni di Adoc, Adusbef e Codacons e dallo Sportello dei Diritti, si è consolidato il nuovo e maggiore classamento non prevedendo la sentenza del Consiglio di Stato quell'effetto “erga omnes” che molti si aspettavano e che pure le associazioni avevano provato a sostenere.

Cosa succede dunque ora per i proprietari degli immobili leccesi ricadenti nelle micro zone 1 e 2 rivalutate su indicazione del Comune di Lecce e riclassate dell’Agenzia del Territorio? Per chi non ha impugnato gli avvisi alla Commissione tributaria ci sarà solo da incassare gli aumenti. All’atto dell’esecutività del provvedimento di riclassamento infatti, una volta avvenuta la registrazione nella banca dati, l’Agenzia del Territorio ha provveduto a notificare gli avvisi di accertamento della revisione del classamento e della rendita ai soggetti titolari di diritti reali sugli immobili compresi nelle micro zone interessate. A questo punto, mentre circa 7mila contribuenti (come suggerito anche da un lato dallo Sportello dei Diritti e dall’avvocato Maurizio Villani e dall’altro dalle associazioni dei consumatori) impugnavano singolarmente gli avvisi notificati innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Lecce, con giudizi che sono giunti in Cassazione e hanno visto i contribuenti vittoriosi in tutti i tre gradi (con la condanna dell’Agenzia del Territorio al pagamento delle spese di lite), tutti gli altri contribuenti, che non hanno impugnato tempestivamente l’avviso di accertamento innanzi al giudice tributario, anche per la scadenza dei termini, hanno sperato, fiduciosi, nel giudizio presentato innanzi al giudice amministrativo.

E così mentre il Tar in prima battuta accoglieva le tesi dei ricorrenti, riconoscendo la lesività degli atti generali impugnati, ora il Consiglio di Stato, con la recente sentenza, ha accolto il gravame presentato dall’Agenzia delle Entrate e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze dichiarando irricevibile il ricorso proposto innanzi al Tar e ritenendo decadute le parti dalla proposizione dello stesso. Allo stato attuale tale situazione comporta delle inevitabili ripercussioni sia sui contribuenti che sugli enti pubblici. Per quanto riguarda i contribuenti accade che coloro che hanno proposto tempestivo ricorso innanzi alla Commissione tributaria di Lecce hanno visto accolte le proprie tesi, per cui per essi vale l’applicazione della vecchia rendita oltre al rimborso delle spese di lite. Per i contribuenti che non hanno presentato tempestivo ricorso, o hanno seguito solo la via del ricorso al giudice amministrativo, vale la nuova rendita. Per quanto riguarda, invece, gli enti pubblici l’avvocato Villani sottolinea che “l’Agenzia del Territorio ha creato un danno erariale, in considerazione del fatto che è stata condannata alle spese di giudizio e dovrà rendere conto di tutto ciò innanzi alla Corte dei Conti, mentre il Comune di Lecce, deliberando dapprima gli aumenti del classamento e delle rendite e, successivamente, insinuandosi nel giudizio amministrativo innanzi al Consiglio di Stato accanto alle associazioni di categoria e chiedendo il rigetto dell’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha assunto un comportamento contraddittorio, ingenerando disorientamento nei cittadini che si sono illusi di poter vedere accolte le loro pretese. Alla luce di tanto” conclude il legale, “oggi siamo di fronte ad una situazione tale per la quale i condomini di uno stesso piano, con immobili identici, hanno una classe e una rendita diversa, con conseguente ingiustificata e del tutto illegittima diversa tassazione. Appare evidente, pertanto, come l’unica soluzione, sin dall’inizio, era quella di impugnare entro sessanta giorni gli avvisi di accertamento catastali innanzi alla Commissione tributaria provinciale di Lecce per evitare la definitività degli stessi e la perdita di tempo”.

Le associazioni dei consumatori di Adoc, Adusbef e Codacons della provincia di Lecce evidenziano invece che “su circa 56mila avvisi notificati solo il 12 per cento circa dei cittadini  ha inteso impugnare gli atti. Gli altri hanno subito un danno. Lo subiscono i proprietari di seconde case e di locali commerciali, che vedranno cristallizzarsi il nuovo classamento, mentre per i proprietari di prime case, anche se non hanno opposto ricorso, l'aggravio di costi non c'è nell’immediato. Al momento di una eventuale rivendita degli immobili, tuttavia, gli acquirenti pagheranno una maggiore imposta dovuta al valore più alto presente in catasto.  L'amministrazione comunale del 2010, con le citate delibere e con il loro mancato annullamento” scrivono in una nota congiunta i referenti delle associazioni, “ha prodotto un danno per i cittadini in quanto, esclusi i ricorrenti, questi hanno visto indiscriminatamente aumentare la rendita dei propri immobili mediamente nell'ordine del 20 per cento. Inoltre, l'operazione del riclassamento ha prodotto minori entrate per il Comune che invece erano state preventivate, ma ovviamente non più realizzabili. Sul versante della difesa dei cittadini” concludono da Adoc, Adusbef e Codacons, “come associazioni per i diritti dei consumatori, stiamo valutando ogni singola posizione, in particolare studiando strumenti di tutela sia per coloro che hanno visto la rendita aumentata pur non essendo pervenuta da parte dell'Agenzia delle Entrate la notifica dell'avviso, e non potendo quindi nemmeno fare ricorso, e per coloro che, pur avendo fatto ricorso e vinto fino in Cassazione, non vedono ancora in visura la rendita corretta”.

Sulla questione e sulle ripercussioni della sentenza inerente il riclassamento degli estimi catastali l’ex consigliere di Lecce Città Pubblica, Pierpaolo Patti, ha inteso chiedere un intervento risolutore anche al prossimo sindaco. “Questo provvedimento, oltre a ricostruire seppur sommariamente la vicenda, che ha interessato tanti cittadini” scrive Patti, “oggi pone un tema di equità, tra coloro che hanno proposto ricorso e, quindi, vedranno riconosciute le proprie ragioni, e coloro che, per i motivi più vari, hanno ritenuto di prestare acquiescenza all’atto amministrativo, che, loro malgrado, subiranno il rilassamento. Al prossimo sindaco, che mi auguro essere Carlo Salvemini, chiedo sin da ora di intraprendere ogni azione ed iniziativa utili e necessarie a ristabilire l’uguaglianza dei cittadini, gravemente lesa da questa vicenda”.

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