Gasdotto, il Codacons si costituisce parte offesa nell'inchiesta penale

L'associazione dei consumatori pronta a chiedere un risarcimento nel caso emergessero condotte illecite a danno dell'ambiente e della collettività

Un foto di repertorio del cantiere di San Basilio.

LECCE - Il Codacons, tramite l’avvocato Pietro Mongelli, si è costituito parte offesa nell’inchiesta della procura della Repubblica di Lecce sulla realizzazione del gasdotto Tap. L’obiettivo dell’associazione dei consumatori è quello di essere legittimata per una eventuale richiesta di risarcimento a beneficio dei cittadini qualora fossero constatati “illeciti a danno dell’ambiente e della collettività”.

La magistratura ha aperto vari filoni: uno riguarda le condotte che sarebbero state finalizzate ad eludere la normativa Seveso sul rischio di incidente rilevante nel terminale di ricezione, l’altro con l’ipotesi di inquinamento delle acque nel cantiere di San Basilio, dove si è realizzato il pozzo di spinta necessario per realizzare il tunnel.

Rispetto alla prima inchiesta i periti nominati dal giudice per le indagini preliminari, Cinzia Vergine, hanno di recente escluso che al sito si debba applicare il sistema stringente previsto dalla legislazione aggiornata nel 2015 perché le caratteristiche tecniche dei progetti Tap e Snam (di fatto sono due i terminali) non configurano uno stabilimento per la produzione o la manipolazione, ma solo opere per il trasporto di materiale pericoloso. Il gip deve ora stabilire se fissare un’udienza per l’esame dei periti oppure se rinviare il fascicolo al pubblico ministero per le sue valutazioni.

La seconda si interseca invece con la giustizia amministrativa: proprio oggi il Tar Lazio ha dichiarato improcedibile il ricorso di Tap contro l’ordinanza con cui il sindaco aveva interdetto il prelievo dell’acqua dai pozzi nell’area di cantiere di San Basilio. Quel provvedimento, che era stato rinnovato a fine ottobre, è intanto naturalmente decaduto e dunque per i giudici amministrativi è venuto meno la ragione stessa del ricorso. Dal punto di vista penale, invece, si attende l’esito delle analisi di laboratorio affidate ad Arpa Umbria sul materiale cementizio utilizzato per la costruzione del pozzo di spinta.

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