Il governo verso la resa: troppo onerose le alternative per il gasdotto Tap

Venti miliardi per le penali in caso di rinuncia, uno e mezzo per il cambio di approdo. Il premier Conte a confronto con il sindaco di Melendugno. Resta ancora il margine minimo di un ulteriore approfondimento

Nella foto Ansa il sindaco Potì all'arrivo a Palazzo Chigi.

ROMA – L'ultima parola arriverà in uno, forse due giorni ma è chiaro che sono minimi, se non nulli, i margini concreti per una soluzione alternativa alla realizzazione del gasdotto per come progettato. L’approdo, anche per il governo italiano in carica, resta dunque quello di San Foca. Salvo sorprese che potrebbero sempre venire da un supplemento di approfondimento in ambito ambientale, tutt'ora in corso, per quanto riguarda le cartografie presentate nell'iter di valutazione di tipo ambientale.

In un incontro convocato a Palazzo Chigi per le 19, ma entrato nel vivo solo dopo la fine delle conferenza stampa seguita al Consiglio dei Ministri delle 20, il sindaco di Melendugno, Marco Potì, è stato informato delle conclusioni cui sono giunti i tecnici dell’esecutivo che avevano ricevuto dal premier, Giuseppe Conte, il compito di studiare bene il fascicolo e predisporre, se possibile, scenari alternativi. Anche perché il M5S, nell’ultima, travolgente, campagna elettorale, ha puntato molto sullo stop al gasdotto raggiungendo in alcune zone del Salento, tra cui senza subbio Melendugno e dintorni, percentuali bulgare.

Il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Andrea Cioffi, ha spiegato che lo stop all’opera costerebbe 20 miliardi di penali, praticamente quanto una manovra economica. Indolore non sarebbe nemmeno il trasferimento dell’approdo, secondo quanto appreso dal primo cittadino che era accompagnato dal suo vice, Simone Dima: in questo caso si andrebbe comunque oltre il miliardo e mezzo di euro, previo via libera dell’Unione Europea.

Il ministero dell’Ambiente, da parte sua, ha comunicato che ad oggi tutte le procedure sono state corrette. Proprio sotto questo aspetto i portavoce pugliesi del M5S hanno consegnato le documentazioni che il dicastero deve verificare a stretto giro di posta. Alla riunione, che si è conclusa poco prima delle 23, hanno partecipato oltre al Presidente del Consiglio, il ministro per il Mezzogiorno, la leccese Barbara Lezzi e il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, la deputazione parlamentare salentina del M5S e ad alcuni consiglieri regionali del movimento. Quello di stasera è stato il secondo incontro diretto tra premier e sindaco: il primo è avvenuto il 2 di agosto.

Non lascia spazio alla fiducia il commento di Gianluca Maggiore, portavoce del Movimento No Tap: "Quello che è chiaro è che si sta giocando. I ministeri non hanno documenti, non sanno. Si è arrivati a parlare nuovamente di penali, ma non è stato mostrato nessun contratto con la firma di chi ha accettato queste penali. Ci sarebbe da chiedersi chi si vuole coprire negando al pubblico questi documenti. La battaglia continua, e continua pure la richiesta di dimissioni in blocco degli eletti nel Movimento 5 stelle in caso ricomincino i lavori".

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