Locali pubblici e B&b: in cinque anni il boom che sta cambiando la città

Rafforzato l'appeal come destinazione turistica, Lecce vive profonde mutazioni in senso economico e sociale, mettendo a rischio l'equilibrio tra residenti e attività. I numeri reali aiutano costruire una visione

Piazzetta Castromediano.

LECCE – La crescita massiccia del numero dei locali pubblici e delle strutture ricettive negli ultimi cinque anni definisce in maniera molto chiara il cambiamento che Lecce sta attraversando parallelamente al consolidamento del suo appeal turistico che oramai intercetta segmenti di turismo internazionale e anche di fascia medio alta.

È indubbio che sia in atto un processo che ha a che fare anche con quella che in sociologia viene chiamata “gentrificazione”, cioè la trasformazione di un’area urbana di insediamento tradizionalmente popolare attraverso la riqualificazione degli spazi pubblici e le dinamiche del mercato immobiliare, con compravendite che vedono protagonisti acquirenti di fasce benestanti. In parte è quello che è accaduto nel centro storico di Lecce con l’espulsione verso la periferia di abitanti dei ceti più modesti.

I dati, disponibili grazie al portale “OpenData Lecce”, rendono la misura dello “stress” cui la città è sottoposta in termini urbanistici, sociali ed economici e rappresentano l’abaco per gli interventi di pianificazione che si devono incaricare di fornire una visione di futuro che tenga insieme interessi diversi - ci sono anche quelli dei residenti - e opportunità per tutti.

Locali pubblici: il doppio in cinque anni

In cinque anni il numero dei locali pubblici a Lecce è praticamente raddoppiato, passando da 323 a 643. Ne fanno parte ristoranti (300), bar (449), sale per intrattenimento e svago (13) e caffetterie (11). Alcuni locali godono di più licenze.

Questa progressione notevole, con saldi positivi annuali da un minimo di 45 a un massimo di 79 (nel 2018, rispetto all’anno precedente), naturalmente si spiega con il consolidamento dell’appeal di Lecce come destinazione turistica e come punto di riferimento per un ampio bacino di popolazione del territorio. 

Per circa la metà si concentrano nel centro storico e in zona Mazzini, secondo la suddivisione annonaria della città: insieme i locali pubblici delle due aree fanno il 47,5 percento del totale. A Santa Rosa ce ne sono 84, 62 in zona Stadio, 61 a Rudiae, 51 sul litorale,  43 nel rione Leuca, 37 al Ferrovia, 4 a villa Covento.

Strutture ricettive: il boom

Per quanto riguarda le strutture ricettive, il tasso di crescita è cresciuto a ritmi ancora più sostenuti. Di questa categoria fanno parte i 472 B&b attivi sul territorio urbano (per tremila 197 posti letto) e le 100 “altre strutture”: 54 affittacamere, 10 alberghi, 21 case e appartamenti per vacanza, 9 residenze turistiche o residence, 4 residenze turistico alberghiere, 1  ostello della gioventù, 1 casa per ferie.

La parte del leone, quindi, la fanno i B&b: nel 2014 erano poco più di 200, nei successivi cinque anni il numero è cresciuto costantemente con incrementi che dal 2016 registrano più di 50 nuove aperture all’anno. Nello stesso periodo (2014-2019) l’imposta di soggiorno, istituita alla fine del 2012, è passata da un gettito ordinario di 398mila euro a circa 600mila.

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