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Video | "Non si può disquisire di Lecce senza parlare dei leccesi": la parodia

Sta spopolando sui social un'altra creazione dei The Lesionati. Beh, a voi la visione...

 

Giampaolo Morelli è un grande attore, non c’è che dire. Ma se state pensando a “L’ispettore Coliandro” o ad “Ammore e malavita” (capolavoro, se non l’avete visto, fatelo con urgenza), siete fuori strada.

Il Giampaolo Morelli in questione ha un secondo cognome, Catalano, che lo distingue. E si distingue egli stesso per essere un osservatore sottile e penetrante dei costumi locali. Un grande attore, dunque, anche il nostro Giampaolo Morelli (Catalano). Anzi, forse superiore al primo, e non per il secondo cognome, che – ed è fuori discussione – lo sopravanza in numero di consonati e vocali.

No, no. Giampiero Morelli (Catalano) è davvero bravo. Punto. Solo, è fin troppo locale. E questo è il suo confine. Ma è davvero un’altra storia (secondo me, Giampiero, dovresti sfondare a Hollywood, o, in alternativa, a Bollywood: se hai problemi, per la seconda posso presentarti alcuni miei vicini di casa, in via Leuca).

Non c’è che dire. Dell’agir leccese quotidiano, lui, ne ha fatto un’arte. E, con la sua ultima creazione, ha sfiorato il capolavoro.

E’ passata in tivvù, da qualche tempo, una visione angeliana della città di Lecce che, come di solito accade nella provincia che si sente bistrattata dal mondo, ci ha fatto andare in brodo di giuggiole. Una visione angeliana, cioè, una descrizione di Alberto Angela della città che – è mia opinione –, è stata gradevole, ma scolastica. Ma a Lecce, che si sente  ancora propaggine estrema dell’impero pure ora che Roma è sotto la Raggi e non più sotto l’Adriano o l’Augusto (da cui due vie del centro), molti hanno avuto attacchi di panico nel vedersi rappresentati: “Stanno parlando di noi? In prima serata? Naaaah! Chiama lu 118, me sta scoppia lu core!"

“Naaaaah!"

Giampaolo Morelli (Catalano) ha così colto l’occasione per spacciarsi per discendente reietto della famiglia Angela e proporci questo mondo più vicino e, in qualche modo, più confortante. Perché ci rispecchia nell’agire quotidiano, nel barocchismo comportamentale e non nel barocco della pietra scolpita. Dalla chiamata in causa eufemistica dei nostri cari estinti, tipica di molte espressioni colloquiali, fino al disprezzo del cittadino verso il paesano, salvo riabilitare il secondo, in quanto reale portatore di moneta, e quindi mantenitore di un’economia locale, rispetto al primo, giusto gran chiacchierone, ma modaiolo a ogni costo, anche se morto di fame.

La messinscena dell’ipocrisia di fondo del leccese, poi, una pennellata d’autore. Pensate a voi stessi, a tutte le volte che vedete, salutate e trascorrete intere ore con qualcuno, il quale, dopo essersi accomiatato, diviene bersaglio di epiteti e malignità. “Mmmmh!”

Allora, guardatevi Ronzino Angela. Vi riconoscerete in molte cose, anche se non l’ammetterete mai.

P.S.: giusto perché siamo amici, caro Giampaolo Morelli (Catalano), non dico nulla per aver citato nel tuo squisito monologo un giornale concorrente. Aspetto che te ne vada, per dire: "Mmmmmmh! Mai sia"!

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