Covid, Copertino tra i 3 centri in prima linea. Sindaca: “Non paragonateci a Codogno”

Il tempo di attrezzare i reparti con strumentazione e personale sanitario e i tre centri Covid del Salento saranno pronti: tra questi anche Copertino, chiuso interamente per l’igienizzazione, dopo i contagi partiti dal reparto di Medicina generale. Schito: Operativo lo sportello di supporto psicologico

L'ospedale di Copertino, preso un centro Covid.

COPERTINO – Un conto alla rovescia per l’apertura dei tre centri Covid nel Salento. Dopo Il Dea nel capoluogo salentino, sarà poi la volta di quello di San Cesario di Lecce e del “San Giuseppe da Copertino”. Il grande “disegno” sanitario regionale prevede infatti la riconversione immediata dei tre presidi sanitari per far fronte all’emergenza del momento, sulla scorta del modello adottato dai governanti cinesi. Quella in corso sarà una settimana decisiva poiché, questione di giorni e i centri dovrebbero essere pronti. Potenzialmente, già intorno alla giornata di giovedì, le strutture dotrebbero infatti risultare idonee. Pronte, in questi casi, significa igienizzate.  A quel punto si tratterà però di allestire le varie sale con strumentazione diagnostica e medica, farmaci, ventilatori e, ovviamente, personale medico.

Il nosocomio di Copertino, uno dei tre centri in prima linea nella lotta al virus, è stato completamente chiuso al pubblico nelle ultime ore. Dopo una prima, triste e forse evitabile fase, che ha visto un boom di casi di contagio diffondersi tra degenti e personale sanitario, tra le corsie e le stanze di Medicina generale, la Regione aveva disposto la chiusura del reparto. Poi, però, l’ente ha comunicato l’immediata chiusura di tutto l’ospedale, per procedere con igienizzazione e trasformazione dello stesso: diverrà, appunto, un centro Covid.

Una decisione partita dall’ente e che segue (temporalmente e non per un fattodi cause-effetto) al primo esposto presentato presso la Procura della Repubblica di Lecce dai famigliari di una delle prime vittime del Coronavirus: una donna di 74 anni, ricoverata proprio al “San Giuseppe da Copertino” e poi trasferita a Lecce per via della positività al virus, contratto presumibilmente nelle stanze d’ospedale. L’escalation dei casi partiti dal nosocomio copertinese, che ha poi inevitabilmente costretto alla quarantena i famigliari di medici, infermieri e degli stessi pazienti, ha insinuato il sospetto di una gestione che, con ogni probabilità, la si sarebbe potuta condurre con maggiore tempestività e precauzione. In tanti, nei giorni scorsi, davanti all’aumento dei casi di positività, hanno tacciato Copertino come la "Codogno del Tacco d’Italia". Ne abbiamo parlato direttamente con Sandrina Schito, prima cittadina copertinese da quasi sei anni e, attualmente, al suo secondo mandato.85047762_2610727925877844_2555337925726306304_n-2

Sindaca, l’ospedale “San Giuseppe da Copertino”, ora chiuso completamente, riaprirà a breve divenendo uno dei centri Covid della provincia: che cosa sta accadeno in queste ore?

“Dopo la chiusura, dapprima del reparto di Medicina generale, è stata disposta anche quella dell’intera struttura per le attività di bonifica e successiva riapertura al pubblico come centro Covid-19. L’ultimo paziente del nosocomio è stato trasferito nelle scorse ore al “Sacro Cuore di Gesù” di Gallipoli. Il blocco riguarderà per i prossimi giorni i ricoveri e le attività ambulatoriali. Ma resterà attivo un punto di pronto intervento, per accogliere i cittadini con particolari sintomatologie e smistarli in altri presidi sanitari della provincia. Si sta procedendo con la sanificazione dell’intera area ospedaliera, ma a breve ci sarà il riavvio di tutte le attività assistenziali”.

Si può parlare di un vero caso “Copertino”, simile a quello di Codogno?

