Chiuse le indagini sul Tap: ritenute illegittime le autorizzazioni ministeriali

Per la procura nei decreti del 2014 e dell'anno successivo non sarebbero stati considerati gli effetti cumulativi dell'opera. Oltre alla società indagati in 18, a vario titolo

Cantiere Tap a San Basilio, foto di archivio.

LECCE – La procura della Repubblica di Lecce, in relazione all'inchiesta sulla realizzazione del gasdotto Tap, ha notificato alla società e a 18 persone l'avviso di conclusione delle indagini.

Sono diversi i reati contestati, a vario a titolo, dal procuratore Leonardo Leone De Castris e dal sostituto Valeria Farina Valaori, nella quale si intrecciano le risultanze di vari fascicoli aperti nel corso degli anni.

Le conclusioni delineano uno scenario che mette in discussioni i presupposti stessi dell'opera: in particolare si evidenzia come tutta l’attività preparatoria, la costruzione del tunnel, quella del terminale di ricezione, la posa della condotta, siano state portate avanti abusivamente, cioè in carenza di autorizzazioni legittime: non lo sarebbero, secondo gli inquirenti, i decreti del 2014 e dell’anno successivo perché adottati senza la valutazione degli effetti cumulativi interni ed esterni. Di questo devono rispondere Michele Mario Elia, country manager di Tap, Gabriele Lanza, project manager e Marco Paoluzzi, direttore dei lavori.

Questo rilievo, a ben vedere, richiama alla mente la relazione dei tre periti incaricati di chiarire se la costruzione del terminale di ricezione fosse da assoggettare o meno alla normativa sul rischio di incidenti rilevanti. Gli esperti, al termine del loro lavoro, hanno escluso questa ipotesi, ma è rimasta ampia traccia delle perplessità riguardo la mancata contemplazione degli effetti cumulativi (il gasdotto Tap finisce nel terminale di ricezione in agro di Melendugno da cui parte quello Snam di congiunzione con la rete nazionale).

Un’altra contestazione riguarda le attività relative al pozzo di spinta per la costruzione del tunnel, in località San Basilio: non avendo ottemperato in maniera completa alla prescrizione per l’impermeabilizzazione del sito e della connessa area conci, lo scarico di acque reflue considerate industriali avrebbe contaminato la falda, come dimostrato da alcune attività di campionamento condotte.

Ci sono poi altre condotte ritenute rilevanti ai fini dell’inchiesta: dall’espianto di ulivi in località Le Paesane – in periodo diverso da quello autorizzato e previa realizzazione di una recinzione con jersey, rete metallica e filo spinato – alla realizzazione di opere, in località San Niceta, in violazione del divieto di costruzione di strutture e infrastrutture per attività produttive su soprassuoli percorsi di fuoco e comunque in assenza di autorizzazioni.

Ecco i nomi dei 19 indagati: la società Trans Adraiatic Pipeline Ag Italia  (Tap); Michele Mario Elia, 73 anni, originario di Castellana Grotte (in provincia di Bari), country manager Tap; Gabriele Paolo Lanza, 56 anni, di Atessa (in provincia di Chieti), project manager Tap; Lucio Mello, 55 anni, di Veglie,  titolare dell’omonima impresa a Carmiano impegnata nell’espianto e trasporto di ulivi; Massimiliano Greco,47 anni, di Arnesano, legale rappresentante dell’impresa addetta alla installazione della recinzione;  Antonio Vallone,49 anni, di Galatina, legale rappresentante della società subappaltatrice, con sede a Melpignano, del montaggio della recinzione. E poi i manager della Saipem, ossia il principale appaltatore per i lavori di costruzione del micro tunnel e del tratto di condotta offshore Albania-Italia: Luigi Romano, 63anni, di Siracusa; Adriano Dreussi, 57 anni, di Pagnacco (in provincia di Udine); Piero Straccini, 62 anni, di Pescara; e Luca Gentili, 51 anni, di Milano. E ancora: Yuri Picco, 41 anni, di Villanova di San Daniele (in provincia di Udine) ed Aniello Fortunato, 41 anni, di Ascea (in provincia di Salerno), il primo nel ruolo di responsabile di commessa  e il secondo di direttore tecnico di cantiere della Icop, la società incaricata di realizzare il pozzo di spinta;  Giuseppe Mariano, 54 annui, di Copertino, direttore di cantiere della Sme strade; Giuseppe Cesario  Calò, 67 anni, di San Cesario, datore di lavoro di Geoambiente srl con sede a Cavallino; Maurizio Luigi De Pacalis, 60 anni, di Galatina, rappresentante della società che ha fornito il calcestruzzo; Claudio Coroneo, 63 anni, di Galatina, amministratore dell’impresa addetta al montaggio della recinzione, e il socio  Pantaleo Notaro, 59 anni, di Galatina; Alessandro Niccoli, 40 anni, di Brindisi, amministratore dell’impresa che ha eseguito i lavori; e Marco Paoluzzi, 46 anni, di Roma, direttore dei lavori.

La nota di Tap: "Piena fiducia nell'autorità giudiziaria"

Tap ha diffuso una nota sugli sviluppi dell'attività della magistratura inquirente: "In merito alle notizie apparse oggi su alcuni organi di stampa, Tap conferma la piena fiducia nei confronti dell’autorità giudiziaria, nonché nell’esito finale del procedimento, e che venga riconosciuta la piena liceità e correttezza delle attività del progetto. Coerentemente, continuerà a fornire la più ampia collaborazione alla Procura e al Tribunale di Lecce sottoponendo ogni ulteriore elemento di valutazione e approfondimento, confidando nella rapida conclusione del procedimento".

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