Moria di conigli sull'Isola Grande: accertata all'origine una forma virale

E’ stata la “malattia virale emorragica”, di ceppo francese, a provocare la morte di decine di esemplari. L'appello del sindaco Albano: "Non introduceteli"

PORTO CESAREO – E’ stata la “malattia virale emorragica”, di ceppo francese, a provocare la morte di decine di conigli sull’Isola Grande, di fronte a Porto Cesareo. Scongiurata, dunque, l’ipotesi di un avvelenamento e confermato il sospetto che potesse esservi dietro un’epidemia.

E’ stato l'Istituto zooprofilattico di Puglia e Basilicata a comunicare al Servizio veterinario dell'Asl di Lecce il risultato. Nei giorni scorsi, in tanti avevano segnalato la moria degli animali, introdotti peraltro in maniera abusiva su quel pezzo di terra davanti alla cittadina jonica, noto proprio con il nome Isola dei Conigli.

A comunicare l’esito alla stampa, questa mattina, è stato il sindaco di Porto Cesareo che il 10 giugno scorso si era recato sull’isola con il responsabile dell'ufficio Ambiente del Comune e con il veterinario dell'Asl, Giovanni Madaro, per un campionamento. Lo stesso giorno, in via autonoma, c’era stato anche un sopralluogo delle guardie zoofile dell’Enpa di Lecce.

“La malattia, che non è contagiosa per l'uomo o altri animali – spiega il sindaco -, verosimilmente è stata introdotta da un coniglio portatore del virus che ha infettato gli altri conigli. Infatti – prosegue - questa può essere trasmessa solo agli individui della famiglia dei “leporidi” (conigli e lepri)”.Gli accertamenti, però, non sono terminati. Si resta in attesa, infatti, di conoscere anche l'esito degli esami tossicologici che, avvisa il primo cittadino, sono al momento in corso.

“Nel rispetto della fauna e della flora della nostra isola e soprattutto nel rispetto della biodiversità che, una volta alterata occorreranno anni per ripristinarsi, si scoraggia l'introduzione di conigli sull'omonima isola”, conclude il sindaco. Già, perché, fatti arrivare per folklore e come attrazione da ignoti, sul caso è aperta un’indagine del Nucleo tutela biodiversità dei carabinieri forestali di San Cataldo.   

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