Guide turistiche contestano l'accordo Regione-Diocesi: "Anticoncorrenziale"

Il protocollo per la gestione integrata dei beni artistici nel mirino di Gti. Inviata una diffida. "Si chiariscano le ambiguità"

LECCE – Che ne sarebbe nata una battaglia, c’era da aspettarselo. L’associazione Gti (Guide turistiche italiane), che già l’anno scorso ha avuto da ridire sul progetto LeccEcclesiae, non ha affatto gradito l’accordo fra Regione Puglia e Diocesi di Lecce sottoscritto lo scorso 5 maggio nell’ambito della valorizzazione del patrimonio artistico, storico e archeologico.

In base a tale accordo, della durata di cinque anni, tramite il polo biblio museale, il museo Castromediano aderisce al progetto di LecceEcclesiae, gestito dalla cooperativa sociale Artwork per conto della Diocesi. L’idea è quella di un sistema unificato di gestione del patrimonio culturale. In quest’ambito, per esempio, saranno rese accessibili al pubblico opere come dipinti, sculture, paramenti sacri, argenti e organi. Ci si avvierà, inoltre, verso un sistema di prestiti temporanei delle opere. Ma per Gti, tutto questo andrebbe in barba alle regole sul libero mercato, in cui le altre guide turistiche potrebbero andare in sofferenza. Per questo, tramite Luigi Mazzoccoli, referente della Puglia, l’associazione nazionale ha inoltrato il 19 maggio scorso una diffida alla Regione Puglia e alla Diocesi di Lecce. Ma “ad oggi non ha trovato alcun riscontro”.

Mazzoccoli teme che il protocollo, ufficializzando una via preferenziale, possa limitare – modo diretto o indiretto – l’attività delle altre guide turistiche abilitate, fino a creare “barriere in entrata” anche sotto il profilo della promozione, con il rischio che il turista sia indotto a credere “che non sia consentito l’accesso nei luoghi citati se non con il personale della cooperativa”. E questo, come rimarca sempre Mazzoccoli, vale anche in relazione alla città di Lecce e ad altri siti culturali e paesaggistici.

Il referente di Gti, nella diffida, ricorda che “la giurisprudenza costituzionale e di merito, così come l’Autorità garante della concorrenza e del mercato - si legge nel documento -  hanno ripetutamente sancito l’illegittimità di disposizioni e regolamenti di enti territoriali che siano astrattamente idonee a circoscrivere l'esercizio della professione di guida turistica, disposizioni che in quanto tali risulterebbero limitative della concorrenza e, quindi, in contrasto con la Costituzione e con i principi dell'Unione europea e con il dispositivo di legge 59/2010”. 

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Gti, in sostanza, auspica che Regione e Diocesi apportino correttivi tali da chiarire la situazione, eliminando ogni ambiguità, ritenendo che potrebbero presto sorgere profili di illegittimità. E qualora ciò accadesse, si ricorrerà “all’Autorità garante della concorrenza e del mercato e le altre autorità amministrative e giurisdizionali competenti”. Come detto, Gti anche l’anno scorso ha espresso disappunto sul progetto Leccecclesiae, ritenuto calato dall’alto senza confronto con le associazioni di categoria. Ma adesso, conclude Mazzoccoli, “la questione è anche più grave perché se allora l’afflusso riguardava Museo diocesano, Duomo, Santa Croce e Chiese di San Matteo e Santa Chiara, quindi luoghi diocesani e di fatto privati, ora si parla di siti pubblici”.

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