Antico, natura e moderno: il Ninfeo delle Fate nel cuore della città futura

I segreti di Masseria Tagliatelle, l'immenso parco, il cantiere della stazione: stili che si fondono fra passato e futuro di Lecce

LECCE – Il fascino della Lecce segreta, quella che si trova nei percorsi più lontani rispetto alle fastose e ben note facciate barocche del centro, e la curiosità per la città che verrà, in un angolo del quartiere Rudiae-Ferrovia che sta crescendo a vista d’occhio, fra nuova edilizia e il progetto per il ribaltamento della stazione ferroviaria. C’è il senso di una doppia scoperta, nella visita al Ninfeo delle Fate, organizzata per le “Giornate del Fai all’aperto” e quindi una suggestione maggiore per chi, magari se non in modo distratto, non si era ancora affacciato in questo inconsueto spicchio di Lecce dove antichità, un'esplosione di natura lussureggiante e linee moderne si stanno fondendo in un unicum non privo di originalità.

Masseria Tagliatelle con il suo misterioso ninfeo, antiche strutture che si affacciano sulle Cave di Marco Vito, la prossimità della foresta urbana (gestita dal Wwf) e, intorno, strade nuove di zecca che si incrociano con vecchi tratturi e il cantiere della stazione, che vien voglia irrefrenabile di scrutare da un buco nella rete di separazione, rappresentano un vero e proprio viaggio nel tempo, dal 1500 a oggi, condensato attorno a cinque vie: una fetta di viale Grassi, via dei Ferrari, via del Ninfeo, via Codacci Pisanelli, via San Cesario. Fino a pochi anni addietro tagliata fuori da ogni possibile itinerario escursionistico, questa zona diventerà un nuovo polo d’interesse con più anime.

Una volta ultimati i lavori della stazione, l’area giocherà un ruolo determinante in tema di infrastrutture e trasporti e, con Masseria Tagliatelle e l’immenso parco su cui domina, vi sarà anche nuova linfa per l’aspetto culturale. Proprio di recente, il consiglio d’amministrazione della Fondazione con il Sud ha deliberato un intervento di valorizzazione della masseria per 500mila euro. A un ente terzo, con bando, sarà poi affidata la gestione, con l’obiettivo principale che verterà su progetti di inclusione sociale.

Quanto a Masseria Tagliatelle con il suo Ninfeo delle Fate (ieri il primo appuntamento con le guiide del Fai, oggi, domenica 28 giugno, il secondo) è un luogo che merita di essere scoperto perché racconta l’anima rinascimentale di Lecce che i libri di storia, se non quelli locali, mai narreranno. In origine villa fatta erigere nelle campagne da Scipione de Summa, governatore di Terra d’Otranto dal 1532 al 1542 e fra i protagonisti del fervore edilizio che animò in quel periodo storico la città, come spiega la presentazione, è una struttura ipogea del XVI secolo, scavata nella roccia, che “ospita sei bellissime figure femminili – da cui la denominazione “delle fate” – in un primo vano che precede una seconda stanza di forma circolare con una copertura a falsa cupola e foro centrale”. Un luogo “destinato a funzioni termali”.

In epoca rinascimentale, questi ninfei venivano concepiti per rappresentare antri naturali, creando l’illusione di un regno delle acque. Luoghi per il ristoro nelle ore più calde della giornata, ma anche votati all’ospitalità degli intellettuali che, in un’atmosfera che rimandava al periodo classico, si raccoglievano per disquisire di temi filosofici. A Lecce, oltre a quello di Masseria Tagliatelle, sono conosciuti i ninfei di Fulgenzio della Monica e di Belloluogo e vi è notizia anche dell’esistenza di altri a Torre del Parco e in una villa di Giovan Camillo della Monica.

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Sono veri e propri pezzi di storia, frutto delle mani di sapienti scalpellini a volte purtroppo ignoti, che hanno ricavato statue direttamente nella roccia. Opere che molti non conoscono e che valgono la pena di essere scoperti perché suggeriscono - a volte persino meglio di altri e più noti monumenti - usi, costumi, mentalità e quotidianità dell’antica nobiltà leccese. E poi, appunto, addentrarsi in questa zona, permette oggi anche di solleticare l’immaginazione e riflettere su come si sta sviluppando la città futura, in connubio con le vestigia del passato.

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