Mare del Salento ok, ma troppi scarichi. Inquinata la foce del canale a Leuca

Presentati questa mattina i dati del monitoraggio di Goletta Verde sullo stato di salute delle acque. Preoccupa la situazione del litorale di Castrignano del Capo. Nei limiti di legge i campionamenti a Gallipoli, Nardò, Porto Cesareo, Otranto e Vernole. Focus sui depuratori

La presentazione dei dati di Goletta Verde.

BARI - A vele spiegate risalendo gli oltre ottocento chilometri di costa passate ancora una volta al setaccio per monitorare lo stato di salute e la qualità delle acque del litorale pugliese. E la campagna di Goletta Verde di Legambiente è tornata, come ogni estate, a fare il punto della situazione snocciolando anche i dati e i risultati biologici del monitoraggio regionale. Lo stato di salute del mare in Puglia e la qualità delle acque di balneazione risultano alquanto migliorate anche se, in provincia di Lecce, è ancora critica la situazione a ridosso del canale di scarico sottocosta di Leuca.  Rimangono infatti ancora le criticità su tutti i tratti di mare interessati dalle foci di fiumi e canali che evidentemente continuano a riversare in mare scarichi non adeguatamente depurati. Accade così che cinque campionamenti, sui ventinove totali eseguiti lungo le coste pugliesi (prelievi effettuati tra il 22 e il 25 giugno scorsi), risultano fuori dai limiti di legge e di questi tre sono risultati e indicizzati in tabella come “fortemente inquinati”. Tra questi preoccupa la situazione nello specchio d’acqua  del canale di scarico di marina di Leuca, nel comune di Castrignano del Capo, al di là anche del recente inconveniente legato alla rottura delle condotta fognaria dell’impianto comunale di sollevamento. Gli altri due siti fortemente inquinati sono risultati lo sbocco della vasca di Boccadoro a Trani e la foce del canale in contrada Posticeddu sul litorale Apani, a Brindisi.      

Nel resto della regione, e soprattutto della costa salentina, lo stato di salute delle acque può considerasi soddisfacente atteso che sui sei i punti campionati in provincia di Lecce, solo quello  del circoscritto alla foce del canale di scarico sul litorale di Castrignano del Capo è risultato fortemente inquinato. Rientrano entro il limiti di legge, invece, i campionamenti effettuati a: Porto Cesareo, sul litorale e la spiaggia libera di Torre Lapillo, a Nardò, tra Santa Caterina e Santa Maria al Bagno, presso punta dell’Aspide, a Gallipoli, nell’area di Porto Gaio, presso lo scarico del depuratore consortile, nella Baia di Otranto, sulla spiaggia di Madonna dell’Altomare e a Vernole, presso la riserva naturale Le Cesine-Vernole.

È questo in sintesi l’esito del monitoraggio svolto lungo le coste pugliesi dall’equipe tecnica di Goletta Verde, la campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, presentato questa mattina in conferenza stampa a Bari da Francesco Tarantini, presidente Legambiente Puglia e Mattia Lolli, portavoce di Goletta Verde, alla presenza di Vito Colucci, direttore generale dell’Autorità idrica pugliese, Vito Bruno, direttore generale di Arpa Puglia e del contrammiraglio Giuseppe Meli, direttore marittimo della Puglia e della Basilicata ionica. “Il risultato del monitoraggio di Goletta Verde è positivo nel suo complesso” ha affermato Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, “anche se permangono criticità su tutti i tratti di mare interessati dalle foci di fiumi e canali. Rispetto alla scorso anno non cambia di molto la situazione sul fronte della depurazione: restano tre gli impianti che continuano a scaricare nel sottosuolo e salgono a quarantaquattro quelli soggetti a scarichi anomali. Il 23 per cento dei depuratori pugliesi continua a non essere conforme alla direttiva europea sulla depurazione mentre procedono gli interventi di potenziamento e adeguamento, compresi quelli per il contenimento delle emissioni odorigene. Viste le numerose iniziative finalizzate ad affinare le acque reflue depurate, chiediamo alla Regione Puglia di lavorare per puntare al massimo riutilizzo di queste in agricoltura”. 

