Mancano le mascherine sui cantieri. Uil e Cgil: "Troppi rischi per la salute"

Le preoccupazioni per gli operai edili: "Rischio assembramenti sul posto di lavoro". I sindacati chiedono di sospendere i lavori non urgenti e di attivare gli ammortizzatori sociali

Foto di repertorio

LECCE – Si ferma quasi tutto nel Bel Paese alle prese con l'emergenza sanitaria, ma non il comparto edile. Gli operai, anche nel Salento, continuano a operare sulle impalcature e nei cantieri. Per loro, insomma, lo slogan “io resto a casa” non vale.

Ma con quali rischi? La preoccupazione del sindacati è alta.

“Le occasioni di aggregazione e i momenti di convivialità tra i lavoratori non mancano, basti pensare alla pausa pranzo, per non parlare del trasporto di 4 o 5 persone contemporaneamente che avviene a bordo dei pulmini – denuncia la segretaria Feneal Uil di Lecce, Paola Esposito -. Riteniamo che non tutte le aziende del comparto stiano rispettando scrupolosamente le prescrizioni del governo per limitare i contagi”.

La segretaria si dice allarmata anche per le condizioni di precarietà strutturale che sono tipiche dei cantieri: “Questi luoghi di lavoro non sono paragonabili ad uffici sanificati che dispongono di acqua corrente e potabile; gli standard igienici sono per forza di cose più bassi”.

A complicare il quadro c'è la solita carenza dei dispositivi di sicurezza individuale. Di questi tempi, neanche una novità: “Le aziende più grosse e strutturate non riescono comunque a reperirli sul mercato – chiosa la sindacalista -. Io ho fatto un giro dei più grandi fornitori di mascherine e non sono riuscita a trovarne: i pochi dispositivi disponibili devono essere consegnati, prioritariamente, a medici, infermieri e personale sanitario".

Alcune imprese salentine, stando alle notizie che arrivano dal sindacato, hanno già provveduto a sospendere le attività nei propri cantieri. Ma secondo Uil non basta: “La priorità assoluta è la salute di tutti i cittadini: per questo crediamo che il governo e le istituzioni debbano fornire  indicazioni più specifiche alle aziende edili, agendo con maggiore audacia per imporre il rispetto delle prescrizioni. E sacrificando il profitto in favore della salute”.

“La mia federazione è e resterà vigile e attiva sul territorio avviando una campagna di monitoraggio dei cantieri -  precisa l'esponente Uil -. Lì dove fosse necessario, non esiteremo a diffidare e denunciare quelle aziende che non fossero in linea con le precauzioni previste. Va inoltre chiarito che quelle aziende che si mettono in regola, mandando magari gli operai a casa, non devono essere penalizzate dalle imprese committenti”.

Anche Fillea Cgil ha lanciato un appello a sospendere le attività non urgenti: “La nostra priorità è la salute dei lavoratori – spiega la segretaria Simona Cancelli -. Non è possibile metterla a rischio ulteriormente in un settore che peraltro non brilla per cultura della sicurezza sul posto del lavoro. Siamo in costante contatto telefonico coi lavoratori: ora ogni cittadino deve sentirsi ed essere parte attiva e responsabile nella battaglia al coronavirus, limitando se non azzerando gli spostamenti da casa. Anche a costo di importanti sacrifici economici e sociali che però non devono ricadere esclusivamente sulle spalle dei lavoratori”.

Il problema degli ammortizzatori sociali

Rimane però un altro nodo da sciogliere: quello della remunerazione degli operai che rischiano di trovarsi dall'oggi al domani senza un impiego e senza un reddito.

Un problema non banale perché riguarda direttamente oltre 7 mila e 500 lavoratori nella sola provincia di Lecce. Lavoratori che non possono neppure usufruire nell'immediato delle ferie, perché il contratto non lo prevede: “Le ferie sono previste a luglio e sono erogate dall'ente bilaterale Cassa edile di Lecce o EdilCassa per il settore artigiano. E questo perché l'operaio edile, non godendo di una continuità lavorativa all'interno della medesima azienda, riscatta le ferie in estate”, precisa Paola Esposito.

È chiaro, quindi, che l'unica soluzione passa dall'erogazione degli ammortizzatori sociali, già richiesti da Uil e Cgil: “Chiediamo al governo di avere un occhio particolare per un settore che già era in affanno,  stanziando importanti risorse economiche per far fronte a questa emergenza.  Occorre ampliare i limiti e le possibilità di utilizzo della cassa integrazione per l’anno in corso”, puntualizza Paola Esposito.

“La sospensione delle attività deve andare di pari passo alla previsione di misure specifiche per il settore edile, un settore in cui peraltro il fenomeno del lavoro nero è diffusissimo – aggiunge la collega Cancelli -. Il governo trovi formule capaci di adattarsi ad un settore caratterizzato dalla forte presenza di partite Iva, che rischiano di restare fuori da ogni tutela, e di lavoratori a tempo determinato, che temono di non tornare al lavoro passata l’emergenza”.

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Uil si dice favorevole alla sottoscrizione di accordi che consentano l’attuazione del lavoro agile e di ogni altra forma di flessibilità. Ad un patto: “Non accetteremo decisioni unilaterali da parte delle imprese che vadano a ledere i lavoratori e far pagare loro il prezzo di questa emergenza”.

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