“La situazione desta preoccupazione sia per la salute dei miei concittadini, sia per quella dei sanitari al lavoro. Non paragonerei però due situazioni differenti perché ogni storia è a sé, né conosco nel dettaglio la situazione di Codogno. A oggi, confrontandomi costantemente con i dirigenti della Asl di Lecce, nessuno di loro ha sostenuto una similitudine con quanto accaduto nella cittadina lombarda. Mi attengo perciò ai dati ufficiali: sedici pazienti positivi sulla quarantina di contagiati nel Salento sono un fatto. Stanno a indicare che, a Copertino, vi è la  la maggior parte dei casi di positività. Va dunque affermato che Copertino, nell’ambito del territorio salentino, rappresenta un’area di maggiore vulnerabilità sulla quale deve essere destinata la massima attenzione. Ma siamo anche consapevoli che il nostro ospedale è stato chiuso per essere riconvertito in uno dei centri Covid, come ha deciso la Regione Puglia. La priorità, intanto, è la salute pubblica, poi ogni valutazione di merito sarà eseguita in un secondo momento. I medici hanno lavorato senza sosta, molti di loro senza misure precauzionali e in tanti sono finiti in quarantena. I tamponi, del resto, vengono effettuati solo in presenza di sintomi e nei casi asintomatici, invece, non vengono eseguiti. Chiaramente, la categoria esposta risulta essere quella degli operatori della sanità, purtroppo. Chiedo pertanto a gran voce la garanzia della loro sicurezza: per gli ammalati, per i medici, per gli infermieri e per gli oss”.

Che cosa è accaduto che cosa non ha funzionato? Si può parlare di una gestione discutibile?

“Non me la sento di stigmatizzare quanto accaduto, né di parlare di una cattiva gestione. Intanto le persone ricoverate - prima ancora di occuparci del clamore delle modalità di gestione - devono essere curate. Se vengono ricoverate e non presentano sintomi pregressi, o non comunicano particolari sintomatologie ai medici, non è poi pensabile attribuire responsabilità al personale sanitario. Quest’ultimo deve essere messo nelle condizioni di lavorare con serenità e in sicurezza. Se ci sono responsabilità, lo diranno successivamente le autorità sanitarie preposte. Intanto, però, in una sorta di trincea abbiamo medici e infermieri che stanno lavorando per noi. Non basta più dirlo con un post su Facebook: bisogna supportarli concretamente”.

Come si sta comportando la comunità, davanti a un elevato numero di casi che ha interessato la cittadina?

“La maggior parte dei miei concittadini sta rispettando le direttive, fatta eccezione per alcuni casi. Ieri, ad esempio, le strade di Copertino erano spettrali: nessuno ha ceduto alla tentazione della fuga domenicale. Le criticità, semmai, possono essere registrate all’interno dei supermercati e di certo non per il comportamento dei commercianti: loro si attengono scrupolosamente alla serie di suggerimenti. Forse sono i cittadini, a volte, a creare la calca più per un bisogno di uscire… Intanto, però, assistiamo a una grande solidarietà nella comunità. Un biologo nutrizionista che ha uno studio a Copertino, per esempio, ha preparato e fornito ai cittadini una dieta per restare in forma ai tempi del Coronavirus. Ma non solo. Anche sotto il coordinamento del Centro operativo comunale e dei volontari della protezione civile, tanti esercenti hanno messo a disposizione la consegna a domicilio di farmaci, alimenti e persino articoli di cancelleria, detersivi, senza spese aggiuntive. Le parrocchie ci stanno dando una grande mano: la rete dei parroci è preziosa in questo momento per condividere strategie. Loro sono da sempre il punto strategico di osservazione della cittadinanza: conoscono le vulnerabilità delle famiglie”.

Che cosa può fare un amministratore in questa emergenza?

“Questo è proprio uno degli aspetti che sto seguendo direttamente. Come amministrazione comunale, abbiamo messo in campo comunicazione e prevenzione: un’auto che gira per illustrare due volte al giorno gli obblighi del decreto da osservare, per cominciare. Abbiamo inoltre sanificato il territorio e passeremo per una nuova disinfestazione. Anche se c’è da dire che il vettore del virus non sono le cose, gli oggetti, ma le persone. Intanto stiamo supportando anche la polizia locale e i carabinieri della tenenza che, lavorando incessantemente, stanno effettuando controlli sui trasgressori. Già attivo uno sportello di supporto psicologico, durante il periodo dell’emergenza quarantena, grazie all’adesione di cinque professionisti del posto che, a titolo gratuito, hanno messo a disposizione delle consulenze su prenotazione telefonica. Noi abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità. Intanto, ci rendiamo conto che resta forte la preoccupazione da parte dei commercianti. Aspettiamo di capire con precisione che cosa comporterà il pacchetto di aiuti e le misure del Governo. Restano attive e continue le interlocuzioni con  i dirigenti della sanità locale e con i medici di base di Copertino. La retta dell’asilo nido l’abbiamo già sospesa per il mese di marzo. Posticiperemo tasse e altre la rateizzeremo, per non ingenerare ulteriori ansie. In quella che io chiamo una bolla, ci siamo tutti. E questo senso di incertezza ci spinge a guardare più da vicino e più concretamente la realtà. Forse stavamo bene prima e non ce ne eravamo resi conto”.

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