Il monitoraggio di Legambiente prende prevalentemente in considerazione i punti scelti in base al “maggior rischio” presunto di inquinamento, individuati dalle segnalazioni attraverso il servizio Sos Goletta. Foci di fiumi e torrenti, scarichi e piccoli canali che spesso si trovano sulle spiagge e che rappresentano i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta alla insufficiente depurazione dei reflui urbani o agli scarichi illegali che, attraverso i corsi d’acqua, arrivano in mare. “È ora di dire basta ad ogni forma di alibi” ha detto Mattia Lolli, portavoce della Goletta Verde, “e di intervenire in maniera decisa per porre fine a queste emergenze che causano danni all’economia, al turismo e soprattutto all’ambiente, a partire dalla gestione delle acque reflue e al miglioramento del nostro sistema depurativo. Non va dimenticato che sono già quattro le procedure di infrazione comminate all’Italia dall’Ue con un nuovo deferimento alla Corte di giustizia arrivato pochi mesi fa. Soldi che avremmo potuto spendere per progetti innovativi a tutela del mare. L'obiettivo del nostro viaggio è mantenere alta l’attenzione contro la mala depurazione, le trivellazioni di petrolio, il cemento illegale e il marine litter. Crediamo siano questi i veri nemici del mare da fermare ad ogni costo, purtroppo ci sembra che l'attenzione del Governo, e spesso anche della amministrazioni locali, sia diretta su tutt’altro”. Permangono, poi, le criticità sulla cartellonistica informativa rivolta ai cittadini che, nonostante sia obbligatoria per ormai da anni per i Comuni, non viene ancora rispettata. Indicazioni che hanno la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare e i dati delle ultime analisi. Nei ventinove punti monitorati, solo in un caso ovvero ad Otranto, presso Baia di Otranto, sulla spiaggia di Madonna dell’Altomare i tecnici di Goletta Verde hanno segnalato la presenza coretta di questo cartello.

Il focus regionale sulla depurazione

Sono 185 gli impianti di depurazione a servizio degli agglomerati pugliesi, di cui 181 gestiti da Acquedotto pugliese e quattro gestiti direttamente dai comuni (Biccari, Lesina Marina, Sannicandro Garganico-Torre Mileto e Volturara Appula).  La scarsa disponibilità idrica superficiale naturale condiziona fortemente la tipologia dei recapiti finali nella regione. Questo comporta che solo il 7% dei recapiti finali dei depuratori è costituito da corpi idrici superficiali, il 75% è costituito da lame e altri corsi d’acqua effimeri-episodici o dal suolo (attraverso trincee drenanti) e il 16% recapita a mare. In ragione di tali peculiarità territoriali, per la metà dei depuratori, il Piano di tutela delle acque in corso di aggiornamento prescrive che il trattamento sia spinto fino a rendere possibile il riutilizzo delle acque reflue. Gli impianti che continuano a scaricare nel sottosuolo sono 3 (Lesina Marina, Manduria Vecchio e Casamassima Vecchio, quest’ultimo di prossima dismissione). 

Dal monitoraggio effettuato dall’Arpa Puglia nel 2018 (con 2.433 controlli) emerge che sono 43 gli impianti di depurazione che nel 2018 hanno presentato una non conformità alla direttiva comunitaria (91/271) sul trattamento delle acque reflue urbane. Di questi: 11 avevano lavori in corso tali da rendere plausibile un decremento dell’efficienza depurativa (Bari Ovest, Bitonto, Corato, Molfetta, Santeramo in Colle, Andria, Bisceglie, Cerignola, Lucera A, Galatone e Faggiano). Dei restanti 32: su 10 sono stati già programmati interventi di adeguamento o potenziamento e gli stessi risultano in corso di progettazione (Gioia del Colle, Mola di Bari, San Ferdinando di Puglia, Ascoli Satriano 1 e 2, Mattinata, Monte Sant’Angelo, San Severo, Volturino, San Cesario di Lecce); su 2 è prevista la dismissione (Casamassima Vecchio, Manduria Vecchio); per i restanti 20 (Apricena, Biccari, Cagnano Varano, Carapelle, Carpino, Castelluccio dei Sauri, Deliceto, Monte Sant’Angelo A, Ordona, Orsara di Puglia, Peschici, Rignano Garganico, San Marco la Catola, San Paolo di Civitate, Sant’Agata di Puglia, Serracapriola, Stornarella, Vico del Gargano, Copertino, Trani) si provvederà con la manutenzione straordinaria in attesa di definire la copertura finanziaria per gli interventi di adeguamento e/o potenziamento. Nel caso di Ordona e Trani, i fuori limite sono riconducili ad una fase di avvio all’esercizio di nuove opere realizzate nell’ambito di interventi conclusi a fine 2017.

Tra i fattori che possono inficiare il processo depurativo degli impianti ci sono anche gli scarichi anomali (arrivi impropri di acque meteoriche, di vegetazione e di natura lattiero-casearia). Sono 44 gli impianti di depurazione soggetti a scarichi anomali: gli impianti maggiormente interessati dal fenomeno sono Carovigno (8 segnalazioni), Andria (7 segnalazioni), San Ferdinando e Cerignola (6 segnalazioni), Oria (5 segnalazioni), Gioia del Colle, Barletta, Bitonto e San Severo (4 segnalazioni).  Nel settore depurazione, l’attuale programmazione prevede 196 interventi infrastrutturali volti al miglioramento complessivo del comparto depurativo tra adeguamento, potenziamento della capacità di trattamento, abbattimento delle emissioni odorigene e rifunzionalizzazione dei recapiti finali. Di questi, 42 risultano ultimati, 23 in esecuzione e 131 in fase di progettazione.

