"Non sono un cervello in fuga e il Salento mi manca": l'astrofisica Protopapa si racconta

La ricercatrice, omaggiata in Provincia, ha chiesto all'Italia di dare un futuro ai giovani. "Vivo giorno per giorno, ma il mio Paese mi ha dato tanto e prima o poi tornerò"

In foto: il presidente Minerva e la ricercatrice Protopapa

LECCE - “Desidererei che l’Italia investisse sulle generazioni del futuro affinché i giovani non debbano soffrire la nostalgia della terra lontana. Keep exploring”: è questo il messaggio di orgoglio e speranza scritto da Silvia Protopapa sul “Libro d’onore” della Provincia di Lecce.

La ricercatrice salentina, astrofisica di fama internazionale, è stata la prima personalità di spicco a lasciare un saluto sui fogli bianchi del libro di proprietà dell’ente. La cerimonia si è tenuta questa mattina presso Palazzo Adorno e il presidente, Stefano Minerva, ha colto l’occasione per ribadire la soddisfazione per il contributo che la studiosa galatinese sta offrendo alla ricerca internazionale.

Il nome del Salento “vola” alto grazie alla scienziata che si è detta “onorata” e grata per l’accoglienza calorosa che ha ricevuto in questi giorni in cui è stata omaggiata e premiata anche da UniSalento.

La 37enne, a dispetto della sua giovane età, ha alle spalle numerose esperienze internazionali di peso. Dopo la laurea conseguita presso il dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università del Salento, ha lasciato l’Italia nel 2006.  Ha conseguito il dottorato di ricerca in Germania, presso il Max Planck Institute, perfezionando gli studi sul sistema solare. Dal 2009 risiede negli Stati Uniti dove lavora ricercatrice presso il dipartimento di Studi spaziali del prestigioso Istituto di Ricerca in Boulder dello Stato del Colorado.

Lecceprima.it ha colto l’occasione della cerimonia istituzionale che si è svolta questa mattina per intervistarla. Di seguito riportiamo il testo integrale.

La decisione di lasciare l’Italia è stata una scelta obbligata?

Non direi: non è questo il classico caso del cervello in fuga. Anzi. Non vorrei lanciare un messaggio sbagliato perché l’Italia offre un contributo importale e di peso nelle missioni spaziali, come nel caso della missione Rosetta, sviluppata dall’Agenzia Spaziale Europea che ha studiato la cometa 67P. Il mio obiettivo era quello di tornare in Italia dopo i 3 anni di dottorato ma la vita mi ha riservato altre entusiasmanti sorprese.

Sono partita per il desiderio di aprire gli orizzonti, confrontarmi con nuove realtà, venire in contatto con culture diverse e lavorare in un contesto internazionale. Da giovane ricercatrice, volevo capire se fossi sulla strada giusta o meno.

Come te la cavi con la nostalgia per il Salento?

Non me la cavo bene. La mancanza che provo è forte e non solo per i paesaggi straordinari di questa terra, ma anche per il calore umano dei salentini, che non si trova ovunque. Esiste in me il desiderio di tornare in Italia, ma non lo considero un obiettivo a breve termine. Sono abituata ad affrontare la vita giorno per giorno.

Come stai gestendo quest’improvvisa popolarità?

È tutto strano, non mi aspettavo questo grande entusiasmo intorno a me. Ciò che apprezzo moltissimo è l’ardore dei giovani che mi approcciano chiedendo informazioni e consigli sul futuro, questo mi inorgoglisce e spero di poter aiutare i ragazzi ad intraprendere una carriera come la mia.

Una domanda d’attualità doverosa: quali sono le tue impressioni riguardo alla foto del buco nero?

La foto non attiene al mio campo di ricerca, le mie impressioni sono dunque dettate dal mio amore per la scienza in generale. Lo scatto a mio avviso rappresenta un passo in avanti nella ricerca, trattandosi della prima vera foto di un buco nero, che apre nuovi orizzonti.

Come e quando è nata la tua passione per l’astrofisica?

Non ero una bambina amante del cielo e delle stelle, però mi sono appassionata allo studio della matematica ed alla fisica durante gli anni in cui ho frequentato il liceo scientifico A. Vallone di Galatina.

Questa scelta professionale è stata il risultato di tanti stimoli ricevuti innanzitutto dai miei bravissimi professori delle scuole superiori che mi hanno messa nelle condizioni di vedere questa materia come un gioco. Ho subito anche l’influenza di mio cognato, Francesco De Paolis che è un astrofisico, professore presso il dipartimento di Fisica. Lui lavora nel campo dei buchi neri e mi ha sempre parlato ampiamente delle sue ricerche.

Il tuo piano B nella vita quale sarebbe stato?

Non ho avuto modo di pensare ad un’alternativa perché non ce n’è stato bisogno. Però ho sempre pensato, semplicemente, di provarci, buttandomi a capofitto. “Se ci riesco" bene, mi impegnerò per avere successo, sennò farò altro”. Ho fatto compilato una sola domanda di dottorato, in una sola università, e sono entrata al primo colpo. 

Biografia:

Silvia Protopapa ha lavorato presso rinomati Istituti di Ricerca mondiali: dal Max Planck Institute for Solar System Research (Germania), al Department of Astronomy dell’Università del Maryland (USA) e dal 2018, come Principal Scientist al Department of Space Studies del Southwest Research Institute, Boulder (Colorado).  Affermata astrofisica a livello internazionale, Silvia Protopapa è attualmente principale ricercatrice presso il dipartimento di Studi spaziali del prestigioso Istituto di Ricerca in Boulder nello Stato del Colorado (Usa), nonché co-Investigator della missione spaziale New Horizons Kuiper Belt Extended Mission della Nasa. La ricercatrice è stata anche parte integrante del team scientifico di una famosa missione. La navicella spaziale New Horizons, in viaggio da 13 anni, nel 2015 ha sorvolato il pianeta Plutone ed il primo gennaio 2019 ha sorvolato Ultima Thule, il corpo cosmico più lontano mai visto raggiunto da una sonda.

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Commenti (2)

  • Ne abbiamo tanto bisogno di astrofisiche!

  • Ancora complimenti Dottoressa.

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