Impianto biometano, la società chiarisce: “Allarmismo infondato, nessun pericolo”

L’amministratore della MetApulia srl è intervenuto con una dettagliata nota per chiarire le caratteristiche della centrale: “L’impianto è un esempio virtuoso di economia circolare e non produce energia bruciando biogas”

LECCE - Il vero banco di prova si avrà nella conferenza dei servizi, fissata per la giornata di  domani, che analizzerà da vicino la questione relativa al progetto presentato dalla società MetApulia srl per la realizzazione di un impianto di produzione di biometano e compost, che dovrebbe sorgere nella zona industriale di Lecce, al confine col territorio di Surbo. La società con sede legale in quel di Roma ha infatti già richiesto l’avvio della procedura finalizzata al rilascio del provvedimento autorizzatorio unico (che comprende anche la valutazione di impatto ambientale e l’autorizzazione integrata ambientale) per poter realizzare la nuova centrale.

Una prospettiva sulla quale si è registrata in queste ore la presa di posizione circostanziata anche dell’Isde, l’associazione italiana medici per l’ambiente, che ha richiesto senza molti giri di parole il diniego del rilascio dei permessi per l’insediamento della centrale. Ma proprio le argomentazioni assunte dall’associazione hanno spinto l’amministratore di MetApulia, Piero Seracca Guerrieri, ad intervenire con una dettagliata nota esplicativa tesa a rettificare le valutazioni allarmistiche rese dell’Isde e per garantire le informazioni più esaustive possibili sui processi del futuro impianto che produrrà biometano e compost di qualità dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani (forsu).  

Nel dettaglio MetApulia chiarisce, in sei punti tematici e tecnici, dubbi e perplessità alimentate nei confronti del nuovo impianto. Chiarimenti riportati di seguito:

1) L’impianto non tratta fanghi di depurazione, non genera emissioni (o impiega altre combustioni) e non produce energia elettrica: si precisa che non intervengono nè potranno intervenire nel ciclo produttivo (anaerobico quanto aerobico) dell’impianto proposto, fanghi di depurazione o derivanti da processi di depurazione delle acque reflue urbane. Questo dal momento che il Decreto Biometano, volto ad incentivare la produzione di biocarburanti alternativi e a cui l’impianto fa riferiemento, ne vieta espressamente l’uso pena il decadimento dei benefici da questo derivanti (tariffa incentivante sulla produzione e immissione di biometano in rete). Gli sfalci di potatura verranno utilizzati come strutturante in aggiunta al digestato (materiale di risulta della digestione anaerobica), in sede di maturazione aerobica e postcompostaggio, per la produzione di ammendante compostato che verrà certificato dal Cic (consorzio italiano compostatori) come compost di qualità, e ceduto gratuitamente ad agricoltori e florovivaisti della zona. Il progetto, dunque, prevede la realizzazione di un impianto per la produzione di biometano attraverso la purificazione e l’upgrading del biogas prodotto dalla digestione anaerobica  della Forsu raccolta attraverso la differenziata, e non è finalizzato alla produzione di energia elettrica tramite combustione del biogas.

2) Da rifiuto a risorsa: l’impianto rappresenta un esempio virtuoso di economia circolare: l’impianto nella configurazione proposta, si avvale delle migliori tecnologie disponibili e rappresenta un esempio di economia circolare: non produce emissioni in atmosfera, giacchè non brucia nulla. Il rifiuto organico viene fatto fermentare e il gas sprigionato dalla decomposizione della materia viene convogliato e trattato per generare un gas del tutto simile al metano di origine fossile, ma di matrice rinnovabile. Tale gas, il biometano appunto, viene immesso nella rete di distribuzione del gas metano e destinato ad alimentare gli autoveicoli.

3) Un investimento privato a servizio dei cittadini: a titolo di investimento ambientale, la società ha stanziato per il primo anno (costruzione) e per i prossimi 20 anni dalla data di entrata in esercizio, un sistema di investimenti ambientali volti ad incrementare il livello di qualità dell’ambiente e della vita dei cittadini della comunità sul cui territorio insiste l’impianto: incrementare la qualità della mobilità cittadina, agevolando il ritorno del bike sharing a flusso libero nella città di Lecce, sostituire il verde cittadino danneggiato dalla Xylella con esemplari immuni di pari pregio o superiore, contribuire alla nascita di una coscienza ambientale tramite la promozione di eventi e seminari volti ad intercettare le buone pratiche in materia di mobilità sostenibile e ambientale, per contribuire attivamente alla crescita del territorio.