L’incremento della copertura del servizio di fognatura e depurazione e il contestuale miglioramento dell’efficienza dei depuratori sta comportando un progressivo incremento della produzione dei fanghi di depurazione, che ha subito un forte trend di crescita tra il 2012 (circa 192 mila tonnellate di fango tal quale prodotto) e il 2018 (circa 218.200 tonnellate di fango tal quale prodotto). Nel 2018, i quantitativi di fango di depurazione prodotti sono stati così conferiti: il 16% direttamente in agricoltura, il 47% in impianti di compostaggio fuori regione, il 5% in impianti di compostaggio all’interno del territorio pugliese e il 32% in discarica. In base alle ultime stime, a regime, la produzione di fanghi dovrebbe attestarsi su un valore di circa 380mila tonnellate/anno. La progressiva riduzione delle superfici disponibili al riutilizzo in agricoltura e la ridotta disponibilità degli impianti di compostaggio regionali ad accettare il fango prodotto dai depuratori, ha indotto Acquedotto pugliese (dal 2014 in poi) a portare il fango fuori regione e in discarica.  Nel Piano Regionale per la gestione dei rifiuti urbani, la Regione Puglia ha adottato una strategia volta a ridurre la produzione, sostenere il recupero (in particolare il riuso agronomico) e ridurre lo smaltimento in discarica dei fanghi di depurazione, entro i limiti previsti dalle recenti indicazioni dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico. In linea con il primo dei suddetti obiettivi, nell’ambito della programmazione in essere, è stato approvato un intervento di manutenzione straordinaria per la fornitura di 60 stazioni di disidratazione meccanica, attraverso il quale il Gestore ha stimato di poter ottenere una riduzione fino al 30% del fango da conferire al recapito finale. 

Negli ultimi anni, la Regione Puglia ha messo in campo numerose iniziative finalizzate ad incentivare il riuso delle acque reflue in agricoltura, finanziando 32 interventi sugli impianti di: Carovigno, San Pancrazio Salentino, Acquaviva, Cassano delle Murge,  Fasano, Sammichele di Bari,  Gioia del Colle, Barletta, Castellaneta, Castellana Grotte, Santa Cesarea Terme, Trani, Bisceglie, Pulsano, Faggiano, Conversano, Corato, Tricase, Zapponeta, Corsano, Ugento, San Donaci, Gravina di Puglia, Martina Franca, Molfetta, Ruvo-Terlizzi, Palagiano, Massafra, Sternatia-Zollino, Manfredonia, Margherita di Savoia e Taurisano.

In Puglia, nel 2018, sono 9 impianti (Acquaviva delle Fonti, Casarano, Corsano, Gallipoli, Ostuni, Fasano, Noci, San Pancrazio Salentino e Trinitapoli) che restituiscono un refluo idoneo al riutilizzo. Nello specifico, è stata riutilizzata l’acqua affinata presso gli impianti di Corsano (volume riutilizzato 2018, 168.005 mc/anno), Gallipoli (volume riutilizzato 2018, 104.757 mc/anno), Ostuni (volume riutilizzato 2018, 36.366 mc/anno), e Fasano. Il Lago Milecchia viene alimentato con le acque affinate a Noci, mentre il sistema integrato di affinamento e riuso di Acquaviva delle Fonti è partito a maggio 2017. A San Pancrazio Salentino e a Trinitapoli, l’acqua, seppur affinata, non viene ancora distribuita in attesa dell’esecuzione dei lavori sulla rete irrigua, di competenza dei Consorzi di bonifica.  Dei 27 agglomerati originariamente interessati dalla procedura di infrazione ai danni dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane, 21 risultano conformi e sono in corso le procedure per l’esclusione dall’infrazione. Per i restanti 6, che ad oggi non sono ancora conformi o perché sottodimensionati o per superamento dei limiti allo scarico (Andria, Ascoli Satriano, Bari, Castrignano del Capo, San Severo e Volturino), sono previsti, ovvero sono in corso, interventi di adeguamento/potenziamento che consentiranno di conseguire la conformità alla direttiva secondo la seguente scansione temporale: Andria e Bari nel 2020; Castrignano del Capo nel 2021; Volturino nel 2022; Ascoli Satriano e San Severo nel 2023.

Con riferimento alla precedente procedura di infrazione i 3 agglomerati oggetto di condanne della Corte di Giustizia Europea in materia di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue sono Casamassima, Porto Cesareo e Taviano. Allo stato attuale si prevede che le criticità relative agli agglomerati di Casamassima e Porto Cesareo, per una quota parte del carico generato, saranno risolte entro il 2019, mentre per l’agglomerato di Taviano, a seguito del dissequestro delle aree di cantiere del 27 giugno 2018, sono in corso le attività per il completamento della rete fognaria. Tra i fattori inquinanti, troppo spesso sottovalutati, c’è anche il corretto smaltimento degli oli esausti. Ecco perché anche quest’anno il Conou, il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati, affianca, in qualità di partner principale, le campagne estive di Goletta Verde e di Goletta dei Laghi di Legambiente. Da oltre 35 anni il consorzio è il punto di riferimento italiano per la raccolta e l’avvio a riciclo degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale. Nel 2018, in Puglia, il consorzio ha proceduto alla raccolta di 8.560 tonnellate di olio minerale usato.

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