Lavoratore Gial plast sospeso: “Ho sbagliato nel passato, ora sono pulito. Fatemi lavorare”

Dal cantiere di Gallipoli, Maurizio Franza, lancia un appello ai commissari governativi e alle istituzioni. Condannato quando aveva 18anni per spaccio. “Ho pagato, non ho più avuto nessun contatto criminale. Ho famiglia e organizzo pellegrinaggi”

Maurizio Franza

GALLIPOLI – La scure dell’interdittiva antimafia profusa dalla prefettura nei confronti della ditta della Gial plast srl di Taviano si è già abbattuta sulla pelle di buona parte dei circa trenta lavoratori, presenti o assorbiti in organico, raggiunti in passato da condanne penali, anche datate nel tempo e scontate, per reati cosiddetti spia del condizionamento mafioso. E mentre i legali della ditta e i sindacati, ognuno per la loro parte e competenza, combattono la loro battaglia a colpi di ricorsi e tavoli di trattativa, c’è chi tra i dipendenti già raggiunti dal provvedimento di sospensione chiede subito una revisione dei provvedimenti da parte dei commissari nominati per la gestione controllata della ditta dei rifiuti e alle istituzioni. Perché tra loro c’è anche chi, riconoscendo i propri errori del passato, e avendo già pagato il proprio conto personale con la giustizia, si sente ormai riabilitato avendo dimostrato, sul posto di lavoro come nella vita quotidiana, di aver voltato pagina e di aver interrotto qualsiasi legame con ambienti “pericolosi”.

Un appello in tale direzione arriva anche dal cantiere di Gallipoli, dove sono almeno cinque i dipendenti in carico alla Gial plast (più alti due dovrebbero essere transitati nella Colombo Biagio srl, società mandante del raggruppamento che detiene l’appalto di igiene urbana dell’Aro11) gravati da vecchie condanne penali o in parte incensurati, ma ritenuti comunque vicini agli ambienti della criminalità organizzata e, infine, i restanti con precedenti penali generici, che hanno ricevuto la lettera di “contestazione disciplinare” in cui la società, cancellata dalla “white list” della prefettura, si dice costretta a decretare la sospensione cautelare dal servizio dei lavoratori segnalati con uno status personale “incompatibile” con le prescrizioni normative in relazione alla gestione dell’appalto dei rifiuti. Un preambolo che potrebbe portare ad un futuro licenziamento.   

Valutazioni e annotazioni, richiamate nella lettera di contestazione disciplinare, soprattutto nel passaggio in cui si fa espresso riferimento a legami con il clan Padovano di Gallipoli, che Maurizio Franza, 44enne operatore ecologico, sospeso da circa una settimana dal lavoro, non può e non vuole “accettare” avendo ormai da tempo scontato ogni addebito per la sua vecchia condanna legata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Una vicenda che risale a 26 anni addietro, che Franza conferma e ripone come “un errore madornale di gioventù”, commesso quando aveva appena 18 anni, e spiegando che, dopo aver scontato la sua pena di oltre sei anni per quel reato (per il quale non fu riconosciuta l’associazione di tipo mafioso), e con la revoca anticipata anche del provvedimento di sorveglianza speciale per “buona condotta”, non ha mai avuto alcuno tipo di contatto o coinvolgimenti in altre situazioni o ambienti legati alla criminalità locale ed organizzata. E’ finito nel tritacarne della sospensione cautelativa, Maurizio, ma ora chiede che la sua posizione venga riesaminata soprattutto dai commissari inviati dall’Anac. Perché per lui quel provvedimento, che potrebbe aprire le future porte del licenziamento, giunto improvvisamente dopo anni di lavoro senza contestazioni e nessun altra condanna o coinvolgimento in atti criminosi, è essenzialmente “ingiusto” e lo ha già portato ad un forte stato di prostrazione emotiva. Ci mette la faccia, la sua storia e il cuore Maurizio Franza, perchè ritiene di essere nel giusto.

“Lo so ho sbagliato quando avevo 18 anni, ma ho pagato per quell’errore e saldato ogni debito con la giustizia come era giusto che fosse” spiega Maurizio Franza, “ma ora per quale motivo devo pagare ancora per un passato che non mi appartiene più? Ho già pagato per i miei errori, ma dopo oltre vent’anni perché devo pagare ancora? Da quando ho scontato la mia pena, non ho più commesso errori di quel genere, non ho preso nemmeno una multa. Lavoro ormai da otto anni con le ditte che svolgono la raccolta dei rifiuti a Gallipoli, dalla Seta-Cogei, alla Navita e ora alla Gial Plast, inserito nell’organico su disposizione del Tribunale del lavoro e da sempre alle ditte è stato fornito oltre al curriculum anche il casellario giudiziario, che ripercorre la mia storia, ma non c’è stato mai nessun problema. Oggi io ho una famiglia, con quattro figli da mantenere e bollette e un mutuo da pagare e mi ritrovo con questa sospensione per motivi disciplinari che non ha più ragione di esistere” spiega ancora il lavoratore gallipolino, “chiedo solo che il mio caso venga esaminato con attenzione e che si possa subito revocare quella sospensione perché ho bisogno di tornare a lavorare come ho fatto onestamente in tutti questi anni e come sanno tutti qui a Gallipoli, anche negli ambienti delle forze dell’ordine. Sono una persona per bene e pulita, lo posso dimostrare con i fatti, e dopo quella brutta esperienza per la quale ho pagato con i mie sei anni di carcere e con la libertà vigilata ridotta subito dal giudice di sorveglianza per la mia buona condotta certificata dalla questura e dai servizi sociali, ora penso solo a lavorare e mantenere la mia famiglia. Frequento la parrocchia, organizzo vari pellegrinaggi e sul posto di lavoro sono sempre presente e non ho mai ricevuto contestazioni” si sfoga Maurizio, “tra l’altro ora come ora con quel provvedimento di semplice sospensione, che i sindacati stanno analizzando, non so nemmeno quali azioni posso intraprendere per fare ricorso o meno. Per questo spero solo che i commissari e le istituzioni prendano in esame la questione e capiscano che non c’è alcuna necessita da parte dell’azienda di tenermi fuori per un passato che ormai non fa più parte della mia vita”. A sostegno della sua buona condotta Franza esibisce anche la sua istanza inerente la piena riabilitazione giudiziaria, per la quale proprio poco tempo fa ha anche chiesto di anticipare l’udienza.

Richiamando il provvedimento relativo all’interdittiva antimafia decreta il 18 marzo scorso dalla prefettura, la Gial plast nell’ambito del richiamo disciplinare ha contestato testualmente al lavoratore “il possesso di uno status personale del tutto incompatibile con le prescrizioni normative che regolano la materia e alle quali siamo rigorosamente soggetti. Stante la estrema gravità della contestazione elevata, le rappresentiamo di aver disposto la sospensione cautelare dal servizio con decorrenza dalla data di ricezione della presente e sino alla definizione del procedimento disciplinare avviato nei suoi confronti”. Il 44enne gallipolino ha già fatto pervenire, tramite il proprio legale di fiducia, Gianluca Musca, le controdeduzioni e un memorandum alla ditta e alla prefettura per sbrogliare e risolvere nel più breve tempo possibile la questione.

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