4) L’impianto non è soggetto alla normativa Seveso che disciplina il rischio di incidenti rilevanti: l’impianto proposto da MetApulia, si configura come impianto di recupero, non come un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti (inceneritore) e pertanto non soggetto alla legge Seveso che disciplina il rischio di incidenti rilevanti. Presso l’impianto non vengono infatti effettuate operazioni di trasformazione chimica del gas né di stoccaggio, ma il gas viene depurato tramite l’utilizzo di membrane e misurato fiscalmente per la successiva immissione nella rete nazionale. Inoltre, l’impianto non opera ad alte temperature ma in mesofilia (55°C): tale temperatura è sufficiente a sterilizzare il rifiuto e renderlo compatibile per l’utilizzo nella fase di post-compostaggio per la produzione del fertilizzante. La pressione all’interno dei biodigestori è impercettibile e si attesta intorno ai 15 millibar

5) Come si alimenta l’impianto: la fonte energetica utilizzata dall’impianto per produrre biocarburante avanzato (biometano) da immettere nella rete di distribuzione del gas naturale gestito da Snam, è costituita da biomasse, in particolare facenti parte della frazione organica dei rifiuti urbani. In dettaglio, le biomasse usate nell’impianto di digestione anaerobica e post-compostaggio (aerobico), facenti parte della frazione organica dei rifiuti urbani, sono rappresentati dai seguenti codici CeR:

a. 20 01 rifiuti urbani-frazioni oggetto di raccolta differenziata

i. 20 01 08 rifiuti biodegradabili di cucine e mense

ii. 20 01 38 legno, diverso da quello alla voce 20 01 37

iii. 20 02 01 rifiuti biodegradabili

b. 02 02 rifiuti della preparazione e del trattamento di carne, pesce ed altri alimenti di origine animale

i. 02.02.03 scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione

c. 02 03 rifiuti della preparazione e del trattamento di frutta, verdura, cereali, oli alimentari, cacao, caffè, tè e tabacco; della produzione di conserve alimentari; della produzione di lievito ed estratto di lievito; della preparazione e fermentazione di melassa

i. 02.03.04 scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione

I codici Cer indicati e oggetto di richiesta di autorizzazione, sono rappresentativi della frazione organica del rifiuto urbano delle utenze domestiche, collettato attraverso la raccolta differenziata e della frazione organica del rifiuto delle aziende alimentari o della grande distribuzione. Per rifiuto organico si intendono i rifiuti biodegradabili di giardini e parchi, rifiuti alimentari e di cucina prodotti da nuclei domestici, ristoranti, servizi di ristorazione e punti vendita al dettaglio e rifiuti simili prodotti dall’industria alimentare raccolti in modo differenziato. A tale voce corrisponde la frazione organica dei rifiuti solidi urbani raccolta in maniera differenziata fin dall’origine (Forsu).

6) Altri aspetti di rilievo: ulteriore miglioria rispetto al ciclo di compostaggio aerobico, risiede nel sequestro di CO2 che l’impianto opera, riuscendo a catturare tale gas climaterante derivante dalla decomposizione dei rifiuti, per liquefarlo e destinarlo alla cessione all’industria alimentare. Da ultimo, si comunica che l’investimento per la realizzazione dell’impianto deriva unicamente dall’impiego di risorse private e che, nel giro di 12/16 mesi dal ricevimento dell’autorizzazione unica ambinetale, sarà in grado di accogliere i rifiuti organici provenienti dal bacino identificato (Ex-Ato Lecce 1) applicando una tariffa puntuale per singolo Comune conferitore, partendo da tariffe fino al 50% inferiori al livello attuale, innescando così un ciclo virtuoso volto all’incremento della raccolta differenziata e al contenimento dei costi per i cittadini e le comunità, riducendo al minimo il ricorso alla discarica e partecipando allo sviluppo del territorio in maniera totalmente sostenibile. Ulteriori info su www.metapulia.it

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