Frangiflutti “rinforzati” con la posidonia. Tornano in mare i primi tre massi ecologici

Dopo alcuni mesi di studio e prove sperimentali in laboratorio posizionati nel porto di Otranto i primi massi artificiali in calcestruzzo fibrorinforzato con le masse vegetali spiaggiate

OTRANTO – La posidonia oceanica da rifiuto a risorsa e pronta a tornare in mare a tutela delle coste grazie alla fase sperimentale del progetto innovativo di ingegneria marittima EcoSmart BreakWater. Il progetto, finanziato dalla Regione Puglia, vede impegnati insieme il Dipartimento di Ingegneria dell’innovazione dell’Università del Salento e altri soggetti, fra cui Federbalneari Salento e Cetma (il Centro di ricerche europeo di tecnologie, design e materiali), e si occupa di calcestruzzo ecosostenibile per elementi smart in ambiente marino. Dopo alcuni mesi di studio e prove sperimentali in laboratorio, da questa mattina si è passati alla fase operativa in mare nel porto di Otranto con la supervisione del Comune e dell’Ufficio circondariale marittimo della capitaneria di porto.

Sono infatti stati posizionati, presso la diga a scogliera del porto idruntino, i primi tre massi artificiali, del peso di circa 27 tonnellate l’uno, innovativi dal punto di vista della geometria, della miscela cementizia (con calcestruzzo fibrorinforzato con la posidonia) e di un sistema di sensori di cui sono dotati. Nello studio sperimentale, caldeggiato dalle nuove politiche e leggi regionali sul recupero delle masse vegetali spiaggiate e da Federbalneari Salento, i residui di posidonia oceanica piaggiata vengono utilizzati per fibrorinforzare il calcestruzzo, andando cioè a migliorarne notevolmente le prestazioni e la durabilità. Proprio nell’uso di questa pianta acquatica risiede il carattere particolarmente innovativo del progetto, che lascia intravedere anche interessanti sviluppi futuri per l’ecosistema marino. Nessuno studio prima d’ora aveva mai riguardato l'utilizzo dei residui di posidonia oceanica spiaggiata per fibrorinforzare un calcestruzzo, ovvero per essere usata quale materia prima seconda nel conglomerato cementizio.

I risultati attesi nel progetto potrebbero allargare gli ambiti di intervento della tecnologia sviluppata anche a dissuasori, strutture per il ripopolamento ittico e basamenti o strutture di stabilizzazione per torri eoliche offshore. Altro elemento del tutto originario originale è la possibilità di sensorizzare elementi in calcestruzzo posti in ambiente marino, sia per garantire un monitoraggio strutturale sia per soddisfare l’esigenza, sempre più sentita, di disporre di dati inerenti l’ambiente marino, che consentano ad esempio la valutazione dello status marino o che diano utili informazioni relativamente ai fenomeni dinamici del moto ondoso o di comportamento delle correnti.

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