Regina Pacis da abbattere? "Cali il sipario su quel luogo di dolore"

D'Agata ha raccolto le lamentele di alcuni turisti e ha rilanciato l'appello a eliminare la struttura: "Restituite alla collettività la visuale sul litorale"

In foto: il Regina Pacis a San Foca

SAN FOCA (Melendugno) – Il “Regina Pacis”, con la sua imponente struttura e il suo importante carico emotivo, è ancora lì a San Foca, ad allungare una pesante ombra sulla spiaggia. E a coprire una parte di visuale dell'arenile della marina di Melendugno.

Non che sia un belvedere. La struttura, ormai fatiscente, è considerata dai bagnanti un ingombro estetico. Per non parlare dei ricordi amari collegati al Regina Pacis che ha attraversato vicissitudini di ogni tipo.

Da colonia per l'accoglienza dei minori diventò un centro di permanenza temporanea per immigrati (un Cpt) diretto da don Cesare Lodeserto. Anni bui culminati in un vortice giudiziario a causa di reati che si sarebbero compiuti al suo interno, a danno dei migranti.

La struttura apparteneva alla Curia vescovile di Lecce, prima di essere venduta alla famiglia Semeraro, ex proprietaria dell'Unione sportiva Lecce che, a sua volta, la rimise sul mercato.

Quale destinazione d'uso è ora nel destino di quel fabbricato, inizialmente pensato per ospitare i soggetti fragili, non è dato saperlo. Pare tramontata, infatti, anche l'ipotesi di riconvertirlo a fini turistici, trasformando quell'inutile casermone in un resort di extra lusso.

Niente di fatto, almeno per ora. E il Regina Pacis è ancora piazzato lì, a mo di bersaglio per le lamentele di residenti e turisti.

Alcuni visitatori della marina di Melendugno avrebbero portato le loro rimostranze allo Sportello dei diritti di Lecce. Così, almeno, riferisce l'avvocato Giovanni D'Agata: “Chi percorre il litorale tra San Foca e Torre dell’Orso sulla costa non può notare la presenza ingombrante di quell’ecomostro considerato da tanti come un lager in rovina, il famigerato Regina Pacis che di “pacis” ha solo il nome”.

“Nei giorni scorsi, alcuni turisti ci hanno chiesto il perché della permanenza di quell’edificio fatiscente che tutt’oggi si staglia innanzi al Mar Adriatico senza un apparente motivo”, spiega il presidente dello Sportello che coglie l'occasione per rilanciare un vecchio appello.

“Abbattetelo, abbassate quella saracinesca che chiude la visuale sul mare in un tratto di costa ameno, ma anche il ricordo di quel luogo di tanta sofferenza e dolore”.

“Alla luce dell'inerzia delle amministrazioni e dei privati coinvolti, rilanciamo quell’appello per far tornare a disposizione della collettività quella porzione di litorale salentino, e per far rimuovere per sempre quell’ecomostro che tanto dolore e tragedie umane ci ricorda con la sua sola inesorabile ed orribile presenza”, ha concluso D'Agata.  
 

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