Il bacino di Acquatina si riscopre incubatrice della specie "Pinna Nobilis"

La scoperta del mollusco di alcuni studenti del Disteba. Il rettore Zara: "Conferma dell'importanza del sito di Frigole"

Una delle specie nel bacino di Acquatina.

LECCE – Nella laguna di Acquatina di Frigole, marina di Lecce, è stata scoperta la presenza della specie Pinna nobilis, mollusco bivalve della famiglia “Pinnidae”. Al di fuori della comunità scientifica, è nota come cozza penna, nacchera o stura. Una specie protetta fortemente minacciata anche e sopratuttto dalle attività umane.

Il rilevamento si deve a un gruppo di studenti dell’Università del Salento di corsi di laurea del Disteba (Dipartimento di scienze e tecnologie biologiche e ambientali) diretti da Maurizio Pinna, ricercatore di Ecologia. Gli esiti sono stati pubblicati di recente sulla rivista scientifica “Nature Conservation”.

Il rettore: "Importante sito scientifico"

Il rinvenimento sarebbe conferma ulteriore della biodiversità presente nel bacino di Frigole. “Questa recente scoperta conferma, ancora una volta, l’importanza del bacino di Acquatina da un punto di vista scientifico”, ha commentato a tale proposito il rettore Vincenzo Zara. “I monitoraggi e le ricerche portate avanti sul sito dimostrano come sia una risorsa di fauna e flora unica, da proteggere e tutelare. Il bacino rappresenta, inoltre, un’opportunità unica per gli studenti che in questo modo possono essere coinvolti in esplorazioni direttamente sul campo”.

Le parole del rettore sembrano insinuarsi in modo non casuale nel solco della recente polemica riguardante proprio il bacino di Acquatina, per il quale si discute la possibilità di un progetto imprenditoriale riguardante l’acquacoltura super intensiva di gamberetti con allevamento a terra. L’Università ha l’area in concessione, ma più di qualcuno ritiene debba essere impiegata in un’ottica di sviluppo economico locale, lanciando anche accuse, come fatto di recente dal Comitato per lo sviluppo di Frigole e del litorale leccese, di aver abbandonato il bacino al degrado.

Con il rinvenimento di questa specie e le pubblicazioni scientifiche che ne sono seguite, invece, l’Ateneo rafforza la sua convinzione sull’importanza del sito in un’ottica naturalistica e di studio.

"Pinna Nobilis", specie sotto minaccia

La Pinna Nobilis è una specie endemica del mar Mediterraneo. Può raggiungere dimensioni anche superiori a un metro di lunghezza. Protetta dall’Unione Europea attraverso le Direttive 92/43/CEE e 2006/105/CE, la raccolta è vietata. Per le sue caratteristiche ecologiche, spiegano dall’Università, è utilizzata per il biomonitoraggio degli ecosistemi acquatici costieri e come specie target nella Strategia marina (Direttiva MSFD 2008/56/EC).

Il guaio è che Pinna nobilis è commestibile e non solo. Già gli egizi, i romani e alcuni popoli islamici la utilizzavano per scopi alimentari, ne tessevano il bisso per fare pregiati ricami e lavoravano le valve per ottenere preziosi ornamenti alle loro vesti. E negli ultimi anni la specie è stata sempre più esposta a minacce di degrado e di una progressiva scomparsa. Pesca illegale, cambiamenti climatici, ancoraggi delle imbarcazioni da turismo e persino un parassita che induce la morte negli organismi, sono fra i suoi principali nemici. Più volte, negli anni, sono usciti articoli riguardanti la caccia spietata a questo mollusco, specie nelle zone costiere fra Santa Maria di Leuca e Gallipoli, e persino della sua presenza assolutamente illegale nel piatto di qualche ristorante.

Acquatina una sorta di nursery

Secondo gli esperti, la presenza di Pinna nobilis nella laguna di Acquatina, sito di interesse comunitario appartenente alla Rete Natura 2000, indica che la laguna è utilizzata come nursery o habitat rifugio, avendo le condizioni ecologiche ottimali per la specie.

“La laguna di Acquatina rappresenta un ambiente protetto per Pinna nobilis; qui potrebbe raggiungere dimensioni numeriche tali da permettere il trasferimento in altri siti idonei e quindi agevolare il ripopolamento e la diffusione”, ha detto Pinna. “Questa scoperta ci ha suggerito di sviluppare un’attività di ricerca e comunicazione scientifica nell’ambito del progetto Impreco, finalizzata al monitoraggio della specie, allo studio della dinamica di popolazione e delle risposte agli impatti di eventuali parassiti, ed alla sensibilizzazione verso la conservazione della biodiversità e dell’ambiente”.

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