Fusione di Presicce e Acquarica, il "day after" tra entusiasmo e incertezza

A poche ore dal risultato del referendum consultivo, i commenti dei due sindaci e dei portavoce dei comitati del "Sì" e del "No"

Il municipio di Presicce, futura sede del nuovo Comune.

PRESICCE/ACQUARICA DEL CAPO – È stata una notte insonne, la prima dopo il Sì, dopo il matrimonio tra Presicce e ad Acquarica del Capo. Non tanto per le operazioni di scrutinio post referendum ( (quelle sono state veloci), quanto per gli effetti domino dei risultati: c’è chi è rimasto in piedi a festeggiare e chi, per nulla soddisfatto del risultato, si è riorganizzato. Tra i primi, sicuramente le centinaia di sostenitori del “sì”, favorevoli alla fusione dei due comuni. “Un risultato straordinario, in un periodo in cui si alzano barriere”, ha dichiarato Luigi Mele, portavoce dei sostenitori dell’unificazione.

“Questo evento si è dimostrato come una occasione per superare pregiudizi e barriere. Ma la vera sfida parte oggi, assieme a tutti gli altri concittadini che hanno sostenuto il “No”, affinché si sfruttino al meglio le risorse. Vogliamo far sì che il comitato rimanga in piedi come comitato permanente, con lo scopo di programmare gli investimenti. Vogliamo arrivare al 2020 preparati e poter indicare le priorità del territorio, Un organo di programmazione e di controllo della spesa, con l’obiettivo dello sviluppo”. Alla domanda sul futuro di questo comitato e se sarà convertito o meno in movimento politico, Mele risponde: “Non abbiamo lo scopo di un movimento politico. Certo, essendo in centinaia, nulla vieta che qualcuno possa prendere parte in futuro a competizioni elettorali. Personalmente, non ho quel tipo di scopo. Ma è importante vigilare, anche nel dopo elezioni, visti i maxi incentivi che dureranno dieci anni.  Ci auguriamo inoltre che nello statuto del nuovo comune venga previsto l’organo apolitico di programmazione, controllo degli investimenti”, conclude.

Mentre il fronte del “Sì” pensa a dare forma permanente alla propria organizzazione, anche i cittadini contrari alla fusione restano uniti nel proprio gruppo, ma gli cambiano il nome: sarà il “Comitato del 17 dicembre”. “Continueremo nella nostra opera di partecipazione attiva, staremo a guardare come i promotori del Sì gestiranno questo processo di cambiamento. Staremo a vedere le fasi di questi passi più lunghi della gamba”. A parlare è Francesca Stendardo, presidente del comitato del “No”.

 “Noi siamo ripartiti da oggi, proclamando il lutto delle due cittadine.  Auspichiamo che la nuova creatura venga fondata su valori migliori di quelli a cui abbiamo assistito fino ad ora. Si è trattato di una bella opera di chirurgia istituzionale, ma noi ce l’abbiamo messa tutta perché abbiamo detti di “no” al gioco dei potenti. I quali farebbero bene a chiedersi come mai quasi duemila presiccesi sono rimasti a casa, disinteressandosi delle sorti del proprio paese, per disaffezione maturata negli ultimi tempi. Il comitato è ora alle prese coi dati: li stiamo analizzando, stiamo valutando il processo che ha lacerato questa comunità. Abbiamo la sensazione che molti anziani, contrari alla fusione, siano rimasti a casa. Ciò che è certo, però, è che non avremo alcuna collaborazione con i membri dell’altro comitato. Chi ritiene di essere così bravo ad amministrare una nuova macchina superaccessoriata, senza neppure un dubbio, mi sembra quanto meno superficiale. Ho visto nel “sì” questa audacia. Allora prendessero in mano loro questo nuovo paese. La responsabilità ora è vostra. Tocca a voi. A noi spetterà vigilare sul mantenimento delle tante promesse elargite”, conclude Stendardo.

Concilianti le posizioni del primo cittadino di Presicce, Riccardo Monsellato. “Non può che essere un evento più che positivo. Il frutto e il risultato di un problema di cui si parlava da anni e che, finalmente, in questa legislatura si è concretizzato nonostante le acredini dell’ultimo periodo. Risultato positivo per il futuro delle nostre due comunità che non guarda indietro, ma avanti, per costruire opportunità assieme, soprattutto per le nuove generazioni. Noi non siamo diversi dagli altri comuni del sud: vantiamo infatti un triste primato che ci vede tra gli ultimi posti per reddito pro capite. Ora le possibilità sono enormi, ma bisogna costruire un clima sereno, preoccupandoci di quanto lasceremo ai più giovani”. Ma lei, sindaco, si ricandiderà? “Non mi pongo questo problema. Non mi interessa. Auspico una nuova classe dirigente, ma resto a disposizione se dovessi essere utile per qualcosa”.  Sente di voler dire qualcosa a coloro che hanno votato contro la fusione? Che cosa risponde a chi le rimprovera di essersi esposto troppo sul referendum, pur nelle vesti istituzionali? “Vorrei dire loro di lasciarsi alle spalle il clima degli ultimi giorni, superando insieme questa fase. Quando ci siamo presentati alle elezioni, la prima questione sollevata è stata proprio quella relativa alla fusione. Semmai, ho soltanto onorato un impegno elettorale”. Di parere simile anche il collega della comunità confinante, Francesco Ferraro, sindaco di Acquarica del Capo.

“Vorrei che fosse ben chiaro che non si è trattato di un processo di fusione deciso dai sindaci ma che, come in tutte le democrazie, abbiamo rimesso la parola nelle mani dei cittadini. Chiaro che c’è chi vince e c’è chi perde. Oggi ha vinto il sì, una volontà popolare della maggior parte della cittadinanza alle urne. Ora si pensi al bene comune, a creare le condizioni per lo sviluppo, per la sostenibilità ambientale e per i servizi, soprattutto alle fasce anziane della popolazione.  Saremo il 26esimo paese per superficie della provincia: tanti gli aspetti positivi da mettere assieme”. La comunità di Acquarica ha partecipato con maggiore entusiasmo al progetto di fusione, almeno alle urne. “Probabilmente perché a Presicce, più di Acquarica del Capo, è stato “inquinato” il dibattito con una discussione politica e non referendaria, diventata quasi una resa dei conti. Non giusta però, perché non si tratta di una competizione politica. Quella, semmai, parte da oggi. Io sono pronto ad affiancare e a dare una mano”, conclude Ferraro.

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