"Poche poliziotte e carriere come un miraggio": sopralluogo al carcere di Cgil

Sono solo 82 le donne, su un totale di 578 agenti della polizia penitenziaria. I sindacalisti chiedono assunzioni per ristabilire la parità di genere e progressioni di carriera

In foto: i sindacalisti in visita al carcere di Lecce

LECCE – Il bilancio sulla condizione del lavoro femminile nella Casa circondiarale di Lecce, tracciato oggi dalla Funzione pubblica di Cgil, non è roseo. Le poliziotte nel carcere del capoluogo sono poche, così come avviene in quasi tutti i penitenziari d'Italia, e faticano a fare carriera.

La premessa per risolvere i numerosi problemi è, secondo i sindacalisti, quella di una rivoluzione culturale dai piani alti fin dentro le celle, laddove predomina una mentalità fortemente maschilista.

I numeri danno loro ragione: sono impiegati, complessivamente, 578 agenti di cui solo 82 donne. Una percentuale decisamente bassa.

“In questi giorni siamo impegnati con un tour, a livello nazionale, tra i penitenziari per  verificare le condizioni del lavoro femminile – spiega Stefano Branchi, Fp - Cgil Polizia penitenziaria -. Sappiamo, infatti, che esistono delle condizioni di difficoltà soprattutto per le mamme con figli piccoli, talvolta costrette a sobbarcarsi anche i turni serali e a mettere in secondo piano le esigenze della famiglia perché il personale in servizio è scarso”.

Il secondo nodo da sciogliere, a suo dire, è proprio quello delle assunzioni: le donne scarseggiano e risulta faticosa anche la progressione nella carriera. “Facciamo un esempio, per intenderci – aggiunge Branchi -: se l'amministrazione bandisce un concorso da ispettore, su mille persone 800 candidati sono uomini e solo 200 sono donne. Anche i concorsi dovrebbero quindi rispettare la proporzione del 50 percento”.

Il segretario ha visitato il carcere di borgo San Nicola insieme ai colleghi Luigi Martina, delegato Rsu e Filomena Rota, responsabile del coordinamento donne della Fp-Cgil.

Lo scopo è quello di raccogliere un quantitativo di informazioni sufficiente a presentare al governo una proposta alternativa per cambiare la legge sulle assunzioni, ristabilendo la parità di genere nel corpo della polizia penitenziaria.

“Grazie al sistema di vigilanza dinamica gli agenti potranno vigilare le sezioni dall'esterno, senza entrarvi: in questo modo sarà  più semplice salvaguardare l'incolumità dei poliziotti, comprese le donne. Peccato solo che questo sistema non sia stato ancora applicato in toto”, commenta Braghi che suggerisce un cambio di mentalità per superare, definitivamente, i vecchi pregiudizi sessisti.

“Serve un cambio di passo culturale in una prospettiva europea: la donna è, e deve essere considerata una lavoratrice a tutti gli effetti”, conclude il referente Fp Cgil.

"Visiteremo il penitenziario di Lecce per contrastare quel retaggio maschilista che sopravvive in tutti gli istituti – aggiunge Filomena Rota -. Dobbiamo far capire ai dirigenti dell'amministrazione carceraria che donne e uomini devono aver un ruolo equivalente. Chiediamo di aumentare le assunzioni, che sono ferme addirittura al 5 percento, e la possibilità di accedere ai vari concorsi pubblici”.

“Le condizioni di lavoro nel carcere di Lecce non sono disastrose, sebbene vi sia una donna madre detenuta e i poliziotti non siano attrezzati per fronteggiare una situazione simile – prosegue Rota -. Nelle carceri abbiamo rilevato diversi problemi, come la mancanza di servizi igienici separati, per uomini e donne, e la mancanza di psicologi in grado di supportare gli agenti, specialmente in considerazione dei recenti suicidi che si sono verificati tra i lavoratori del comparto. In alcuni istituti manca persino il medico del lavoro”.

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